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Il Venezuela nel corso del processo bolivariano (4)

Le politiche sociali del governo: salute, educazione ed alimentazione.

Quello delle politiche sociali, finanziate attraverso gli introiti statali derivanti da petrolio e gas, è certamente uno dei lati positivi delle “ambivalenze” del processo bolivariano.

Cominciamo dalle politiche sulla salute, non solo per l’ovvia rilevanza sociale della materia, ma anche per l’importanza determinante che queste politiche hanno avuto negli ultimi anni nel disegnare l’immagine del governo e nel consolidare i livelli di consenso di cui esso gode presso i settori popolari.

Premessa: stiamo parlando di un paese dove il diritto alla salute è teoricamente garantito a tutti, ma in realtà no, a causa di vari fattori come l’assoluta inadeguatezza quantitativa e qualitativa delle strutture sanitarie, sia che si parli d’ospedali che, ancora peggio, di strutture ambulatoriali decentrate, l’inesistenza sul territorio, fino all’avvento dei programmi di salute chavisti, di una figura paragonabile in qualche modo al nostro medico di famiglia, l’esistenza di una classe medica orientata prevalentemente a svolgere la propria professione secondo i criteri di tipo mercantilistico, quindi in buona parte poco indirizzata verso criteri di sensibilità sociale.

Su quest’ultimo punto è in corso un tentativo di creare una nuova generazione di medici più orientati socialmente: fondando nuove università sperimentali come la UBV (Universidad Bolivariana de Venezuela), oppure mandando 10.000 dei 35.000 studenti di medicina del paese a studiare a Cuba.

Barrio Adentro (dentro il quartiere) è il nome di una Missione lanciata dal governo nell’aprile 2003, che punta a potenziare l’assistenza sanitaria sul territorio; quindi uno dei suoi scopi principali è proprio il decongestionamento delle insufficienti strutture pre-esistenti.
Questi programmi sulla salute sono varati nel pieno della convulsa stagione di conflitti interni, che ha come passaggi cruciali il fallito golpe dell’aprile 2002, lo sciopero padronale del settore petrolifero e della grande distribuzione nei primi mesi del 2003, ed il fallito referendum presidenziale revocatorio dell’agosto 2004, promosso dall’opposizione anti-chavista.

Ovvio che uno degli obiettivi di queste nuove politiche sulla salute, sia stato il rafforzamento del consenso e della posizione del governo nel paese, in un momento di forti attacchi da parte dell’opposizione de destra e dell’oligarchia economica e finanziaria, attacchi che scatenarono reazioni che evidenziarono non solo la forza, ma anche le debolezze del Chavismo. Valga l’esempio del golpe fallito, il quale trovò parzialmente spiazzati i partiti chavisti, soprattutto quelli maggiori, e che fu contrastato dalla reazione popolare spontanea e dalla parte lealista dell’esercito.
I programmi sulla salute vengono anch’essi, al pari d’altri programmi sociali, chiamati con gergo un po’ militaresco “Missioni”: da qui Mision Bario 1, 2, 3 e 4.

Il primo livello, Mison Bario Adentro 1, è il più importante ed anche quello quasi completamente messo in pratica: oltre 8.000 consultori medici famigliari, insediati in tutti i quartieri popolari dei centri urbani come nelle zone rurali, e su tutto il territorio nazionale. Insostituibile nel primo (e cruciale) livello delle Missioni Barrio Adentro, l’apporto dei medici cubani; circa 20.000 quelli presenti in tutto il paese nell’ambito di un apposito accordo stipulato fra le due nazioni, e che nella larga maggioranza dei casi gestiscono i consultori.

Il governo all’epoca del varo della Missione, tentò invano di coinvolgere anche i medici venezuelani, le cui principali organizzazioni di categoria sono schierate con l’opposizione anti-chavista.

Un altro aspetto molto importante di Barrio Adentro 1 è la mobilitazione e promozione della militanza sociale territoriale, espressione delle comunità locali, a sostegno della politica per il diritto alla salute. Ad ogni consultorio corrisponde un Comitato di Salute formato da 11 persone, eletto direttamente dalle comunità servite dal consultorio stesso, che si occupa di supportarlo nella rimozione dei molti ostacoli di carattere pratico e logistico, partecipando pienamente ai processi d’individuazione dei problemi e alla decisione delle soluzioni, promuovendo la formazione di base nella comunità sui problemi della salute, ecc. Tutto ciò è coerente con il principio della “salute integrale” posto alla base della Missione. La salute non è il mero prodotto dell’intervento del medico, ma la conseguenza complessa di un insieme di fattori: contesto economico e sociale, cultura, sport, condizioni ambientali ed abitative, educazione e sicurezza alimentare. L’organizzazione ed i livelli di risposta della comunità, sono quindi un elemento importante che determina il livello di salute complessivo dei componenti della medesima.

