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Il Venezuela nel corso del processo bolivariano (2)

MCD: Non crede, Presidente, che dichiarare le sue intenzioni socialiste é ancora prematuro nell’attuale situazione venezuelana e latinoamericana in generale? Non é una scommessa politica troppo alta?

Hugo Chavez: É possibile che lo sia, non mi credo possessore della verità.
Il mio istinto politico mi dice che é il momento di formulare queste posizioni. Dal punto di vista del calcolo elettorale alcuni buoni amici e compagni mi hanno detto che non era opportuno,che sarebbe stato meglio aspettare le elezioni del dicembre 2006 e, dopo averle vinte, renderle pubbliche. Io, invece, non vedo la vedo così.
I tempi politici non coincidono necessariamente con i tempi elettorali. Da qui ad un anno, c’é un secolo. Il tempo é relativo, come dimostrò Einstein. Credo che sia il momento. Quando vedi che i campi iniziano a gettare i germogli, é tempo di concimare.
Quando vediamo quello che sta succedendo in America Latina, soprattutto in America del Sud, il grande dibattito che c’é in Brasile, Uruguay, i governi che spingono per cose nuove, quando si guarda quello che é successo in Ecuador, Bolivia, e in Venezuela ovviamente, in Centroamerica, nei Caraibi…. L’epicentro é in America del Sud.
A questo scoppio popolare e democratico bisogna dare sostanza ideologica. E qual’é? Io rispondo, dalla mia coscienza politica, che é la via socialista.
In Venezuela l´ho posto nella seguente maniera: siamo in una tappa di transizione e, come diceva Gramsci, che finisca di morire quel che deve morire e che finisca di nascere quel che deve nascere.
Una tappa di transizione che mi arrischio a chiamare “democrazia rivoluzionaria”, un altro termine che non é mio, bensì del poeta cubano Roberto Fernandez Retamar.
Parla di questo in una intervista del 1992 che lessi, quand’ero in carcere (4), in un libro, “America latina, marchio registrato”, del cileno Sergio Marras.
Retamar parla del bolivarianismo e della democrazia rivoluzionaria. Ho ripreso questo termine per caratterizzare il tipo di democrazia che spinge come una cavalleria, che apre porte e si impregna del popolo. É una fase di transizione verso il socialismo.
Questa direzione é molto più chiara in Venezuela. Se quattro anni fa mi avessero domandato: “Chavez, verso dove andiamo?” forse la mia risposta non sarebbe stata così precisa, e anche a quella che sto dandoti adesso, manca molta precisione. Ti avrei risposto: “qui c’é la costituzione bolivariana, questo é il progetto”. Adesso credo che andiamo verso il socialismo. La democrazia rivoluzionaria bisogna orientarla verso il socialismo.
Qui si é creata una dinamica verso il basso molto interessante.
PDVESA (Petroleos De Venezuela S.A.) per esempio, sta discutendo questo tema all’interno dell’impresa con questo leader straordinario che é il ministro dell’Energia e Petrolio, Rafael Ramirez, un ragazzo che si formò in quel movimento, Ruptura, di cui ti ho accennato. I funzionari del mio governo con formazione marxista non osavano parlare di socialismo.
Io ho dato loro luce verde. Adesso persino l’Assemblea Nazionale (il parlamento, n.d.t.) si parla di socialismo.
É stata come una liberazione, si torna a parlare di un tema tabù. Il ricatto dei mass media era molto pesante: se ti dichiaravi socialista, ti dicevano troglodita, dinosauro. Adesso no, il socialismo va per la strada e persino alcuni impresari hanno dichiarato che non li spaventa. Magnifico! Bisognerà ascoltare le loro ragioni, rispettarle e discuterle. I militari parlano di rivoluzione e socialismo, e discutono questi temi. Io assumo la responsabilità di questo processo. Dobbiamo studiare e dibattere molto.
Speriamo di poter fare presto qualche evento internazionale sul socialismo e conoscere così distinte opinioni ed esperienze…
Rispetto alla linea politica, uno degli elementi determinanti del socialismo del XXI secolo deve essere la democrazia partecipativa e protagonista. Il potere popolare. Questo é un elemento politico determinante, che contrasta con una situazione di partito unico in cui si centrino tutte le decisioni.
Bisogna centralizzare tutto nel popolo, il partito deve essere subordinato al popolo, non il contrario.

MCD: Un sistema politico pluralista che permetta la partecipazione di diversi settori? Un potere popolare reale?

