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Lettera alla redazione

Riceviamo una missiva da una lettrice del sito che ieri era presente al C.S.A. Vittoria  di Milano per un’assemblea pubblica sulla Palestina e che ci prega di pubblicarla celermente.

Ieri sera, al Vittoria, si è svolta un’assemblea pubblica. Originariamente dedicata alle iniziative in sostegno della Palestina – quindi alla manifestazione nazionale di Roma sabato prossimo e al corteo contro il convegno sionista al Piccolo Teatro di lunedì scorso – l’assemblea si è incredibilmente  trasformata in un processo ad alcuni compagni presenti. Questi compagni – tra cui M. M., l’unico ad essersi apertamente dichiarato “colpevole” – sono stati apostrofati con un ampio ventaglio di insulti, che andavano dal “non siete dei compagni” fino al più immediato “fascisti”. Questi compagni, a detta di chi ha sollevato la questione, non sarebbero degni di partecipare alle manifestazioni organizzate. Perché? Perché durante il corteo di lunedì scorso, in Cairoli, nel pieno degli scontri con la polizia – quindi sotto una scarica di manganellate ricevute a capo scoperto – questi “non-compagni” avrebbero insultato i poliziotti chiamandoli “figli di puttana”, e via dicendo. Insulti sessisti. Quindi machisti. Quindi indegni di chiunque si definisca compagno.
Io sono una donna, e trovo che la serata di ieri sia stata nell’ordine grottesca, ridicola, vergognosa.

Grottesca, perché si è parlato di machismo, femminismo e violenza sulle donne per quasi tutta l’assemblea tralasciando il ben “meno” urgente problema del genocidio in corso a Gaza. Evidentemente, basta la parola “puttana” perché l’argomento Palestina non sia più all’ordine del giorno. Ne tengano conto gli sbirri per il prossimo corteo.

Ridicola, perché ho visto compagne e compagni mettere la propria “sensibilità” (e non discuto il merito della questione, sia chiaro. Siamo tutti d’accordo che sarebbe il massimo riuscire a comporre diversamente i propri insulti sotto le manganellate, per quanto difficile sia) davanti alla necessità di lottare uniti contro gli assassini del popolo palestinese. Evidentemente, le donne massacrate sotto le bombe israeliane hanno una “sensibilità” meno sviluppata di quella delle compagne che ieri si sono scagliate contro altri compagni: chissà, forse la violenza del mitragliatore di un soldato di Tsahal è più sopportabile di quella che si nasconde dietro la parola “puttana”.
Vergognosa, perché in concreto gli insulti sono stati tutti diretti ad un’unica persona: il M., appunto. A lui è stato dato allegramente del “fascista”. Addirittura, è stato minacciato l’uso della violenza, nel caso nuovamente ci si rivolga con epiteti machisti alla polizia che sta manganellando. Ma perché allora, se la questione è così centrale, non si è proceduto ieri ad allontanare questi “sessisti”? Perché solo minacce? Forse perché si trattava della solita pantomima o perché nessuno credeva fino in fondo alle sconcezze che sono state pronunciate.
Un processo ad un compagno che in corteo c’era, che era in prima linea sotto i manganelli. Violenza, dunque; non contro la polizia che ha caricato in largo Cairoli, ma contro un compagno che resisteva alla carica.
Ripeto: sono una donna e non discuto del merito della questione. Siamo tutti d’accordo. Ma ci sono problemi molto, molto più urgenti. Violenze davvero insopportabili. Che fanno apparire la serata di ieri come un ridicolo teatrino. Uno dei teatrini che hanno portato il movimento alle disastrate condizioni in cui si trova.
L’obiettivo è lottare contro lo Stato che vuole sterminare il popolo palestinese. Tutti insieme. Tutti i compagni, compresi quelli non “politically correct”. Insieme agli arabi che già hanno riempito le piazze mediorientali, che sono stati picchiati e arrestati dalla loro polizia, forse peggiore di quella italiana. Arabi che dubito abbiano, tutti, il pedigree del “vero compagno” come lo intendono le persone che ieri sera sputavano sentenze. Arabi che addirittura fanno della religione uno dei loro punti fermi. E allora che facciamo, prima di farli entrare in corteo gli diciamo “niente-insulti-sessisti-sennò-sono-sberle”? Dubito che in questo modo si vada lontano. Non oltre la saletta del Vittoria.