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Buone notizie (ogni tanto)

Il giornalismo è un inferno, un abisso di iniquità, di menzogne, di tradimenti, che non si può traversare e dal quale non si può uscire puri a meno di essere protetti, come Dante, dal divino alloro di Virgilio”.
Honoré de Balzac

Le buone notizie sono un po’ come le vittorie dell’Inter: sono poche, molto poche, ma ci sono.
Basta andarle a cercare.
Una delle ultime (ci auguriamo solo in ordine di tempo) riguarda una ”vecchia conoscenza” dei lettori de IL BUIO: Guido Olimpio, il pennivendolo che utilizza, fra l’altro, le colonne del già piduista Corriere della Sera per diffondere calunnie e menzogne con la stessa naturalezza e prodigalità con cui Bersani colleziona sconfitte.
In un articolo pubblicato sul fogliaccio milanese nell’ormai remoto 20 ottobre 1997, il pennivendolo Guido Olimpio scriveva che due banchieri di Lugano, ma residenti a Campione, finanziavano il “terrorismo internazionale”. A conclusione di un lungo iter giudiziario, la Corte di Appello di Milano ha condannato il pennivendolo a versare ai due banchieri vittime delle sue menzogne 120.000 mila euro.
E ciò perché è stata accertata la natura calunniosa delle presunte “rivelazioni” di questo spregevole individuo, non nuovo, per la verità, a fetide “imprese” del genere. Un solo esempio, fra i tanti possibili: il 31 agosto 2011, Olimpio ha pubblicato, sempre sul Corriere, un articolo in cui si sosteneva, sempre sulla base di una notizia falsa, che l’organizzazione rivoluzionaria anti-sionista Hezbollah stava preparando attentati contro obiettivi sionisti in America Latina utilizzando… Cuba ed il Venezuela come “basi” di appoggio!
A dar conto dello spessore da infame di professione del Nostro, c’è un particolare, assolutamente indicativo. Nel corso del processo, Olimpio (nomen omen, quanto a seraficità della napoletana “fetecchia”) ha cercato di difendersi producendo dei rapporti dei servizi segreti. Cosa che, affaire-Renato Farina a parte (l’allusione è allo spione decerebrato di Libero, condannato per aver, peraltro legittimamente, confuso la professione di giornalista con quella di spia) negli ambienti giornalistici viene considerata pubblicamente, ma solo pubblicamente, disdicevole.
In più, nel caso di cui ci occupiamo, c’è il fatto, accertato dal Tribunale nel 2003 e dalla Corte di Appello oggi, che Guido Olimpio ha falsamente affermato che i presunti dossier dei servizi segreti avevano una data anteriore al suo articolo: “Io ho letto questi dossier, e quindi ho pubblicato la notizia”. A parte lo scrupolo deontologico di verifica della notizia, per ammissione stessa del suo sprovveduto Autore risulta chiaramente che, Olimpio Guido, spia di professione e per vocazione, i dossier non li utilizza impropriamente: addirittura li costruisce, li “fabbrica”, per dirla nel gergo degli emuli di James Bond!
Ah, prima di chiudere.
E’ di sicuro superfluo (?) ricordare che Guido Olimpio è sì un pennivendolo del Corrierone, ma anche un assiduo collaboratore di… Radio Popolare, l’emittente che ha a proprio libro-paga fior fiore di agenti provocatori come Lorenzo Cremonesi (un altro spione filo-sionista ottenuto in prestito anche in questo caso dal Corriere, già sequestrato dai partigiani palestinesi come rappresaglia per il suo sostegno alla politica genocida dell’entità sionista) e, ultimo solo in ordine di tempo, Farid Adly, uno dei boia de colonnello Gheddafi e dei più accaniti (ed ottusi) sostenitori dell’aggressione imperialista al popolo libico.
Eppure, nella pseudo “Sinistra” meneghina e non, sono ancora molti, gli ascoltatori di Radio Popolare. Alcuni di loro non nascondo di essere “delusi” dalla “politica di informazione dell’emittente”; altri giustificano i loro “attaccamento” alla radio non solo con ragioni storiche e di generazione ma anche con la ridicola motivazione che, “comunque sia, Radio Popolare da informazioni che non è possibile trovare altrove”.
In forma caricaturale, è lo stesso tipo di idiozia che ha tenuto e tiene legati al PCI prima ed alla sua diaspora poi i militanti convinti che, “in ogni caso, al di là di tutto”, nel PCI prima e nelle sue emanazioni catacombali poi, “c’è comunque la classe operaia”.
Si è visto com’è andata a finire (e, soprattutto, dove sono andati a finire i sostenitori di questa fesseria operista da centro sociale). Non si accettano scommesse su come andrà a finire, e non solo per Radio Popolare, in quest’ultimo caso: troppo facile vincere, anche perché non si tratta dell’Inter.

Eugenio Colombo