Canale Video


Calendario

Gennaio 2021
L M M G V S D
« Dic    
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
25262728293031

Archivio Articoli

La forza del diritto o il diritto della forza?

L’aggressione alla Libia è, in ordine cronologico, l’ultimo degli interventi criminali ed imperialisti promossi dall’Occidente per “esportare il Bene” in tutti i Paesi del mondo.
Al di là della retorica falsa, infame e del tutto ideologica, c’è comunque qualcosa che differenzia l’intervento armato in Libia da quelli che lo hanno preceduto.
Diversamente che in Irak ed in Afghanistan, infatti, questa volta c’é una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’ONU che autorizza l’intervento.
Inoltre,  tale risoluzione è stata giustificata da un principio assolutamente nuovo, riassumibile nella formula “responsabilità di proteggere”.
La “responsabilità di proteggere” è un concetto nato dalla constatazione dell’impotenza delle Nazioni Unite in occasione del genocidio in Rwanda, nel 1994.
Alcuni Paesi occidentali, ed in particolare la Francia, avevano avanzato l’idea di un “diritto di ingerenza” che consentisse di intervenire militarmente nelle situazioni di urgenza.
Un’idea che non aveva incontrato il favore degli altri Paesi, memori delle epoche storiche in cui le Potenze coloniali rivendicavano a sé sole il diritto di ingerenza negli affari interni di altre nazioni e di altri popoli.
Quello della “responsabilità di proteggere” è sembrato allora uno slogan più prudente, più facile da accettare: scontata dunque, in un certo senso, la sua adozione da parte dell’assemblea generale dell’ONU, questa autentica filiazione-depandance dell’imperialismo USraeliano, nel 2005.
L’idea che ispirava l’iniziativa era che, se un Potere esistente ed operante a tutti gli effetti non ha la capacità o la volontà di proteggere la propria popolazione civile, allora le Nazioni Unite hanno il diritto di intervenire in tale Paese anche senza la sua approvazione!
Il principio è stato applicato alla Libia di Gheddafi, una volta proclamato urbi et orbi che il colonnello si stava rendendo responsabile della sanguinosa repressione di quella parte del popolo, maggioritaria o meno non importa, che reclamava il suo allontanamento dal Potere.
Il principio applicato ai danni della sovranità e dei legittimi diritti del popolo libico, e dunque del regime di Gheddafi, non è comunque così chiaro come pretende di essere.
Innanzitutto per la sua vaghezza.
Cosa significa “protezione”? e “aiuti umanitari”? e “annientamento delle forze armate che minacciano i civili”? significa il rovesciamento del Governo ritenuto responsabile dei crimini e sua sostituzione con un Governo giudicato, ma non si sa in base a quali criteri oggettivi, preferibile da parte dei Paesi che intervengono su mandato dell’ONU?
Nel caso, come quello attuale della Libia, in cui l’intervento militare, l’aggressione armata ad uno Stato sovrano, legale e legittimo viene preferita all’invio di “aiuti umanitari” o all’adozione di condanne formali da parte delle Nazioni Unite (del genere, ad esempio, delle Risoluzioni che hanno condannato in più di una circostanza la pratica genocidi e criminale dell’entità sionista in Palestina e che sono ovviamente rimaste del tutto prive di conseguenze pratiche), scompare qualunque distinzione con il “diritto di ingerenza” applicato per “giustificare, agli occhi dei lacché dell’imperialismo USraeliano, le precedenti aggressioni all’Irak ed all’Afganistan..
Come se non bastasse, l’interpretazione prima e l’applicazione poi di questa “responsabilità” viene attribuita al Consiglio di sicurezza dell’ONU, i cui membri permanenti (USA, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia) dispongono di un “diritto di veto” che li pone, di diritto oltre di fatto, al di sopra della legge, una legge che essi, peraltro, dovrebbero personificare: né loro, né i Paesi a loro fedeli o volta per volta funzionali ai loro particolari interessi, possono essere condannati.
Una giustizia assolutamente selettiva, dunque.
Che consente di comprendere, fra l’altro, perché la Libia è stata aggredita militarmente, mentre all’entità sionista séguita ad essere permesso di sterminare impunemente il popolo palestinese.
In conclusione ed in sintesi, una considerazione assolutamente scontata e banale per i marxisti rivoluzionari.
L’ordine internazionale incarnato dal Consiglio di sicurezza consacra il regno della forza, non quello del diritto.
Si sostiene abitualmente, come se fosse motivo di orgoglio e di “civiltà”, che questo “nuovo ordine mondiale” mette fine alla vecchia nozione di sovranità degli Stati, e cioè al principio che “ogni Governo fa, a casa propria, ciò che vuole. Perché solo lui decide ciò che è bene e ciò che è male”.
Un principio “vecchio”, per certi aspetti.
Ma è paradossale che, a sostituirlo, sia stato un principio ancor più “vecchio”: quello che fa riposare il diritto sulla forza.
Perché, in definitiva e arrivando alla sostanza una volta che ci si sbarazzi dell’involucro formale, ha ragione chi è più forte. Sempre e comunque.
Con tanti omaggi (si fa per dire!) alla democrazia, alla Civiltà, alla Libertà…

P.R