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Epistolario sulla tortura

Qui di séguito ripubblichiamo un articolo che i nostri lettori più affezionati e di più lunga data forse ricordano, dal momento che l’edizione cartacea della nostra rivista ospitò alcuni anni fa.
Se lo riproponiamo senza modifiche sostanziali é perché siamo convinti che  sia ancora assolutamente attuale.

Caro amico che vivi in Italia,
mi chiedi che reazioni ci sono state, qui in America, alle rivelazioni sulle  torture che il mio Paese praticava nel carcere di  Abu Ghraib (ma solo lì?),  in Iraq. Un carcere diretto da Janis Karpinsky, l’unica donna comandante nella zona di guerra (a proposito: cosa ne pensano le femministe italiane? e cosa pensano di Lynndie England, la soldatessa fotografata mentre tiene al guinzaglio un prigioniero iracheno? e di Sabrina Barman? e delle altre come loro e peggio di loro? “povere proletarie-figlie del popolo-venute dal Sud” mandate incolpevolmente a combattere un branco di “piccolo-borghesi e studentelli figli di papa’”?!).
Consentimi di dire che la domanda è un po’ ingenua: forse dimentichi che noi abbiamo organizzato i corsi di tortura che venivano impartiti ai gorilla sudamericani nella Escuela de las Américas e che sono stati messi tragicamente in pratica dalle numerose dittatura naziste che hanno scandito la storia dell’America Latina nel corso degli anni Settanta (se vuoi fartene un’idea, leggi “Ricordo della morte“, un libro di M. Bonasso: te lo raccomando vivamente).
Sì, esiste la “Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti” (adottata dalle Nazioni Unite nel 1984 ed entrata in vigore, a livello internazionale, nel 1987) che proibisce, senza eccezione alcuna, qualsiasi forma di tortura. Ma gli Stati Uniti vi hanno aderito nella misura in cui essa non entri in contraddizione con l’Ottavo emendamento della Costituzione, il quale, secondo alcuni miei connazionali, non vieta l’uso della forza fisica per ottenere informazioni necessarie a salvare vite umane. Per questo motivo, nessun agente dell’FBI, per farti un esempio, sarebbe processato se sventasse un piano terroristico rivelato sotto tortura.
Torno comunque alla tua domanda. Sì, quando sono state pubblicate le foto delle torture in Iraq, i vertici del potere politico-militare, Bush in testa, hanno iniziato ad intonare i salmi della propria auto-assoluzione: “si tratta comunque di casi isolati”; “sono casi patologici” (detto da Bush, suona come un giudizio competente, non ti pare?); “sono delle mele marce”; “sono dei pervertiti che disonorano l’uniforme”…
Più o meno, insomma, quello che si era sentito da voi all’epoca dello scandalo delle torture in Somalia, durante la missione Ibis, nel 1993… E come da voi, anche qui non è successo nulla; e, puoi esserne certo, non succederà neppure in futuro. Perché – tu che sei un lettore di “gialli” dovresti apprezzare l’analogia – l’assassino dà sempre la colpa al coltello…
E da voi, invece? e nell’Italia in cui, per la precisione nel Granducato di Toscana, per la prima volta nella storia la pena di morte e la tortura vennero abolite il 30 novembre del 1786, che reazioni ci sono state?

