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Luoghi comuni

Uno dei luoghi comuni più diffusi all’interno di quel che resta di una Sinistra tradizionalmente credulona è che l’Opposizione si comporti sempre come tale. Sia cioè “contro” tanto nelle piazze quanto in Parlamento.
Un’illusione, naturalmente; già dimostratisi tale ai tempi del PCI, quando una politica antagonista a chiacchiere nei comizi, nelle sedi di partito e nei luoghi di lavoro celava una collaborazione puntuale ed immancabile con le forze di governo allorché si trattava di votare nelle commissioni parlamentari, quelle a cui era domandata l’approvazione silenziosa, quasi clandestina nelle modalità di svolgimento, delle leggi e dei decreti.

In realtà, il tanto vituperato, ripetiamo: a chiacchiere, Governo Berlusconi, fino all’esaurimento della sua funesta e tragica esperienza ha potuto contare sull’appoggio e sul consenso, diretto o indiretto, di una Sinistra ridotta al ruolo di “opposizione del Re” per scelta e per volontà proprie.
Lo rivela un “Rapporto sul voto in Parlamento nella XVI legislatura (aprile 2008-settembre 2011)” pubblicato di recente; e colpevolmente, ma comprensibilmente, ignorato dalla gran parte dei media.
Nel Rapporto vengono analizzate nello specifico le votazioni in cui la maggioranza (berlusconiana) di Governo è riuscita a far approvare le sue proposte grazie ai voti ed alle (opportune) assenze dei parlamentari della cosiddetta Opposizione, PD in primis.
Si tratta dunque di tutti quei casi in cui, se tutti i parlamentari dell’Opposizione fossero stati presenti ed avessero votato contro la Maggioranza, quest’ultima sarebbe stata sconfitta.
I numeri di questi casi sono eloquenti: su un totale di 14.494 votazioni, ben 5.098 corrispondono a casi di Maggioranza salvata dall’Opposizione!
Per essere ancor più precisi: si tratta di oltre un voto su tre: il 35% dei casi.
Come osserva lo stesso Rapporto, tutti i parlamentari dell’Opposizione hanno salvato almeno una volta il Governo con il loro non-voto.
Non esiste infatti un solo deputato o un solo senatore dell’Opposizione che, nel corso dell’ultima legislatura, quella precedente il “colpo di Stato” dell’ex  picista Napoletano (uno che, tenuto conto del partito-fogna da cui proviene, di truffe istituzionali e di inganni parlamentari può vantare un’esperienza ineguagliabile), sia stato sempre in aula in ogni votazione per esprimere un voto contrario. Per essere ancor più precisi: non esiste un deputato che abbia salvato la Maggioranza di governo sotto le dodici volte. Dove dodici è il numero che corrisponde al minimo di volte in cui un deputato dell’Opposizione ha salvato il Governo (è questo il caso della “democratica” Rosi Bindi, una che contende alla Merkel l’appeal da aspirante Velina).
La seguono a ruota (naturalmente di scorta) Marco Carra, sempre del PD, con 26 voti e Lorenzo Ria, dell’UDC, con 28.
Se diamo invece un’occhiata all’elenco dei deputati più di frequente schierati a difesa della Maggioranza (dunque di Berlusconi, della Lega e della compagnia di avanspettacolo che consente a pagliacci infami come Larussa e Gasparri di estorcere denaro alla Repubblica antifascista), possiamo fare alcune scoperte interessanti. Ed istruttive.
Possiamo cioè scoprire che, a guidare la classifica di coloro che più hanno favorito la Maggioranza con il loro non-voto, c’è il “compagno” Bersani, con 2306 voti. Lo seguono, ma da vicino, fra gli altri, D’Alema (2009 voti), Franceschini (1534), Enrico Letta (1446) e Uòlter “Yankee” Veltroni (1317).
Al Senato, invece, i peggiori sono Emma Bonino, con 1331 voti; Anna Finocchiaro (665) ed Ignazio Marino (545), tutti del PD o vicini al PD.
La conclusione?
La stessa a cui arriva il Rapporto: “Molti provvedimenti  (del Governo Berlusconi, ndr) sono stati approvati anche grazie alle assenze dell’Opposizione nelle votazioni finali. Quei voti cioè che rappresentano un passaggio decisivo nell’iter di approvazione di una legge perché consentono al provvedimento di passare all’altro ramo del Parlamento o di diventare legge.
Fra i più significativi: il Salvataggio Alitalia, il Contrasto dell’immigrazione clandestina, la questione dei rifiuti in Campania, la Riforma (Brunetta) della Pubblica Amministrazione, il terremoto in Abruzzo e lo Scudo Fiscale”.
A questo punto, c’è ancora qualcuno che si possa ostinare a negare che, fra Destra e Sinistra parlamentari (lo sottolineiamo, per prevenire le proteste degli immancabili “ortodossi” del Movimento: parlamentari) non esiste alcuna differenza?
Che entrambe, Destra e Sinistra, in misura diversa in rapporto allo specifico peso elettorale, da tempo si sono sedute al tavolo imbandito dall’imperialismo.
E che, da autentici “convitati di pietra”, in quanto tali inamovibili, da tempo si dedicano all’unica attività che i servi sono in grado di praticare: quella di “onorare”, indigestione dopo indigestione, il banchetto dei loro altrettanto schifosi padroni.

Eugenio Colombo