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L'evasione taciuta

Il Corriere della Sera ha la fama di grande quotidiano di informazione. Anzi, ha la fama di essere il più grande quotidiano di informazione del nostro (sfortunato) Paese.
Una fama – è persin superfluo ricordarlo – per noi del tutto immeritata. E non solo perché non può essere considerato un autorevole quotidiano di informazione un fogliaccio che ha avuto a lungo, come proprio vice-direttore, un imbecille (nonché, a dimostrazione di quanto sia scaduta, dopo il caso di Giuliano Ferrara, anche la professione di spia, agente della CIA) come Magdi Allan, uno che sta all’intelligenza ed alla professionalità come il Superviagra Nazionale sta alla morigeratezza sessuale ed all’umorismo all’inglese…
Il Corrierone, dicevamo all’inizio, l’ha relegata nelle pagine interne, nel tentativo, assolutamente maldestro, di occultarla. E, di conseguenza, di neutralizzarne gli effetti.
Effetti assolutamente clamorosi, non foss’altro perché, in un periodo in cui si parla ininterrottamente di lotta all’evasione fiscale, risulta a dir poco traumatizzante fare certe scoperte.
Quali?
Quella, tanto per iniziare, che Intesa San Paolo, la banca di alcuni degli esponenti più prestigiosi del governo-Monti (ad esempio Passera, uno che, per via del cognome, avrebbe meritato di figurare nella compagine governativa del Superviagra. Ma anche Elsa Foriero, ex vice-presidente del Consiglio di Sorveglianza), ha appena versato al fisco 270 milioni di euro, più interessi. A tanto infatti ammontavano le imposte evase contestate dalla Agenzia delle Entrate fra il 2005 ed il 2007.
La stessa cosa, comunque, l’hanno fatta i principali Istituti di credito, quelli per salvaguardare i cui interessi il governo-Monti tassa i supertassati e favorisce l’evasione dei soliti noti (super)evasori.
Montepaschi di Siena: 260 milioni; BPM: 170; CREDEM: 53,4; UNICREDIT: 99 milioni.
In totale, nel 2011, le banche che contendono a Vallanzasca il primato delle evasioni, anche se, sia precisato a loro infamia, non dal carcere, hanno dovuto sborsare un miliardo di tasse non pagate!
E l’hanno dovuto fare dopo essere stati beccati, è il caso di dirlo, con le mani nella cassaforte!
Solo che, almeno per il Corriere, com’è svelato dal rilievo (?) dato alla notizia, l’evasione fiscale delle banche non è un’evasione uguale alle altre.
In fondo perché stupirsi più di tanto?
La faccenda l’aveva già spiegata Trilussa: in Italia, nel nostro Paese di santi, poeti ed evasori (fiscali), la serva è ladra, mentre la padrona è solo cleptomane…

Eugenio Colombo