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Una manovra clericale

I pennivendoli italioti, al pari dei loro connazionali, non si vergognano non solo di essere proni nei confronti del padrone di turno, sia esso “di destra” o “di sinistra”, nazionale o, preferibilmente, straniero (Mussolini e De Gasperi, passando per Togliatti, docent),  ma anche di fabbricare luoghi comuni con la stessa naturalezza con cui D’Alema&compagni di merende recitano il ruolo di finti oppositori.
Così, la recente manovra finanziaria varata dal Governo dei magnaccia, dei ladri, delle prostitute, dei nani e delle mitiche ballerine di craxiana memoria, per i  pennivendoli nostrani (ma non solo per loro), rappresenta un vero e proprio atto di “macelleria sociale” in quanto “azzera il welfare e non esita a punire gli strati sociali meno abbienti”.
Vero, tutto vero.
Eppure, nessuno, ma proprio nessuno, ha osservato che la Stangata del Governo riguarda tutti, fuorché la più grande potenza economica del nostro sfortunato Paese, quel cattolicesimo vaticano che, con le sue favolose ricchezze di tutti i tipi, coi suoi vergognosi ed inaccettabili privilegi, dovrebbe essere tenuto a partecipare ai sacrifici che vengono chiesti ancora una volta ai semplici cittadini, ai lavoratori, ai disoccupati, ai precari, ai pensionati: a tutti, insomma. Ad eccezione di preti e sbirri, oltre che dei soliti “lor signori”.
Nelle cui fila, ovviamente, militano i preti cattolici.
La cui Chiesa (la sacra bottega di anarchica memoria) è leader assoluto o quasi in ben quattro settori economici: immobiliare, turismo, sanità ed educazione privata.
Ma, i preti, quanto incamerano annualmente dallo Stato italiano, tra sgravi fiscali, vale a dire soldi a cui l’Italia rinuncia a favore del Vaticano, e soldi regalati alla Santa Sede?
Secondo il benemerito Odifreddi, il totale ammonta in non meno di 11 miliardi di euro!
Com’è noto, ogni anno il Governo italiano, per salvare il bilancio statale dalla bancarotta, impone una manovra finanziaria, cioè nuove tasse, per cifre dello stesso ordine di grandezza di quelle intascate dal Vaticano.
Se il compianto (dai lanciatori di freccette) Bottino Craxi, nel 1983, ha sostituito la “congrua mensile” per i preti con il finanziamento volontario dell’8permille sul gettito totale delle tasse pagate con l’IRPEF, il Superviagra, il Chiavaliere di Arcore, questa volta nel 2003, ha creato un organico di 15 mila 507 posti di insegnante di religione (di fatto solo e soltanto di religione cattolica), fatti diventare in massa “di ruolo” e scavalcando anche i diritti pregressi degli insegnanti delle altre materie. Da sottolineare il fatto che, gli insegnanti di religione, li nomina e li può licenziare solamente il vescovo interessato, non il Ministero della Pubblica Istruzione!
Saltando ad altre voci di bilancio, arriviamo a milioni di euro  sborsati dallo Stato con contributi tra i più disparati: nel 2004, ad esempio, 470 milioni di vecchie lire per stipendi agli insegnanti di religione; 258 per le scuole cattoliche, 25 per… l’acqua consumata dal Vaticano; 20 per l’Università dell’Opus Dei ed altri 44 per cinque Università cattoliche, e via elargendo.
Più la gran parte del miliardo e mezzo di euro per la sanità privata, quasi per intero nelle mani delle istituzioni cattoliche (Opus Dei, Comunione e Fatturazione, ecc.).
Arriviamo così – lo ripetiamo: non ricordando altre voci altrettanto significativamente scandalose – ogni anno ad almeno 3 miliardi di euro (sei mila miliardi, diconsi sei mila miliardi di vecchie lire!) che entrano nelle tasche dei preti dopo essere uscite dai portafogli dei comuni cittadini, in primis da quelli che, giustamente, i preti, li possono vedere solo appesi per i piedi, come il loro arcinoto Mentore.
Vanno poi calcolati i rimborsi del 10 per cento del costo della carta per la pletora di giornali, giornaletti, opuscoli ed opuscoletti facenti capo al Mondo cattolico, a quello del non profit in particolare.
Altri sei miliardi di euro la Chiesa cattolica li ottiene grazie alla rinuncia dello Stato italiano a riscuotere le tasse in molte occasioni. Per la stessa ragione, i Comuni perdono circa due miliardi e 250 milioni di euro ogni anno.
Arriviamo così, con il fiato in gola e con il portafoglio ormai vuoto, al totale, assolutamente folle e vergognoso, di oltre 10 miliardi di euro, ventimila miliardi delle vecchie lire!
Un’intera manovra finanziaria di proporzioni tutt’altro che trascurabili che, anche dalle tasche  delle famiglie che i preti proclamano ad ogni pié sospinto di voler difendere, prendono il volo verso le casse vaticane.
Abbiamo peraltro solo accennato all’8permille, questa legge che urla vendetta e giustizia agli occhi non soltanto degli atei, ma anche e soprattutto della gente civile, quella che saluta l’uscita della civiltà dalle tenebre del Medioevo e della dominazione vaticana come l’unico vero passaggio dal “Regno delle Tenebre a quello della Luce”.
Data la “popolarità” dell’argomento, non lo rivanghiamo qui.
Anche perché è arrivato il momento delle conclusioni.
Che si riducono ad una semplice domanda: perché la recente manovra finanziaria del Governo di unità nel bunga-bunga non ha messo le mani nelle tasche del Clero?
E perché la (sedicente) Sinistra, anziché piangere sulla sorte infelice e tragica di ex operai arricchitisi, di bottegai senza cervello e senza senso civico, di vecchietti bigotti e timorati di dio, di magùt senza casa ma con ricco conto in banca, e via elencando categorie che hanno fatto del piagnisteo e del rispetto dell’autorità la loro religione laica, si è ben guardata dal denunciare l’ennesimo scandalo di questa Repubblica nata dalla sconfitta della Resistenza prima e della Rivoluzione poi?
Perché…?

Ravachol