Hugo Chavez: Chiaramente, una democrazia partecipativa e aperta. Sul piano sociale, il socialismo deve coniugare eguaglianza con libertà. Una società di uguali, senza privilegi, senza questa abissale differenza tra estrema ricchezza ed estrema povertà.
Sul piano economico: un cambiamento del sistema del funzionamento metabolico del capitale. Questo é un tema complesso da trattare. Qui abbiamo iniziato esperimenti come la spinta verso il cooperativismo e l’associativismo, verso la proprietà collettiva, la banca popolare, e nuclei di “sviluppo endogeno”, etc.
Si tratta di lasciare indietro la logica di funzionamento perverso del capitalismo. Sono valide molte esperienze, come l’autogestione e la cogestione, la proprietà cooperativa e collettiva; etc.
Stiamo mettendo in marcia un programma pilota di imprese di produzione sociale e unità di produzione comunitaria. Tutto questo sta appena nascendo, ma ci aiuterà a definire un modello teorico. Questa linea attribuisce al processo una connotazione speciale: non si tratta di un gruppo di intellettuali che scrivono un libro di duemila pagine: pratica e teoria devono camminare a pari passo.

MCD: Come analizza lei la situazione attuale in America Latina? Crede che l’imperialismo cercherà d generare conflitti per destabilizzare governi ribelli come il suo?

Hugo Chavez: Eravamo preparati per la reazione internazionale che stiamo udendo. Ora non c’é solamente il caso del Venezuela, ma anche del Brasile. Il caso di questo paese e lo scandalo che si é scatenato rispetto alla corruzione, senza che questo sottintenda accettazione della corruzione, beninteso, mi sembra che abbia un obiettivo: quello di indebolire il governo di Lula, cercare di ricattarlo. Ho la certezza che Lula, un leader straordinario, riuscirà a uscire da questa difficile situazione.
Esiste la possibilità che il Brasile si aggiunga in maniera determinante a questo cammino di cui hanno bisogno oggi popoli d’America Latina.
Anche in Argentina assistiamo ad un processo complesso: permanenti attacchi di settori dell’oligarchia creola al governo, attacchi internazionali ecc. Assistiamo a quanto succede in Bolivia, in Ecuador, in Uruguay.
In conclusione, dopo questo riassunto sulla situazione latinoamericana, che non ha la pretesa di essere un’analisi, direi che ci sono ragioni per essere ottimisti.
Coloro, come noi, che in America Latina sono alla testa di alcuni processi, sia da posizioni di governo, che da quelle di movimenti politici o sociali, devono disegnare una mappa non solo strategica, ma anche tattica e di lavoro.
In questo esiste un vuoto e credo che sia necessario che con intellettuali e leader di distinti paesi dell’area si formi una squadra con la capacitá di fare proposte che abbiano ricadute incisive sulla realtà. Come continuare ad appoggiare Telesur, per esempio. Petrosur, Petroamerica, la Banca del sud, l’Università del sud; progetti di integrazione che non possono rimanere solamente a livello di governo. Se non diamo contenuto alla partecipazione popolare, sarebbero, come diceva Bolivar, “repubbliche aeree”, castelli campati in aria.

MCD: La sua, presidente, é una visione ottimista sul futuro d’America Latina.

Hugo Chavez: Sí, é ottimista e ti dico il perché. Uno ha già svariati anni sulle spalle… beh, tu ne hai più di me, Manuel…

MCD: Sì,  ma io non ho governato…

Hugo Chavez: …io ho questa opportunità da sei anni e mezzo. E uno può fare dei raffronti. Sono successe molte cose non solo in America Latina. Se vai in India, trovi qualcosa di diverso rispetto a quello che c’era cinque anni fa. Sono segnali che indicano nuovi tempi. Non può essere una casualità che si accendano questi segnali in Europa, Asia, in America Latina. Anche in Africa. Ho letto recentemente una notizia che rivela la preoccupazione dell’impero nordamericano: un piano di appoggio militare a vari paesi africani.
Guarda quello che sta succedendo in Irak… sono segnali positivi, nonostante capisca quello che vuoi dire: le battaglie che arriveranno saranno molto dure. Però se c’è un momento in cui é opportuno avanzare e raggiungere importanti vittorie nella direzione storica che ci siamo prefissati, quel momento é adesso; adesso e qui.
Spero che pubblicherete la vostra rivista per altri 40 anni, lottando, e spero che continuerete a raccontare quello che stiamo intuendo e sognando.

Note:

(4) Dal 1992 al 1994, dopo essersi assunto la responsabilitá politica dell’insurrezione (fallita) civico militare del 1992 contro il governo di Carlos Andres Perez, responsabile della feroce repressione scatenata sulle proteste a Caracas contro l’aumento dei prezzi del trasporto pubblico. In tre giorni tra morti e “desaparecidos”, i “barrios” di Caracas stimano tra le 1000 e le 3000 vittime. I fatti sono del 1989, e vengono comunemente denominati “caracazo”[n.d.t.].