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Partito berlusconiano, ma...

Macché Gramsci! Macché Togliatti!
Il neonato Partito Democratico – che venendo “da lontano” è approdato a… Berlusconi – in fondo da così lontano non viene.

Rinfreschiamoci la memoria grazie anche a Marco Travaglio, un “destro” che dice cose “di sinistra” in un mondo ed in un momento in cui la sedicente “Sinistra” dice solo cose di destra (senza virgolette) e fa solo e soltanto politiche di estrema destra, nel senso di politiche reazionarie e fascisteggianti.
Lo stupore suscitato dall’accoglienza che i rinnegati raccolti al Congresso di fondazione del Partito Democratico hanno riservato all’ex “mostro Berlusconi” dimentica, giusto per citare un episodio analogo, un altro Congresso: quello che il PDS (una delle tante mutazioni camaleontiche dei nipotini di Gramsci e di Togliatti) tenne al Palafiera di Roma il 6 luglio 1995.

Berlusconi è l’ospite d’onore.
Da ospite beneducato, ringrazia per l’invito e promette “un accordo strategico per la fine della guerra civile” (quale? quella fra gli Orazi ed i Curiazi? quella dei bottoni, anzi della “stanza dei bottoni”?…).
D’Alema, in anticipo sui tempi (?) tuona, lui che di tuoni di bombardieri assassini su Belgrado se ne intende: “basta con le demonizzazione dell’avversario, col Polo ci vuole rispetto e dialogo sulle regole”.

Il nano di Arcore, da parte sua, pronuncia un discorso conciliante con il PDS e sferzante nei confronti di Prodi (“Non è un leader”).

Poi viene al sodo: “la nostra giustizia è sommaria e disumana, va ripristinata la certezza del diritto”.
Veltroni  denuncia (attività che é nella tradizione storica dei picisti) un “uso strumentale della magistratura”, conferma che “troppa gente è andata in galera”, e promette che “non faremo più alleanze contro Berlusconi”.

Anche D’Alema – uno che è sempre stato garantista con tutti, fuorché con i comunisti, gli onesti e gli innocenti – critica i magistrati: “Basta con la giustizia spettacolo e con l’uso strumentale delle inchieste giudiziarie (che nella propria personale sfera di cristallo avesse già visto le montature contro le “nuove BR” di dodici anni dopo?, n.d.r.). Né con Ferrara né con il partito delle manette. Se la Destra capirà, su questo terreno può esserci il dialogo per una soluzione a Tangentopoli”.

Belle, sacrosante parole: le avrebbe certo condivise anche Greganti, il “ladro ufficiale di partito” finito nelle galere borghesi per ignobili e miserabili crimini comuni mentre i comunisti ci erano sempre stati sbattuti per  ben altri ideali che non quelli mafiosi dell’arricchimento e del potere.
E, naturalmente, le condivideva anche il nanerottolo di S. Siro, settore milanista dello stadio.
Un nanerottolo stempiato che, all’epoca, aveva una dozzina di processi, oltre ad un’inchiesta per mafia, a Palermo.

Il primo banco di prova della svolta del Partito sciolingua (PCI-PDS-DS-PD) è la riforma bipartisan della custodia cautelare, varata nell’agosto del 1995. Una riforma che riduce le manette per i colletti bianchi ed abolisce l’arresto in flagrante per i falsi testimoni.

Il secondo, nella primavera dell’anno successivo, è la quotazione in Borsa di Mediaset, impensabile in un altro Paese viste le gravi accuse di falso in bilancio pendenti su Fininvest.
E destinata al fallimento se solo l’Ulivo attuasse la sentenza della Corte Costituzionale che impone a Berlusconi di cedere una rete. Invece, grazie alla generosità della CONSOB e dell’Ulivo, va tutto a buon fine.

Naturalmente per uno dei due componenti della nota coppia di comici Fede-Berlusconi, che non solo fa soldi a palate grazie al suo irrisolto conflitto di interessi, ma che torna pure al governo dopo soli cinque anni.
Grazie anche al popolo di imbecilli che crede ancora a certe “clamorose ed inaspettate” conversioni sulla via di Arcore…

Eugenio Colombo