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Intervista alla redazione de Il Buio

Indaffarati, come spesso accade, tra discussioni, ricerca di informazioni dell’ultima ora e cazzeggio fumante e  militante, notiamo con sorpresa una testa fare capolino nel piccolo atrio della Redazione. Dopo un attimo di silenzio imbarazzato, la testa, diventata una figura intera, entra e si presenta.
Salve redazione, tutto bene? Sono un assiduo lettore de Il Buio. Sono venuto perché, se avete tempo, mi piacerebbe fare due chiacchiere con voi. Avrei pensato di cambiare un po’ le regole classiche e di porvi alcune domande. Voi che di solito le ponete agli intervistati, veri o immaginari che siano…
La prima, che ammetto possa essere perfino un po’ banale, è se mi dite qualcosa di più sulla scelta di  una rivista come Il Buio.

Ciao lettore, che sorpresa! In effetti non immaginavamo di poter essere intervistati, ma la cosa non ci dispiace affatto, anzi… ci permetterà di chiarire alcuni concetti che ci frullano per la testa da un po’.
Forse, e questa è un’autocritica costruttiva, nella presentazione sul sito, nel “chi siamo” per intenderci, non sono spiegate a dovere quali sono le nostre intenzioni quindi vediamo di chiarirlo.
Noi siamo, in definitiva, una “tendenza”. Questa tendenza, minoritaria o meno non importa, non è rappresentata da nessuna organizzazione o partito. Dunque, logicamente, abbiamo pensato di mantenere vivi dei punti di vista che, altrimenti, rischierebbero di andare nel dimenticatoio. Capirai che il numero di lettori che ci segue diventa una questione del tutto diversa che quella di registrarne meramente il numero.

Mi sembra di aver capito, ma voglio approfondire: come mai non ritenete che basti quello che si legge in Internet o sui mass media alternativi? E poi: chi avete come referente, chi vorreste leggeste la rivista?

Bah, che ti dobbiamo dire. Nel mare di internet si ritrovano un’infinità di notizie e di posizioni; alcune, ovviamente, anche parecchio interessanti: non è un caso, infatti, che pubblichiamo anche contributi di autori ripresi dalla rete.
Crediamo, però, che fare controinformazione militante sia un lavoro serio e da approfondire nello specifico. Ciò comporta vari aspetti che ti riassumiamo brevemente. Da un lato scegliere su quali argomenti insistere per rimarcare gli aspetti fondamentali, dall’altro fare in modo che chi ti legge segua nel complesso il tuo “ragionamento”. Ovvio, capirai, che non è importante, in sé, il numero delle persone che ti legge, ma la qualità. E capirai anche che ci interessa poco fare come quei leaderini che ad ogni singola iniziativa contano e gonfiano il numero di partecipanti per acquisire (nelle loro menti bacate) prestigio massmediatico o per giochetti di potere al loro interno.

Parlate di filo rosso, dite di essere poco interessati al numero dei lettori che vi legge. Qualcosa non mi quadra. O, perlomeno, darete atto che non capita spesso di sentire una redazione che non si fregia del proprio numero di lettori, soprattutto nel momento in cui si potrebbe rimarcare…

Capisco le tue perplessità, ma permettici di sviscerare la questione: il numero di persone che ci legge è importante da un diverso punto di vista. Nella fase attuale è fondamentale, a nostro avviso, indirizzare su nodi cruciali il dibattito in corso. Vuole dire, anche, cercare di dare elementi utili e concreti di analisi e proposta ai militanti. Elementi sia di controinformazione (nel senso nobile e classico del termine) che di proposta “costruttiva”. Non ci interessa acquisire per forza militanti/redattori per la rivista (cosa ovviamente gradita…), ma ci interessa che si crei un dibattito, un ragionamento, un semplice dubbio su questioni che oggi sono risolte, dalla sinistra di ogni tipo ed etichetta, in modo assolutamente insoddisfacente (quando va bene) se non infame (nelle norma dei casi). Da questo punto di vista più militanti leggono il sito meglio é.

Un’altra curiosità. Come fate a scrivere singolarmente e pubblicare articoli a nome della rivista?

Ci sembra rilevante sottolineare come chiunque possieda alcune discriminanti (che tu lettore de Il Buio dovresti ben conoscere…) può scrivere sulla rivista senza problemi. (Le discriminati) sono poche, ma buone.
Come redazione non ci poniamo il problema della stesura degli articoli se non in termini tecnici. Non essendo un’organizzazione (e nemmeno l’organo informativo di un’organizzazione) ci poniamo semplicemente il problema di immettere proposte di discussione anche da punti di vista differenti seppur rimanendo, come dicevamo, all’interno delle suddette discriminanti. In sostanza, per banalizzare, se parlassimo della sinistra italiana non saremo certo noi a dare spazio alle posizioni del PD o di SEL, ma accetteremmo sicuramente punti di vista diversi dai nostri in merito al dibattito.

Scusate, a costo di sembrare troppo pedante, spiegatemi meglio questo punto…

Fai bene a rimarcarlo perché è un punto importante; d’altra parte, in quanto lettore de Il Buio, sarai sicuramente tra quel 10% di italiani con una preparazione “superiore”, cioè che capisce un testo e lo comprende fino in fondo…
Normalmente, nella cosiddetta “sinistra” ci si confronta con due schemi editoriali-organizzativi: da un lato abbiamo il modello della rivista di partito, cioè quella in cui vengono riportate solo ed unicamente le posizioni dell’organizzazione e non ne sono ammesse altre se non per criticarle. Dall’altro abbiamo la (contro)informazione-contenitore, cioè quella che non si premura di rimarcare nessuna posizione, ma inserisce nel calderone delle propaganda qualunque cosa odori (o puzzi, dipende da chi scrive…) vagamente di sinistra.
Noi non possiamo e non siamo interessati a seguire la prima strada ed ovviamente ripudiamo la seconda. Le discriminati minime non possono essere un generico “essere di sinistra” (se poi volesse dire qualcosa e non significasse, come nella pratica, fare da stampella al potere) oppure “essere antirazzisti” o altre boiate simili. Le discriminati, anche solo “su carta”, se devono servire a produrre controinformazione e (possibilmente) azione, devono essere specifiche ed escludenti.

Escludenti?

Sì, hai capito bene, escludenti. In sostanza se è giusto accettare le diversità ideologiche in un dibattito tra militanti (in questo caso redazione, collaboratori e lettori militanti) è altrettanto giusto fissare delle condizioni entro cui discutere. Essere contro Gheddafi in quanto dittatore, per fare un esempio, senza capire cosa ha rappresentato la Libia e cosa, invece, riprodurrà adesso che è completamente al soldo degli imperialisti è un tipico esempio d’imbecillità politica, laddove non diviene tout-court  una posizione di parte avversa. Nel caso specifico non pubblicheremmo mai tutto lo sterco che purtroppo abbiamo dovuto leggere (come si dice, conosci il tuo nemico…) nella maggior parte dei siti, delle riviste e degli organi di partito della sinistra ufficiale, extra, antagonista o dipinta di rosso che sia.

Avevo dedotto qualcosa di simile leggendovi… ma è sempre meglio chiedere!

Come diceva qualcuno “Chi non chiede non sa” e, sia detto per inciso, lo si può estendere anche al nostro lavoro di redazione. Basta, in definitiva, essere in grado di riuscire a darsi una risposta…

Red-1