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Il supercretino? Note su un

La prima idea – lo confessiamo – è stata quella di inserire le note che state leggendo nella rubrica Vieni avanti, cretino! Ma poi ci siamo resi conto che si trattava piuttosto di un Super, di un Supercretino. E sicuramente stiamo utilizzando un eufemismo…
Sì, perché, oggi, a meritare la nostra attenzione è il dott. Guido Salvini, fin dagli anni Ottanta dapprima giudice istruttore e successivamente giudice (farebbe più chic dire GIP) presso il Tribunale di Milano. Dove si è distinto, fra l’altro, per aver “emesso l’ordinanza di custodia cautelare nei confronti degli appartenenti al Partito Comunista Politico-Militare che avevano ricostituito cellule a Milano e in Veneto”. Per aver cioè, più prosaicamente, “sbattuto in galera” un gruppo di compagni colpevoli soltanto di logorrea e di eccessive libagioni.
Salvini, come tutti i giudici-compagni, si è fatto le ossa con indagini a 360 gradi, vale a dire a colpi di repressione “a destra e a manca”, giusto per dar prova di essere “equidistante”, “obiettivo” ed “al di sopra delle parti”. Nel suo curriculum le inchieste sulla colonna milanese delle Brigate Rosse, di Prima Linea e dell’Autonomia Operaia, nonché quelle sui N.A.R. di estrema destra e sui militanti di Avanguardia Operaia responsabili dell’eliminazione del “camerata del cuore” dell’attuale Ministro Larussa, quel Sergio Ramelli (che riposi in pace e per sempre, soprattutto per sempre) che aveva intrapreso con le migliori referenze la carriera del picchiatore e del potenziale assassino fascista.
Tutto il necessario, dunque, per diventare una sorta di punto di riferimento del Leoncavallo e degli anarchici (?) del Ponte della Ghisolfa. Che non mancano mai di invitarlo alle conferenze da loro organizzate sul terrorismo, sulla criminalità e sulle “deviazioni dei servizi segreti”. Sì, perché, il Nostro, si è occupato anche di Gladio e della strage di Piazza Fontana, dando prova, sia in un caso che nell’altro, di assoluta incapacità professionale, visto che, in galera, per quei delitti da ergastolo, non c’è neanche “un cane” (non è un modo di dire!). Quando invece, di compagni, per “reati” infinitamente di minor gravità, sono strapiene le celle…
Di servizi segreti, a dire il vero, Salvini è un esperto, essendosi occupato, dopo i casi di criminalità economico-finanziaria (Parmalat ed EniPower), del sequestro ed uccisione del finanziere dell’Opus Dei Roveraro e del “fondamentalismo islamico”, dello scandalo Telecom-SISMI. Dove lo trovate un magistrato-compagno più ammirevole, serio ed affidabile, dopo referenze del genere? Oltre che al Leoncavallo ed al Ponte della Ghisolfa, lo trovate sulle pagine di EPOLIS, un quotidiano della free press, cioè gratuito. Ed in particolare lo potevate trovare su EPOLIS  del 12 gennaio scorso.
A tentare di rifilarci menzogne e falsi del genere: “…Israele si difende non tanto dai palestinesi quanto del cinico uso che ne fa Hamas. Il gruppo fondamentalista dopo aver liquidato a Gaza con violenze ed uccisioni i moderati di Abu Mazen, poiché nella mentalità totalitaria gli sconfitti non vanno all’opposizione ma in carcere o al cimitero, ha lanciato i suoi attacchi contro i civili israeliani certo non per errore ma in consonanza con il suo statuto che prevede che ‘l’entità sionista’ sia distrutta e suoi abitanti uccisi o buttati a mare (…). Israele nonostante le durezze nelle trattative di questi anni vuole solo continuare ad esistere come Stato, diritto condiviso dall’ONU e che da 60 anni appartiene ormai alla realtà di questa regione…”.
Stupefacente (nel senso etimologico del termine)! Questa serie incredibile e scandalosa di farneticazioni che neanche un sionista ubriaco fradicio permetterebbe non di dire, ma neanche di pensare solleva una serie di problemi.
Uno dei quali rimanda, come ci suggerisce un nostro abituale lettore, alle dichiarazioni rese a suo tempo da Berlusconi sulle condizioni di salute dei “magistrati dalla toga rossa”. C’è da domandarsi: uno così, uno che acquisisce, fa proprie e diffonde pubblicamente menzogne e falsi degni di Bush e della cricca sionista è in grado di valutare l’oggettività, dunque la verità, degli elementi, dei fatti, delle prove che raccoglie ed esamina nell’esercizio della propria professione? Uno così è in grado di distinguere il vero dal falso? È capace di sentire l’esigenza, morale prima ancora che politica o professionale, di verificare i fatti di cui viene a conoscenza?
Non dovrebbe essere uno dei requisiti per così dire “connaturati” all’esercizio della funzione di giudice quella di avere sempre ed in ogni circostanza la realtà come punto di riferimento? Uno così, per farla breve, è in grado di “amministrare la giustizia”? Con quale diritto uno così stabilisce che qualcuno deve stare in galera?

di Luca Ariano

A questo punto, forse con colpevole ritardo, ricordiamo l’obiezione del compagno-compagno, quello che il marxismo lo snocciola con la stessa facilità con cui un etilista svuota i bottiglioni di vino: “ma non lo sapevi che i magistrati-rossi sono anche peggio degli altri?!”. E’ vero, lo sapevamo. In realtà, le sortite di Salvini non ci sorprendono affatto.
Perché noi non frequentiamo il Leoncavallo; e nemmeno il Ponte della Ghisolfa. Perché non consideriamo “compagni” tutti quelli che sono considerati tali. Perché non ci siamo mai identificati con una “Sinistra” fatta di spie, di pentiti, di informatori, di opportunisti, di provocatori… Perché consideriamo il concetto di partito e di classe operaia come qualcosa buona solo per la neonata setta dei Testimoni di Ge(n)ova. E soprattutto perché, da piccoli, non abbiamo mai giocato “a guardie e ladri” desiderando, più o meno inconsciamente, a dispetto delle scelte dei compagni di gioco, di stare dalla parte delle guardie…