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Divergenze venezuelane

Pubblichiamo, come seguito all’articolo del 31 ottobre 2011 “Divergenze…”, l’intervento di Angelo Zaccaria  che, per quanto ci riguarda, chiude il dibattito sul suo libro “La revolucion bonita”, discussione che si é trasformata, a nostro avviso, in qualcosa di ancora più interessante. Ringraziamo ancora una volta Angelo per la disponibilità e la capacità, di questi tempi non comune…, di mettersi in gioco.

La Red/Azione de Il Buio

PROCEDO ANCHE IN QUESTO CASO PER PUNTI, COSÌ FORSE RIESCO AD ESSER PIU’ CHIARO E MENO PROLISSO

Innanzitutto mi pare improprio il riferimento alle suggestioni ideologiche ed al fascino delle rivoluzioni esotiche… Il taglio del mio libro è volutamente molto critico e problematico, ed inoltre anche molto chiaro sul fatto che dalla situazione venezuelana si posson trarre tuttalpiù spunti di riflessione generale, ma non certo indicazioni politiche di tipo programmatico da spendere in un contesto come quello nostro italiano ed europeo.
Riconosco che altri fra i non molti che in Italia si occupano dell’argomento, tendono talvolta ad avere invece una impostazione più apologetica se non propagandistica, ma non è il mio caso.

Sulla questione relativa al fatto che in Venezuela non è avvenuta alcuna rivoluzione e quindi il chavismo non dimostra l’esistenza di una via elettorale alla presa del potere.
Non ho alcuna difficoltà a riconoscere che in Venezuela non si è verificata una rivoluzione nel senso stretto e “scientifico” del termine. Quel che sostengo è che si è avviato un processo confuso, contraddittorio ma anche interessante, dove la borghesia non ha perso il potere tout court, ma di certo ha visto ridurre in parte la propria influenza su alcuni gangli vitali del potere (esercito, polizia politica, ente petrolifero di stato, sistema comunicativo pubblico…). Un processo che per certi versi assomiglia ad un frammentato e quotidiano campo di battaglia e che a mio parere è nella sua sostanza positivo, ed aperto ad ulteriori sviluppi politici positivi. Nel contempo mi pare riduttivo vedere la vittoria di Chavez, come mi pare facciate voi, quale espressione dell’alternanza al potere della borghesia nazionale contrapposta a quella compradora, visto che un altro tratto specifico del Venezuela in quanto paese sviluppatosi intorno all’industria petrolifera, è la debolezza economica e politica complessiva della sua classe imprenditoriale privata.
Quindi quel che voglio tuttalpiù dire io, non è che il Venezuela ci dimostra che attraverso le elezioni si prende il potere, ma ci dimostra che attraverso le elezioni si posson innescare, seppure in un contesto particolare e diverso dal nostro, processi positivi ed aperti ad ulteriori sviluppi positivi. Negare anche questo vuol dire a mio avviso non voler fare una discussione davvero libera ed a 360 gradi.
Mi rendo conto che la scelta del titolo “La Revolucion Bonita” può ingenerare dubbi o ambiguità a proposito dei presunti caratteri rivoluzionari del chavismo, ma forse sarebbe bastato aggiungere un semplice punto interrrogativo al titolo per risolvere anche questo punto.

Sul nodo cruciale da voi toccato, relativo al fatto che un bilancio di 150 anni di storie e spesso di sconfitte dei movimenti rivoluzionari andrebbe fatto, ma senza confonderlo con l’invenzione di nuove vie che poi nuove non sono.
Son d’accordo con voi sul secondo punto, cioè che le nuove vie non son state trovate, ma qui per me il punto più importante è il primo, e cioè che le “vecchie vie” vanno per forza sottoposte ad un serio esame critico, sulla base nientemeno che della nuda e cruda realtà storica, fatta non solo di rivoluzioni immaginate e previste ma poi non avvenute, ma anche di rivoluzioni che invece pure non previste si son poi verificate, dando poi luogo a sbocchi che ora son sotto gli occhi di chiunque voglia guardare.
Detto in altri termini il punto principale non è quello relativo al fatto che, come dite giustamente voi, nessuna nuova via per il vero cambiamento della società è stata scoperta, ma quello relativo al fatto che una ricerca in quella direzione è oggi ineludibile, pena scivolare sempre più verso l’irrilevanza politica.

Sul punto dove dite che il livello di coscienza della sinistra venezuelana non è indice di per sé della correttezza delle scelte bolivariane.
Qui non son molto d’accordo. Sembrate voler glissare sul fatto che la larga maggioranza della sinistra, anche rivoluzionaria, venezuelana, sta dentro il processo, lasciando intendere fra le righe che fra le sue fila ci son molti sprovveduti o molti opportunisti. Io invece credo che le concrete scelte della sinistra e dei movimenti popolari in quel paese, sia uno dei fattori essenziali di valutazione del processo, tantopiù perchè in questo il Venezuela si distingue nettamente dalla situazione di altri paesi retti da governi “progressisti”, tipo Brasile ed Argentina.

In merito alla poltica estera, sui riferimenti da voi fatti allo schifo che le sinistre nostrane proverebbero verso l’Iran, e sulla vicenda dei rapporti fra Venezuela e Colombia.
Non scherziamo sull’Iran….Vogliamo fare un ragionamento serio sui caratteri e la natura del sistema di potere vigente in Iran dal 1979 ????….Oppure si vuole dire che il nemico del mio nemico non può esser mio nemico???….Si posson fare tutti i ragionamenti tattici possibili sui grandi scenari della geopolitica mondiale e sulle contraddizioni che oggi ostacolano l’egemonia imperiale, ma c’è un limite a tutto, e aimè io temo che la situazione attuale in Iran stia oltre quel limite. Questo senza mai arrivare, sia detto per chiarezza, al sostegno ad un eventuale intervento militare della Nato o di Israele contro l’Iran, precisazione non inutile visti i precedenti dell’attacco alla Libia, o quelli un po’ più remoti dell’attacco alla Serbia, entrambi sostenuti da settori della “sinistra” e del “pacifismo” europeo.

Sulla vicenda colombiana. Anche io come molti credo che l’espulsione verso le carceri colombiane del giornalista Colombiano-Svedese Joaquin Perez Becerra, sia stata una ingiustizia ancora prima che un errore, errore di cui credo si sia reso conto anche il governo venezuelano, alla luce della maggior cautela con la quale stanno ora trattando il caso di Julian Conrado.
Ma penso che alla base delle più o meno sbagliate scelte venezuelane ci sia non solo la gretta ragion di stato, ma anche la percezione che allo stato attuale le FARC ed in generale la guerriglia colombiana, non abbiano uno sbocco plausibile sul piano politico e strategico. Si tratta di un dato che nulla toglie all’ingiustizia della espulsione di Perez Becerra, ma anche di un dato da non metter totalmente da parte.

Angelo Zaccaria