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L’ultima battaglia dell’E.R.P. argentino: la “Operacion Gaviota”

Ricordando i combattenti delle guerriglie di tutti i tempi e di tutte le latitudini che scelsero di morire non per overdose o per indigestione o per alcolismo o per incidente stradale, ma per liberare definitivamente l’Umanità dai padroni e dai loro servi in divisa ed in abito talare.
Sia per sempre onore ai combattenti dell’ERP!

Operacion Gaviota: è questo il nome in codice dell’attentato organizzato dall’Esercito Rivoluzionario del Popolo (ERP) argentino contro il dittatore Videla.

Era il 18 febbraio 1977, e l’attacco al boia asservito agli interessi del padronato argentino, della Chiesa cattolica e dei nordamericani avrebbe voluto sia  colpire duramente la cupola militare sia elevare il morale della popolazione e, di riflesso, rafforzare la resistenza.

L’occasione venne fornita dal fatto che  Videla e parte del suo Governo golpista erano soliti compiere i loro trasferimenti con l’aereo presidenziale Tango02 partendo dall’aeroporto di Buenos Aires.

Sotto la pista di atterraggio, passava un ruscello; di pensò dunque ad una carica esplosiva da far brillare al momento del decollo.

L’ERP, però, a differenza dei Montoneros, che mesi prima avevano minato un Hercules carico di truppe della Gendarmeria all’aeroporto di Tucuman, aveva compiuto uno scarso numero di attentati con esplosivo e, quando comunque lo aveva fatto, aveva collezionato un discreto bilancio di insuccessi.

L’operazione fu diretta ad un esperto in esplosivi dell’ERP, Alberto Strejer, detto La Tia. Dal punto di vista pratico, l’operazione era molto complicata, dal momento che si trattava di collocare una carica di esplosivo nel tunnel che correva sotto la pista e svolgere metri di cavo per azionare la carica elettricamente. Occorreva poi montare un posto di osservazione  per indicare all’artigliere il momento in cui l’aereo sarebbe passato esattamente sopra il sito predisposto. Già il semplice collocare una carica di quasi cento chili di tritolo costituiva un’enorme difficoltà pratica.

L’organizzazione dell’attentato a Videla prese diversi mesi, durante i quali diversi tentativi abortirono per diverse ragioni (cattive condizioni atmosferiche, modifica dei piani di spostamento dei generali golpisti, difficoltà di identificazione dell’obiettivo, ecc.).

Finalmente arrivò il D-day. Era il 18 febbraio 1977: i combattenti non lo sapevano, nessuno lo sapeva e nessuno l’avrebbe saputo immaginare, ma si sarebbe trattato dell’ultimo combattimento di una certa importanza dell’ERP in Argentina, dopo sette anni di lotta armata ininterrotta.

La radio aveva annunciato che il dittatore avrebbe viaggiato con la sua comitiva verso Bahia Blanca: la squadra di guerriglieri prese posizione. L’aereo con Videla, Harguindeguy e Martinez de Hoz rullò avvicinandosi al punto in cui il ruscello, sotto cui era stata collocato l’esplosivo, incrocia la pista; l’osservatore levò il braccio quando il Tango02 passò nel punto indicato e con il carrello di atterraggio già ben sollevato dal suolo; l’artificiere azionò il comando.

Sulla pista si produsse un ampio cratere; ciò nonostante, il piccolo aereo, le cui dimensioni erano inferiori a quelle di un velivolo commerciale, aveva già preso quota, una quota sufficiente ad evitare l’onda d’urto. Investito da un’ondata di calcinacci, l’aereo si scosse soltanto: il pilota fu in grado di controllarlo e di farlo poi  atterrare senza ulteriori problemi all’aeroporto militare di Palomar.

La Bestia golpista – a cui, a quanto pare, avevano giovato le quotidiane preghiere di Papa e preti – ebbe salva la  vita. Una vita miserabile ed infame, a dimostrazione che se l’uomo discende dalla scimmia, in certi casi la scala dell’evoluzione viene percorsa a ritroso.
Il gruppo di guerriglieri che realizzò l’operazione, nonostante l’insuccesso, riuscì a mettersi in salvo. Alberto Strejer, invece, fu sequestrato e divenne l’ennesimo desaparecido mesi dopo, mentre era impegnato nella militanza a fianco degli altri eroici combattenti dell’Esercito Rivoluzionario del Popolo.

Questo articolo è stato scritto da Luca Ariano, della Redazione Esteri de IL BUIO, utilizzando in parte informazioni fornite da Luis Mattini, ex guerrigliero dell’ERP, sul sito web LAFOGATA.ORG.