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Bombardati, avvelenati, trattati a pesci (inquinati) in faccia

Abitualmente, stanno in fondo al mare; di tanto in tanto, però, per le più diverse ragioni, affiorano e vanno a depositarsi sulle spiagge, da Gallipoli a Grado, dalla Puglia al Friuli.

Sono proiettili all’uranio impoverito, cluster bomb, missili Tomahawk, granate al fosforo, bombe a guida laser, addirittura siluri.

Ad attestare la presenza di ordigni all’uranio, impoverito e non, nelle acque dell’Adriatico sono le stesse mappe e le stesse coordinate della NATO, oltre ai dati secretati della Marina Militare italiana.

Se circa un terzo dei siti di scarico sono concentrati in Puglia, a Nord sono il golfo di Trieste e la laguna di Venezia i principali bersagli di affondamento per i velivoli NATO a capacità di bombardamento nucleare, compresi i Tornado dell’Aeronautica italiana, stanziati ad Aviano e a Ghedi.

In quest’area marittima si movimentano ogni anno ben 30 milioni di tonnellate di greggio.

Ma è soprattutto nel basso Adriatico che si registra la maggior concentrazione di ordigni bellici. Soltanto a Molfetta, i sub della Marina Militare ne hanno catalogati 110 mila.

Incurante delle ragioni di Stato e degli accordi segreti dei militari italiani con il governo statunitense, l’Adriatico sèguita a “sputar fuori” proiettili all’uranio impoverito abbandonati dagli aerei USA A-10.

Il bollettino prosegue con trenta bombe a grappolo ripescate a fine febbraio nel golfo di Venezia.

Nel medio e basso Adriatico, invece, i piloti NATO si sono “liberati”, fra Pesaro ed Ancona, di tre ordigni a grappolo e di una decina di bombe a guida laser, lunghe quasi tre metri e mezzo e pesanti una tonnellata.

Nella “Montagna del Sole”, a Rodi Garganico, San Menaio e Catenella, sono approdate tre bombe al fosforo di fabbricazione nordamericana.

L’entità dei danni ambientali provocati da queste pratiche criminali non é sempre immediatamente quantificabile. Documenti NATO dimostrano come fosse evidente, fin dai raid contro la Bosnia nel 1995, l’utilizzo dell’uranio impoverito.

L’operazione venne battezzata Deliberate Force ed un lungo rapporto descrive nei dettagli gli undici giorni di bombardamenti. Nell’allegato 2 di tale rapporto vengono elencati, divisi per nazionalità, le decine di aerei che parteciparono alle missioni nei cieli della Bosnia.

Gli Stati Uniti, che ne hanno effettuate 2318 (il 65,9% del totale), schieravano ad Aviano uno squadrone di 12 ammazzacarri A-10.

Nell’allegato 3, invece, sono elencati genere e numero di ordigni utilizzati, compresi 10 mila 86 proiettili Pgu-14 Api, imbottiti di uranio impoverito.

Un interrogativo, a guisa di conclusione.

Al Leoncavallo, si consuma pesce pescato nell’Adriatico? E, se sì, se ne ciba anche il “compagno” Farina, quello che ha votato i crediti di guerra?

Luca Ariano della Redazione Esteri de IL BUIO

L’articolo utilizza dati ed informazioni tratte dal sito-web del periodico LEFT.