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Il Venezuela nel corso del processo bolivariano (5)

Movimenti sociali e sindacali e il loro rapporto col governo.

In Venezuela esiste una rete piuttosto vasta di movimenti popolari, sindacali e sociali. Del panorama sindacale si è già detto, a proposito del crescente peso della UNT nelle realtà lavorative.

Un altro movimento importante è quello dei Comitati Urbani per la Terra, circa 4.000 in tutto il paese, che rivendica l’assegnazione dei terreni nelle periferie di centri abitati, occupati dai senza tetto, e dove in questi decenni sono sorte le cosiddette “urbanizzazioni spontanee”. Questo movimento è stato riconosciuto parzialmente da una legge dedicata ai terreni urbani, la quale prevede che qualora si occupi da almeno dieci anni un terreno dove si è costruita una casa di fortuna, e qualora non esista un proprietario (situazione piuttosto frequente), si proceda da parte del consiglio municipale all’assegnazione del terreno stesso agli occupanti.

E’ prevista anche la possibilità di avere finanziamenti per costruirsi una casa più dignitosa. Si pensa, infine, di fronte ai ritardi nelle assegnazioni da parte dei consigli municipali, di dotare di poteri in tal senso gli stessi Comitati Urbani per la Terra.

Esiste un importante movimento contadino, aggregato intorno a varie sigle tra le quali in FNCEZ “Frente Nacional Campesino Ezequiel Zamora”, che rivendica l’assegnazione dei terreni incolti a chi li vuole coltivare oltre agli adeguati sostegni finanziari. Il movimento contadino ha avuto, dall’avvento di Chavez ad oggi, quasi 200 attivisti e dirigenti assassinati da sicari e paramilitari (anti-chavisti), soprattutto nelle zone di frontiera con la Colombia. Anche le rivendicazioni di questo movimento sono state riconosciute dalla “Ley de Tierras y Desarrollo Agrario” del 2002 che prevede l’espropriazione dei latifondi incolti e l’assegnazione ai contadini sia dei terreni che del sostegno per coltivarli. Questa legge, però, resta in parte inattuata.

Si può considerare parte dei movimenti sociali anche la vasta area di volontariato che opera nelle Missioni Sociali, soprattutto nei settori dove l’attività non è retribuita. Non dimentichiamo anche il movimento che opera nel campo dei mezzi di comunicazione comunitari, radio in particolare, ma anche piccole tv locali, che gode, anche in questo caso, di un sostegno governativo.

Nella mia permanenza in Venezuela ho notato anche in questo caso l’ambivalenza cui accennavo prima.

Da un lato esiste un sostegno abbastanza diffuso ed evidente verso i vertici del governo bolivariano, in particolare verso Chavez. A questo si contrappongono una sfiducia ed una critica spesso feroce nei confronti della classe politica chavista, sia a livello di governo e ministeri che a livello di partiti, soprattutto riguardo a quelli maggiori, il Movimento Quinta Repubblica e Podemos. La critica si estende anche alla burocrazia che gestisce sia la pubblica amministrazione che le imprese e le aziende pubbliche. A Chavez e al suo cerchio più stretto di collaboratori viene riconosciuto l’impegno e la buona fede, mentre sul resto si riversano le critiche più aspre e variegate, dalla corruzione (problema storico del paese), al fatto di boicottare ed ostruire l’attuazione delle politiche chaviste, al tentativo di “reintrodurre il capitalismo”, ecc.

Sull’onda di questo meccanismo si arriva a notare che nei cortei di protesta o sindacali, ci sono riaffermazioni di fedeltà a Chavez talvolta perfino eccessive, quasi si chiedesse perdono. La paura, cioè, è che il troppo protestare potrebbe favorire la destra e danneggiare Chavez. Questo, però, (ritorniamo all’ambivalenza) intacca la battaglia contro il burocratismo e la corruzione.

Un altro tratto caratterizzante della relazione tra i movimenti popolari ed il governo, è quello del reciproco sostegno. I movimenti sociali di base sono in larga maggioranza, pur con distinguo e critiche, schierati a sostegno del governo. Il governo, dal canto suo, sostiene questi movimenti con normative, limitando l’uso degli apparati repressivi, con finanziamenti a cooperative ed organismi di base, con la possibilità di accesso ai grandi mezzi di comunicazione, in particolare nelle tv pubbliche.
Non mancano sotto questo profilo, contraddizioni significative, soprattutto nei casi dove il conflitto sociale sfugge di mano: per esempio nel settembre 2005 la Guardia Nazionale intervenne in una dura vertenza sindacale in una zona mineraria dove operano multinazionali del settore provocando svariate decine di feriti da ambo le parti.

Le differenze ed i conflitti nel blocco politico chavista.

Utilizzando lo stesso metodo indagativo, possiamo confermare che anche in questo aspetto esiste la differenza tra l’appoggio a Chavez da un lato e i conflitti, anche aspri, sul ruolo della classe politica.Un primo importante scontro è quello tra i partiti maggiori del “centro chavista” (Movimento Quinta Repubblica, Podemos) e quelli minori della sinistra (Patria Para Todos-PPT, Partito Comunista Venezuelano, Partito Tupamaro, ecc.). Si tratta, innanzi tutto, di un conflitto tra strategie e culture politiche diverse: nei partiti maggiori del centro è molto presente la tendenza a mediare la conduzione del processo bolivariano, trattando con la borghesia nazionale e col sistema economico e finanziario, questione molto rilevante per un paese che è il quinto esportatore mondiale di petrolio e la quarta economia del Sudamerica.

Nei partiti minori, invece, è influente la posizione favorevole alla radicalizzazione del processo, dei suoi contenuti sociali ed economici, innovativi ed egualitari.

Questi conflitti attraversano gli stessi singoli partiti al loro interno. Nel PPT, ad esempio, esiste una tendenza marxisteggiante ed una che potremmo definire (più o meno propriamente) socialdemocratica.

Esiste anche un altro conflitto fra partiti maggiori e minori, per certi versi più dirompente di quello politico: la questione della collegialità nelle scelte di governo e il problema della ripartizione di pesi e poteri nel blocco chavista. Questo è un punto cruciale.

In Venezuela esiste un sistema elettorale di tipo maggioritario, ed i due partiti maggiori, attraverso un accordo chiamato “Morocha”, riescono ad emarginare gli altri nella ripartizione dei seggi in Parlamento, così come negli organi amministrativi locali. Non mancano voci e tensioni su presunti brogli, orchestrati dai partiti maggiori (egemoni nella gestione della Commissione Nazionale Elettorale – CNE) ai danni di quelli minori della sinistra chavista. C’è chi arriva a dire che nel paese esiste un problema serio di trasparenza e correttezza dei meccanismi elettorali (uno dei cavalli di battaglia dell’opposizione di destra ed antichavista), ma che tale meccanismo sarebbe maggiormente puntato a danneggiare la sinistra chavista, che non l’opposizione.

Il punto degli equilibri di potere nel blocco chavista è posto anche da una serie di collettivi , gruppi, organismi di base ed organizzazioni politiche, del tutto esclusi dal meccanismo delle rappresentanze parlamentare e di governo, che rivendicano maggiore riconoscimento e visibilità.

Queste realtà, molto attive nel sostegno al processo bolivariano a livello popolare e territoriale, chiedono, prima di tutto a Chavez, che si accorga che “esistiamo anche noi”. Sono realtà, interne ai movimenti popolari, sindacali e sociali, che condividono la critica feroce alla burocrazia e alla corruzione e alle tendenze opportuniste e neocapitaliste.

(continua)