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A Rosarno a raccogliere arance

Un qualsiasi leghista con un quoziente intellettivo pari a quello di un macaco (e ci pare ce ne siano pochi, di macachi, si intende, con un cervello così poco sviluppato) dovrebbe porsi il problema, alla luce di quanto è successo a Rosarno e di quanto succede nei cantieri del nord, se sia il caso o meno di inasprire ancor di più le leggi sull’immigrazione.
Le bestie, lo sappiamo, normalmente ragionano per istinto. Lo hanno dimostrato gli abitanti della città calabrese, ma possiamo dire, senza timore di smentita, che da nord a sud la risposta al problema sarebbe unanime: per il cittadino comune di questo maledetto paese approverebbe l’inasprimento di quelle leggi.

L’italiano medio vuole delle leggi ancora più repressive nei confronti dell’immigrato, eppure ogni giro di vite della legislazione non ha mai fatto registrare un calo del bisogno di lavoro operaio, né in Italia, né in Europa, né, tanto meno, si è potuto registrare un calo dell’immigrazione regolare o clandestina nei paesi cosiddetti sviluppati.
E’ un dato di fatto, per esempio, che non si è ancora in grado di stabilire quanti siano stati i morti delle torri gemelle a New York semplicemente perchè, nei grattacieli della città simbolo dell’occidente industriale, coloro che lavoravano nelle pulizie degli uffici erano per la maggior parte immigrati clandestini che se ne erano fottuti del muro che gli americani hanno costruito al confine col Messico, che se erano fottuti del deserto da attraversare, che se erano fottuti delle guardie di confine e che, pur di emanciparsi dalla miseria del loro paese, avevano accettato la schiavitù (anonima) che proponeva il capitalismo nordamericano.

Il nord del mondo, il capitalismo sviluppato, semplicemente vuole usufruire di lavoratori, di braccia, a condizioni più vantaggiose. A fronte di un inasprimento delle regole di ingresso non si può che registrare l’afflusso di quegli immigrati disposti ad abbandonare la miseria del loro paese di origine per venire anche a condizioni più svantaggiose.

Una legge maggiormente repressiva non riesce, ovviamente, a bloccare il flusso migratori (cosa che, per altro, i padroni evidentemente non vogliono), ma crea semplicemente le condizioni per cui chi emigra è disposto, più di altri, ad accettare condizioni impossibili di vita.

Un lavoratore migrante che accetta tutte le condizioni ed il proprio status di illegale nel paese di destinazione è il criterio, più o meno dichiarato per legge che sia, che consente una selezione all’origine di disperati disposti a tutto. Disposti, ovviamente, ai lavori più umili e sottopagati, disposti ad essere anche le braccia della criminalità organizzata e questo è un dato oggettivo che nessuna ricerca sociologica altrettanto oggettiva potrebbe smentire.

Alla fine di questo articolo ci sovviene un pensiero nei confronti degli abitanti di Rosarno: ci fa sorridere l’idea che alla prossima stagione dei raccolti potrebbero andare loro a staccare le arance o i mandarini dai frutteti, a venti euro al giorno, per dodici ore sotto il sole, e andranno loro a dormire in accampamenti di fortuna o in fabbriche abbandonate (ammesso che i bulldozer ne abbiano risparmiata qualcuna) dato che con quello stipendio certamente l’affitto di casa non si riesce a pagare. Orgogliosamente potrebbero utilizzare quello stesso fucile ad aria compressa, di cui si sono dimostrati maestri quando si è trattato di sparare addosso al “negro”, per colpire il mafioso del paese o il possidente terriero che pretende di schiavizzarli, in nome di quel”onore” e della “dignità” di cui tanto hanno menato vanto.
Non crediamo, ovviamente, che dimostreranno altrettanto coraggio…

Anna K.

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