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Uno o due stati per la Palestina?

E’ nota la nostra posizione sulla (annosa) questione “due Stati, due popoli” per la Palestina.
Ed è altrettanto noto che il bombardiere D’Alema – il criminale di guerra responsabile dell’aggressione alla Jugoslavia – ritiene fattibile e realizzabile la soluzione dei “due Stati”.

Da parte sua, il bolscevico da circo Bertinotti la pensa allo stesso modo del suo compagno di merende; e non ha mancato di ribadirlo nel corso della sua ultima visita in Palestina.
Dopo aver naturalmente speso fiumi di parole per condannare la violenza palestinese (neanche un cenno, ovviamente, a quella sionista: com’è noto, l’entità sionista è intoccabile, ed i sionisti sono liberi di seguitare a commettere i loro crimini con la complicità attiva dei Paesi capitalistici).

Ma è realizzabile la soluzione “dei due Stati”?

Ed è compatibile con il cosiddetto Diritto Internazionale?

Secondo quest’ultimo, l’entità sionista dovrebbe accogliere entro le proprie frontiere 5 milioni di profughi (Risoluzione 194), e ritirarsi entro le frontiere precedenti il 1967 (Risoluzione 242).
Se tutto ciò avvenisse, i problemi sarebbero risolti.

Avremmo effettivamente due Stati: l’entità sionista – entro le frontiere precedenti il 1967 (78% della Palestina storica) con una popolazione mista di circa 6,5 milioni di palestinesi e 4,5 milioni di ebrei; uno Stato misto in cui, però, la maggioranza sarebbe palestinese (5 milioni di profughi, più un milione e mezzo di palestinesi cittadini arabi di Israele, oggi con diritti limitati).

Ci sarebbe poi lo Stato palestinese sui territori occupati nel 1967 (22% della Palestina storica), abitato da 3,5 milioni di palestinesi e 500 mila ebrei, cioè i coloni degli insediamenti illegali.

Ci sarebbero quindi due Stati a maggioranza palestinese, che non si capisce perché dovrebbero rimanere divisi.

La logica dice che questi due Stati palestinesi si fonderebbero in un unico Stato sul territorio della Palestina storica, con una popolazione maggioritaria di dieci milioni di palestinesi, e una minoritaria di cinque milioni di ebrei.

Sarebbe lo Stato con la più alta percentuale di ebrei rispetto alla popolazione complessiva al mondo; e sarebbe la seconda concentrazione di ebrei al mondo dopo gli Stati Uniti.

Ma, gli ebrei, accetterebbero questa soluzione?

Questa prospettiva terrorizza gli ebrei (israeliani e non), pur essendo conforme al diritto internazionale.
Cosa che non si può certo dire per la soluzione “dei due Stati”.
Nel 1947, l’ONU non aveva infatti nessun diritto di spartire la Palestina senza consultare i suoi abitanti.

Le Nazioni Unite, costituite all’epoca, solo da una minoranza degli Stati del mondo (i paesi coloniali non ebbero voce alcuna) imposero del tutto arbitrariamente la divisione di una terra che era rimasta unita per millenni.
Da questa  divisione nacque l’entità sionista.

Ufficialmente, l’entità sionista non è uno stato religioso, e quindi è uno stato etnico, per una sola “razza”: gli ebrei. L’entità sionista, insomma, è uno stato razzista. E i palestinesi dell’entità sionista, non essendo ebrei, sono cittadini di seconda classe.

Oggi non esistono altri stati razzisti. I bianchi sudafricani volevano uno Stato per soli bianchi, dove i neri non avevano diritti; la Germania nazista voleva essere lo Stato dei soli ariani: per questo espelleva ed eliminava i non-ariani, ebrei compresi.

Entrambi i progetti, però, sono miseramente falliti.
Oggi sono le vittime del Nazismo razzista che, al pari dei loro persecutori, stanno edificando uno Stato riservato ad una sola “razza”.

E non stiamo certo parlando dei palestinesi…

di Luca Ariano della Redazione Esteri de IL BUIO