Undici persone per ogni Comitato di Salute moltiplicato per gli 8.000 consultori sparsi nel paese fanno quasi 90.000 persone che rendono un’idea concreta su uno degli aspetti non secondari del livello di militanza di base a sostegno delle politiche bolivariane.
Infine, in ogni consultorio dei centri urbani sono effettuate mediamente 100-150 visite a settimana che rappresentano un surplus di assistenza, prima sconosciuta nel paese.

La Missione Bario Adentro 2, invece, consiste nell’istituzione di una rete di circa 600 “Centri Diagnostici Integrali”, un centinaio dei quali sono gia stati realizzati che andranno a rinforzare la rete dei vecchi ambulatori territoriali, totalmente insufficienti ed inadeguati. Barrio Adentro 2 si suddivide a sua volta in tre sottolivelli, ai quali corrispondono strutture di differenti dimensioni e complessità.

Non parliamo di sola diagnostica, ma anche di centri di medicina alternativa, agopuntura, omeopatia. Inoltre in molti di questi nuovi centri esistono anche unità di terapia intensiva e sale operatorie per interventi di bassa e media complessità, ovvero sono dei piccoli ospedali. Anche in questo caso spicca il protagonismo dei medici cubani.

Per avere un’idea più precisa, nel nuovo Centro Diagnostico di Mariara, a 30 km da Valencia vengono effettuate giornalmente circa 500 visite al pronto soccorso, ed altrettante nei vari ambulatori. L’intera struttura è stata aperta da appena tredici mesi ed è ancora in fase di completamento: qua e là odore di vernice fresca e pavimenti appena posat… oltre a murales con le immagini sorridenti di Castro e Chavez.

La Missione Barrio Adentro 3 è ancora tutta da realizzare. Consiste nella modernizzazione e ristrutturazione degli ospedali già esistenti e nell’integrazione di questi nel nuovo sistema sanitario venezuelano, che le stesse Missioni Barrio Adentro stanno contribuendo a ridisegnare. La base giuridica di questo processo d’integrazione sarà fornita da una nuova Legge Organica sulla Salute, tuttora in fase di discussione. Senza questa integrazione il rischio di sdoppiamento e confusione tra vecchie e nuove strutture appare evidente. Uno dei problemi ricorrenti, infatti, è la non adeguata comunicazione ed integrazione tra le attività svolte nelle varie strutture delle Missioni Barrio Adentro e gli ospedali, dove sono inviati pazienti con problemi più seri e complessi.

Capita che i pazienti trasferiti negli ospedali non siano accettati o siano curati male a causa di scarsità d’attrezzature, sottovalutazione dei casi o corruzione ed inefficienza.

Un altro dei problemi di Barrio Adentro sono le risorse finanziarie non sempre adeguate e le difficoltà di rapporto con la pubblica amministrazione e la stessa classe politica chavista, a causa di corruzione, burocratismo, clientelismo, logiche di potere o elettoralistiche.

Infine la Missione Barrio Adentro 4, l’ultima ad essere stata lanciata, prevede la realizzazione in tutto il paese di 10 nuovi grossi centri specializzati. Il primo sarà un centro cardiologico infantile a Caracas.
Concludo questa breve rassegna su Barrio Adentro, con qualche dato del Ministero della Salute venezuelano, utile a dare un’idea della dimensione di queste iniziative. Dal varo nel 2003 sino alla fine del 2006, le consulte e gli interventi effettuati nell’ambito di Barrio Adentro 1 risultano 216.445.701, le vite salvate 38.495, le paia di occhiali distribuite 2.094.411, le consulte odontoiatriche 21.580.511.

Una citazione a parte merita la Mision Milagro (Miracolo), nata anch’essa da un accordo tra Venezuela e Cuba, lanciata nel 2004 con lo scopo specifico di intervenire su persone con gravi problemi di vista. Grazie ad essa sono state operate a Cuba oltre 485.000 persone provenienti da 28 paesi sudamericani, fra i quali 290.000 venezuelani.

