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Evviva i teppisti della guerra di classe!

Con questo titolo si apriva il n. 14 del luglio 1962 del periodico “Il Programma Comunista“. Il testo, anonimo come tutti di quel giornale, è attribuibile ad Amadeo Bordiga. Il testo si riferiva agli scontri avvenuti a Torino tra la polizia e gli scioperanti della FIAT.

Nel lontano 1962 si poteva dire “Non è mai avvenuto, nella storia del movimento operaio, nemmeno nei periodi di più vile opportunismo di partiti e sindacati, che gli operai che insorgono contro le sopraffazioni del capitale e dei suoi lacchè, e che, ricorrendo all’arma dello sciopero, non dimenticano che questo è appunto un’arma, un’arma di guerra sociale, fossero bollati come “teppisti” e come “provocatori” da quelli che sconciamente pretendono di rappresentarli“.

Oggi gli esempi dei vergognosi epiteti con cui si bolla chi lotta, da parte della carogna centrosinistrata (opportunisti? Riformisti? Per quanto sempre ci abbiano fatto schifo, vogliamo concedere ai Kautsky, ai Berstein un po’ di onore delle armi) sono legione.

Oggi, luminosamente, un pugno di simpatici giovani ha impiegata la dura e vecchia arma dello sberleffo nei confronti del Presidente della Camera, Terza carica dello Stato, Subcomandante Fausto Bertinotti. La carogna di destra e di sinistra si è subito aizzata a condannare l’accaduto. Non sia mai che qualche teppistico sputo sia mai arrivato al lindo completo della terza-carica.

Il commento del britannico ‘compagno’ Fausto è stato che chi gli ha mosso un così grave affronto (quello di chiamarlo ad esempio e ci sembra con tutte le ragioni “guerrafondaio”) non sappia cosa sia la politica e la non violenza.

Si vede che i lai hanno smosso il tradizionale aplomb del nostro, visto che stavolta non è riuscito ad ammantare di termini forbiti la flatulenze che sono il massimo delle capacità espressive di questo semianalfabeta di ritorno “prestato alla politica” (come si dice nei salotti). Simili idiozie fanno il degno palo con quelle dei suoi compari di destra e di sinistra quando dicono che “non si tratta con i tagliagole“. Ovvio: noi, la superiore civiltà dell’orbe terracqueo sganciamo cluster bombs sugli asili (per far fuori quelli che non abbiamo accoppato con la fame e gli embarghi sui medicinali). Ecchecazzo, sono pure cromate e, se vai a vedere bene, dal design firmato.

Al compagno Fausto, l’adoratore della nonviolenza (sempre dimenticando che il teorizzatore della stessa aveva ben poco rispetto per le terze, quarte, quinte cariche degli stati) non è restata che la dotta platea degli scoreggioni suoi pari all’Università La Sapienza di Roma.

Avrà probabilmente spiegato loro come si possa conciliare Gandhi e i tank in Afghanistan, il satyagraha (o come cavolo si scrive: sì, noi abbiamo poca considerazione delle nonviolenza… difficile tenere in considerazione qualcosa che non esiste) con gli M16.

Ringrazi. Se il movimento fosse un po’ meno anestetizzato e meno pervaso dai coyotes che il suo partito e gli altri partiti e gruppuscoli della cosiddetta sinistra antagonista ammanniscono in ogni dove, invece che gli sputi avrebbe trovato ad accoglierlo le legnate. Le stesse con cui venne accolto Lama 30 anni fa. O i bulloni. Gli stessi con cui accogliemmo D’Antoni 15 anni fa.

Perché se è vero che risolsero poco (le legnate come i bulloni), per un giorno, il civile spettacolo dei mestatori che si allontanavano con le brache calate (e, diciamolo, un po’ inzaccherate) fu il connubio “del bello e del buono“.

A. S.