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Navigando nelle acque del WEB, solitamente infestate da imbarcazioni-pirata al soldo degli Usraeliani ma anche da piccole flottiglie che battono la Bandiera della Libertà, la lanciamissili di Prima Classe IL BUIO ha incrociato l’articolo che qui di seguito vi proponiamo.
La Red/Azione

Lettera aperta a coloro che condannano gli scontri

Forse questa lettera è inutile. Troppa la distanza di pensiero e d’azione che mi separa da molti di voi. Troppa la differenza d’intenti e di prospettive che ci divide.
A quelli di “i poliziotti sono dei poveracci come noi”, a quelle di “bisogna benedire il sacro lavoro”, a quelli di “perché si portano i caschi se non sono violenti?”, a quelle “in fondo non fanno che il loro lavoro”, a quelli “la protesta civile e democratica”, a quelli “andatevi a fare le vostre manifestazioni”, a quelli “bisogna aprire spazi di rappresentanza”. Non leggete oltre, non abbiamo nulla da dirci.
Ma, forse – tra voi che oggi siete  “indignati” non dalla violenza che lo Stato e il Capitale ci fanno subire tutti i giorni ma dall’esplosione gioiosa di qualche vetrina – c’è qualcuno che può ascoltare.
Eravamo tutti in piazza per qualcosa di comune, il 15 ottobre. Tutti sentiamo che nelle nostre vite qualcosa non torna. Io, te, loro, noi. Tutti abbiamo sentito la frustrazione delle banlieu parigine in fiamme. Tutti abbiamo sentito un brivido di soddisfazione nel vedere la polizia cacciata dalle piazze d’Egitto. Tutti ci siamo esaltati per il fuoco di Grecia. Tutti ci siamo interessati ai saccheggi di Londra. Tutti pensiamo che, in qualche maniera, le banche e i politici siano (una parte del) problema.
Sui bersagli
I giornali e” i soli noti” parlano di violenza incontrollata. Ma guardati intorno. Cosa è stato colpito in questo 15 ottobre? I negozi di lusso, le macchine dei ricchi, le banche, le agenzie di lavoro interinale, le caserme. Sai benissimo che questi sono i simboli viventi della nostra oppressione. Quante volte una vetrina – invisibile eppure invalicabile – ti separava da ciò che volevi? Quante volte hai visto sfilare una mercedes e l’hai mandata a fanculo mentre aspettavi il bus notturno al freddo? E quante volte sei passato davanti a un bancomat pensando ai soldi che ci sono là dentro e realizzando che tu non hai mai la carta di plastica giusta per poterli prendere? Quante volte ti sei trovato senza un soldo perché quello stronzo del tuo capo t’ha detto che non c’era più lavoro? Quante volte hai avuto paura di finire in caserma perché a un poliziotto girava male?
Per un momento, la casta, la miseria, gli abusi di potere, l’austerity, la precarietà, la violenza della polizia non sono stati più una parola stampata o un malessere indecifrabile che attraversa le nostre vite. Per una volta i tentacoli della bestia sono stati recisi.
Pensaci. Per una volta siamo stati noi all’attacco.
Sull’organizzazione
Molti gridano allo scandalo puntando il dito sul fatto che qualcuno si possa essere coscientemente organizzato per colpire questi bersagli. Lo fanno perché hanno paura.
Da circa trent’anni l’organizzazione di classe non funziona che a senso unico : sono solo i borghesi, i ricchi, i corrotti che s’organizzano nella loro cricca. Hanno le loro scuole, hanno i loro valori, hanno le “conoscenze giuste” e parlano la stessa lingua. Ma quando finalmente è chi sta sotto s’organizza e risponde, allora li chiamano subito criminali. Sempre. Sono bande, sono teppisti, sono hooligan, sono gang, sono anarchici, sono black-bloc.
Ti fanno credere che l’unica maniera per cambiare le nostre vite sia farlo nei recinti pacifici e democratici che sono il simbolo stesso dell’oppressione che combattiamo.
Pensaci. Non si rivoluzione un sistema attraverso le logiche che l’hanno creato.
Sulla violenza
Si sa, la violenza è un circolo vizioso. Bisogno solo mettersi d’accordo su dove sia l’epicentro, la scintilla che l’ha scatenata.
Per i politici – tutti d’accordo, anche stavolta – sono “i provocatori” che scatenano la violenza della polizia incendiando un auto. Ma in realtà una macchina che brucia non è altro che una reazione infima alla violenza enorme che subiamo tutti i giorni. Ci forzano al lavoro precario per dover sopravvivere, ci obbligano a pagare un affitto per avere un tetto sulla testa, ci impongono di avere dei documenti per poter passare le frontiere tra gli stati, decidono come dobbiamo gestire i nostri corpi, ci cotringono a vivere le nostre vite in silenzio.
In Italia ogni sette ore una persona muore sul lavoro perché è costretta ad avere un salario per poter vivere. Ogni giorno nei Centri di detenzione per immigrati irregolari la polizia tortura degli essere umani soltanto perché non hanno i documenti in regola. Ad ogni angolo del globo le multinazionali, col supporto del sistema finanziario e politico, stuprano popolazioni intere per ingigantire i profitti degli azionisti. Il padroni di questo mondo ci fanno la guerra tutti i giorni. Per una volta siamo noi a rispondere e fargli paura.
Pensaci. Siamo violenti, ma è solo perché abbiamo deciso che la violenza non vogliamo più subirla.
Sull’età
Molti mi apostrofano con disprezzo : “moccioso !”. Il paternalismo dei politicanti – di movimento e di parlamento – non mi fa paura. Loro sono quelli che amano il fuoco nei video su youtube ma che appena lo vedono in strada sono tutti pompieri. Sono quelli che amano la rivolta, ma solo quando è lontana da casa. Ma in fondo è come dicono: noi siamo giovani, loro sono vecchi. E come per tutti i vecchi, i giovani peccano d’intemperanza e di sogni, di radicalità e di rottura. Come tutti i vecchi non sanno farsi da parte e capire che i tempi sono cambiati e il loro tempo è finito. È vero, indipendentemente dalla mia età anagrafica, sono un ancora un bambino e questo perché non voglio piegarmi alle necessità della politica. Voglio tutto e subito, perché l’esistenza è corta e si brucia in fretta.
Pensaci. Non possiamo perdere la nostra vita a guadagnarla.
E ora pensa. Pensa a quanto il discorso sulla battaglia del 15 ottobre che ti stai ripetendo ossessivamente nella testa somiglia a quello che stai ascoltando, fino alla nausea, dai politici, nei giornali, nelle televisioni. Pensaci. T’hanno fregato, ancora una volta, e non te ne sei accorto.

Da: Indymedia-Roma, del 17 ottobre