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Il (Contrap)punto: bilanci

Con l’arrivo dell’anno nuovo, si impone un bilancio. Dell’anno ormai alle spalle. Spalle che, per l’ennesima volta, non devono ahimé sopportare un bagaglio di esperienze molto pesante. Tutt’altro.
Da dove cominciare? Come se ci fosse l’imbarazzo della scelta!
Si deve cominciare da dove si è costretti a finire, per la povertà di uno stato generale di cose che, qui da noi, si inaridisce anno dopo anno, come ingialliscono ed alla fine muoiono le foglie di una pianta che non riceve più nutrimento.
A dimostrazione che “viviamo in tempi bui”, ma che, a differenza di quelli così poeticamente analizzati da Brecht, lasciano intravedere, nel loro futuro, fiochi e debolissimi lampi di luce.
Parlare del 2008 vuol dire parlare di “lotte studentesche”, perché delle catastrofiche e grottesche imprese della “banda Bertinotti”, si sono già abbondantemente occupate le cronache-rosa dei giornali e gli spettacoli comici, Isola dei famosi compresa.
Sulle lotte studentesche, a dire il vero, c’è ben poco da dire. Perché ben poca cosa sono state, stante l’inoppugnabile verità, peraltro contestata da De André, che dal letame non nascono i fiori.
Poche considerazioni, allora.
La prima, è che va rifiutato nettamente il paragone con le lotte studentesche del “mitico ‘68”. E non solo per il fatto che completamente diverse sono le condizioni storiche dell’una e dell’altra esperienza, rapporti di forze a livello
internazionale compresi.
Ma, più di tutto, per il semplice motivo che le “mitiche lotte” dell’altrettanto “mitico ‘68” non possono rappresentare né un punto di riferimento né tantomeno un metro di paragone per chi le considera per quello che in realtà sono state, e cioè una tappa sostanzialmente democratico-borghese lungo un percorso che, anziché all’abbattimento dello stato borghese, o se non altro alla sua crisi, ha condotto alla sua razionalizzazione e, di conseguenza, al suo rafforzamento.
E non poteva essere diversamente, trattandosi di un movimento di piccola e media borghesia alla ricerca di una diversa e più adeguata collocazione nella piramide gerarchica del potere.
La seconda, ed ultima, è meglio illustrata da una testimonianza.
Il 12 dicembre 2008, un corteo studentesco ha sfilato in piazza Fontana, a Milano. Alla sua testa, una coppia di vecchi leader dell’antagonismo (gasp!) locale, filorifondarolo e leoncavallino, da sempre impegnati a condurre verso una catastrofica sconfitta i movimenti(ni) prodotti da un corpo sociale e politico da anni agonizzante.
Con vecchi arnesi simili dove si può mai pensare di arrivare?!
Dove si può arrivare? Di nuovo, solo alla sconfitta, alla mancata o parziale conquista persino di obiettivi ultra-riformisti e del tutto arretrati (per inciso: come si può rivendicare la difesa dei propri diritti, in particolare quello allo studio, senza rivendicare, nello stesso momento, il diritto a cambiare alle radici la società?!).
Ultima ma significativa ciliegina sulla torta impastata da mani leoncavalline, il commento dell’altoparlante che diffondeva la voce degli organizzatori: “Ricordiamo, qui davanti alla Banca dell’agricoltura, l’attentato che, il 12 dicembre del 1969, fece più di venti (sic!) vittime…”.
E poi blaterano di “memoria storica”, di continuità con il passato, di futuro che non esiste se non c’è culto della memoria…
Fateci gli auguri, per l’anno che si è appena presentato: ne abbiamo proprio bisogno. Ne abbiamo bisogno tutti, ma qualcuno più degli altri…

di Eugenio Colombo

La rubrica ospita contributi che non sempre e non necessariamente esprimono le  posizioni del CPU e della redazione web.