Caro amico che vivi in America,

l’Italia è famosa per essere un Paese di ipocriti, non solo di (pochi)“santi” (nonostante il tentativo del Papa polacco di smentirmi), di “poeti”e  di “navigatori”.
Quelli che oggi mostrano “indignazione” per episodi avvenuti altrove – ma è anche questo (mal)costume degli Italiani – dov’erano, negli anni Settanta ed Ottanta, quando la legislazione “d’emergenza” comminava secoli di carcerazione preventiva ad imputati che in molti casi verranno in séguito prosciolti? Quando polizia e carabinieri praticavano abitualmente trattamenti inumani e degradanti – a volte vere e proprie torture – sui fermati e, a volte, persino sui loro parenti ed amici, colpevoli soltanto di essere tali, certi che, comunque, la legge Reale avrebbe comunque assicurato loro l’impunità? Quando i secondini seviziavano i detenuti nelle famigerate e “costituzionalissime” Carceri Speciali? E quando la Marina Militare, comandata da un Governo “comunista” colava a picco, nel canale di Otranto, una nave di profughi albanesi, causando più di cento morti? E quando l’embargo “filantropico” dell’ONU provocava la morte per fame e per malattie di oltre mezzo milione di bambini iracheni? Non era anche questa, fra l’altro, un’orrenda forma di tortura? E quando quelli che, “di Sinistra”, hanno soltanto la guida automobilistica, dopo aver deciso, con un ossimoro ideologico prima che linguistico, la guerra di aggressione alla Yugoslavia “per motivi umanitari”, votarono con la Destra fascista e berlusconiana i bombardamenti “umanitari” sull’Afghanistan? Ed il 41 bis? Non è tortura, il 41 bis? Forse non lo è solo per i mafiosi ed i “terroristi”? Ed i cosiddetti “Centri di Permanenza Temporanea? E la mattanza del “compagno ministro” Bianco, a Napoli, il 17 marzo 2001, solo un anticipo della più nota (ed impunita) mattanza genovese di pochi mesi dopo? Ma non basta.
Dov’era  “l’Italia che è in mezzo al mare”, per definirla con De Gregori, quando, negli anni della “lotta al terrorismo” la tortura veniva praticata con modalità sudamericane e su scala di massa? Dov’erano i garantisti della sedicente Sinistra, le “anime belle” alla D’Alema, uno che conferma la teoria sulla discendenza diretta dell’uomo dall’animale, i difensori della “libertà e della democrazia”?
Nel periodo compreso fra il 1975 ed il 1982, sono stati ben 32 i casi ufficialmente denunciati (dei numerosi altri non è rimasta traccia se non nella memoria di chi rimase vittima dell’odio bestiale dei difensori della “Repubblica democratica nata dalla Resistenza”) di tortura.
Finte esecuzioni, manette strette all’inverosimile, spilli sotto le unghie, acqua pompata nello stomaco, dita delle mani storte, bruciature di sigarette qua e là, nervi del collo tirati, iniezioni di Pentotal, capezzoli strizzati, sale e aceto sulle ferite, fuoco sotto le piante dei piedi, secchiate di acqua gelida, peli pubici strappati, cordicelle a tirare i testicoli, giochi d’elettricità: questo un campionario dell’orrore…
Dov’era l’Italia con “un partigiano come Presidente” quando il brigatista rosso Cesare Di Leonardo veniva torturato dai “liberatori” del generale Dozier? Giravano gli occhi dall’altra parte davanti alla fotografia del suo volto tumefatto, delle gambe tagliuzzate, delle mani bruciate, del pene e dei testicoli bruciati dagli elettrodi? Erano forse, quelli che “avevano sconfitto il terrorismo senza venir meno ai principi ed alle regole di uno Stato democratico”, impegnati a fare propaganda elettorale per il capo dei torturatori di Dozier (il commissario Genova), un miserabile che sarà poi eletto deputato nelle file del disciolto (per corruzione, ruberie e finanziamenti occulti dalla vostra CIA) Partito Socialdemocratico, fondato dall’alcolista Saragat e diretto dal subnormale Pietro Longo? Un esito, questo, che non ha riscontro neppure nelle esperienze delle dittature sudamericane, ad eccezione – forse – del Cile di Pinochet…
Come vedi, caro amico di penna che vivi in America, il tuo Paese è in “buona” compagnia, anche se essere accompagnati da servi del genere non depone certo a favore di una libertà e di una democrazia che grondano da sempre di sangue, di menzogne, di violenza, di terrorismo…
Sì, voi avete i bugiardi della CIA che inventano false prove d’accusa contro l’Iraq; noi, da buoni coloni del vostro Impero, abbiamo qualche ascaro che, quanto a prove, ne pretende più d’una. Sì, hai indovinato: mi riferisco all’exploit di tale Carolina Lussana (una per la quale il cervello è un organo superfluo), della Lega Nord, che ha proposto una norma secondo la quale, per aversi tortura, le violenze o minacce devono essere “reiterate”! insomma: una tortura non basta: un po’ come gli attaccanti del Milan di Berlusconi, ce ne vogliono almeno due!
Tale Carolina Lussana, c’è da dire, va sul velluto: chi mai penserebbe di torturare lei, o gli altri bergamìn del partito di Bossi, con la prospettiva di dover fare i conti con la Lega per la protezione degli animali?!
Allora, caro amico che vivi in America, non hai motivo di sentirti in colpa: canta pure con me “viva l’Italia che è in mezzo al mare/l’Italia che non ha paura”, l’Italia che torturava e che tortura…
Il tuo amico che vive nella vostra colonia chiamata Italia.

Eugenio Colombo
luglio 2004-luglio 2007