Nonostante i limiti ed i problemi, molti ritengono che le politiche sulla salute sono uno dei principali punti di forza del processo bolivariano in termini di consenso.
In questo campo il Venezuela segue l’esempio cubano. Va detto, infine, che se dal lato delle politiche sanitarie i passi avanti sono notevoli, da quello della trasformazione dei fattori economici, sociali ed ambientali che contribuiscono a produrre la malattia, la strada da fare è, ovviamente, molto lunga.

Anche le politiche nel campo educativo sono articolate in Missioni: Robinson, Ribas, Sucre, ecc.

La Mision Robinson è quella che porterà all’alfabetizzazione di quasi un milione e mezzo di persone prima incapaci di leggere e scrivere. La Mision Ribas è dedicata al supporto di studenti e studentesse in vista del completamento degli studi secondari superiori.

A tre anni dal suo lancio sono 608.000 gli studenti coinvolti, 200.000 beneficiari di borse di studio, 420.000 quelli che hanno gia preso la licenza media superiore e vanno all’università.

La Mision Sucre, infine, è un programma di inserimento e sostegno per studenti di livello universitario, associato ad un percorso di “municipalizzazione” del sistema di studi superiori e di un suo avvicinamento alle esigenze e potenzialità delle comunità locali.

Riporto solo il nome e gli obiettivi di altre missioni: Mision Negra Hipolita, per il recupero e la risocializzazione di persone che vivono in strada ed in estrema povertà; Mision Sonrisa (Sorriso), il cui lancio è stato annunciato nel novembre 2006 e che mira a dotare di protesi le persone che mancano di parte della dentatura e dei soldi per affrontare la questione. Su 10 venezuelani oltre i 25 anni, 7 lamentano questo tipo di problema. Nell’ambito di questa missione si prevede la fabbricazione di 10 milioni di protesi dentali e per il solo 2007 la realizzazione di 140 laboratori di protesi statali.

Poche parole anche sulle politiche in campo alimentare.
Da un lato in tutto il paese sono state istituite circa 4.000 case d’alimentazione, ricavate in ambienti domestici nei quartieri popolari, attrezzate e rifornite a spese del governo e gestite direttamente dalle famiglie. Queste case distribuiscono mediamente i pasti a 150-170 persone in stato di denutrizione o scarsa alimentazione. Da metà del 2005 le persone che lavorano in queste case percepiscono un gettone corrispondente a 180.000 bolivares, circa la metà di un salario minimo.

Dall’altro lato sono stati realizzati in tutto il paese circa 20.000 punti vendita della catena governativa Mercal, dove vengono venduti articoli di largo consumo a prezzi calmierati. Secondo finti ufficiali nei punti Mercal si servirebbero circa 21 milioni di persone, ovvero la quasi totalità della popolazione venezuelana adulta.

Le Missioni Sociali sono una parte molto importante della politica chavista: sono, come dicevo, un fattore oggettivo di creazione del consenso fra la popolazione, ma anche un fattore di costruzione, attivazione e mobilitazione di una vasta militanza sociale a supporto delle politiche governative. Una maniera intelligente, per dirla in altri termini, con cui il governo intercetta e riappropria della partecipazione sociale e civile che in questo momento attraversa il paese, anche se c’è chi sostiene che parte di questa militanza non è genuina, ma determinata dall’esistenza di gettoni monetari a beneficio di chi vi opera.

Altro dato molto importante sulle Missioni è il protagonismo delle donne rappresentato dal fatto che l’80% del personale che lavora nelle Missioni è femminile. Le donne sono presenti sia a livello di volontariato di base che dirigenziale.

Infine, un accenno alle politiche d’edilizia popolare partendo dall’esempio dello stato di Carabobo: 2 milioni e mezzo di abitanti, dei quali 200.000 in emergenza abitativa. Sono state costruite 9.000 nuove case e si prevede la costruzione di 25.000 abitazioni ogni anno a venire. Oltretutto, la qualità dei nuovi moduli abitativi è migliore de quelli costruiti in precedenza.

A livello nazionale sono già stati costruiti 41.000 dei 100.000 alloggi popolari progettati nel 2005. Dei 120.000 progettati per il 2006, ne sono stati completati 80.000. Il deficit abitativo totale a livello nazionale ammonta a  circa 1.800.000 case.

(continua)