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Gli altri costi della crisi

Il generale Giuseppe Bernardis è il capo di stato maggiore delle nostre forze aeree.
Non ha nascosto il suo orgoglio di servo al soldo dell’imperialismo Israeliano quando, di recente, ha dichiarato che “le operazioni condotte nel 2011 sui cieli libici hanno rappresentato per l’Aeronautica Militare italiana l’impegno più imponente dopo il secondo conflitto mondiale”.
In realtà, l’Italia antifascista “nata dalla Resistenza” ha conosciuto finora, almeno ufficialmente, i teatri di guerra dell’Iraq, della Somalia, del Libano, dei Balcani, dell’Afghanistan e del Pakistan. Ciò nonostante, mai tante bombe e tanti missili aria-terra, naturalmente “umanitari”, erano stati sganciati prima, per spodestare e consegnare al boia di turno al servizio (paga) della CIA e dei servizi segreti sionisti l’ex alleato e socio d’affari Muammar Gheddafi.
Una guerra-record, quella scatenata contro il popolo libico di cui converrebbe non andar troppo fieri: secondo i dati ufficiali, peraltro ancora del tutto parziali, l’aviazione italiota ha martoriato gli obiettivi “nemici” con 710 tra bombe e missili teleguidati.
Quanto ai costi finanziari, nonostante la perdurante assenza di dati e di cifre, qualche conto è possibile farlo.
Tremila missioni ed oltre 11.800 ore di volo dei velivoli tricolorati impiegati nell’aggressione alla Libia – e guidati dai soliti figli di pezzenti ponti ad indignarsi se un vicino di casa si permette di violare i limiti della “proprietà privata” magari sotto forma di un cagnolino analfabeta che non rispetta l’intimazione del solito immancabile cartello – sono costati a contribuente, secondo calcoli de Il Sole-24ore, per ogni ora di missione dei cacciabombardieri, 66.500 euro per l’Eurofighter 2000, 32.000 euro per il Tornado, 19.000 per l’F-16, 11.500 per il C-130-Hercules e10.000 per l’Harrier.
Prendendo come media un valore di 20 mila euro e moltiplicato per il numero complessivo di ore volate, si ottiene una spesa totale di oltre 236 milioni di euro!
A cui vanno aggiunti i costi delle “armi di precisione” impiegate, e colpevoli della gran parte dei cosiddetti “danni collaterali”, vale a dire delle vittime civili, siano esse uomini, impianti, infrastrutture o quant’altro.
Se ci si limita ad un valore medio unitario di 40 mila euro, per le 710 munizioni sganciate sul territorio libico, il contribuente italiota ha speso non meno di 28.400.000 euro. Solo per “proteggere i civili”, “accecare radar”, “intercettare convogli in fuga”, “bombardare la residenza privata del dittatore” “bombardare un po’ dovunque”, “massacrare la popolazione civile che avrebbe dovuto essere tutelata e protetta”, e via mentendo con l’impudenza dei sicofanti e degli infami, gli italiani che pagano le tasse, siano essi del nord o del sud del Paese, hanno letteralmente “mandato in fumo” 260 milioni di euro!
Alla faccia della crisi, dello spread, di Nosferatu-Monti, della “sinistra antimperialista filo-NATO”, del PD e. last but not least, del “compagno” Napolitano…

Luca Ariano