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Scarpe e sassolini

“Alessandro Rozza, membro dell’assemblea di gestione del Leoncavallo, non esita a chiamarlo ‘san Pisapia’.
Al sindaco gli attivisti del centro sociale di via Watteau chiedono di metterli in regola il prima possibile. (…) Rozza e compagni auspicano che si faccia presto. Anche e soprattutto per  poter continuare a svolgere le attività che da tempo hanno sede al Leonka e per poterne svolgere di nuove.
Dai corsi di italiano per migranti ai corsi di informatica, passando per gli orti di quartiere, l’installazione di pannelli solari nel capannone di via Watteau e l’apertura di una biblioteca ad uso della zona: attività e progetti inseriti nel ‘Piano per la città’ presentato ieri. Attività e progetti per i quali servono fondi, che arrivino dalle istituzioni o dai bandi indetti, più in generale, da enti pubblici.
Bandi ai quali oggi il Leonka non può partecipare perché è uno spazio occupato.
(…) dice Rozza, sostenuto da Daniele Farina di SEL: (…) Auspichiamo che san Pisapia ci regolarizzi in fretta”.
(da: IL GIORNO, Cronaca di Milano, del 14 marzo 2012, p.7).

San Precario, san Pisapia…
C’è ancora qualcuno che nutre dubbi sul fatto che il Leoncavallo, “fucina di rivoluzionari, di trasgressori, di ribelli, di emarginati, di potenziali e di reali rivoluzionari, di antifascisti, di lottatori sociali, ecc.”, in realtà è ormai solo e soltanto, pateticamente, un Oratorio?
Laico, forse, ma Oratorio…

Eugenio Colombo