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Italiani: gente d'onore

E’ probabilmente azzardato stabilire un nesso qualsiasi fra l’attacco terroristico di qualche settimana fa  e la decisione della Norvegia di ritirarsi dalla missione Unified Protector che sta seguitando ad aggredire la Libia con la stessa ferocia criminale con cui il Templare Anders Behring Breivik ha eliminato uno dopo l’altro le 77 vittime di UTOYA.
Sí, è vero: il ritiro era annunciato. Resta comunque il fatto che, dal 31 marzo scorso, giorno in cui la NATO ha preso sotto il proprio comando le operazioni in Libia, la Norvegia – questo Paese così tollerante, tranquillo e pacifico che, a detta dei pennivendoli nostrani, poteva essere macchiato solo dall’iniziativa “folle ed individuale” di un “fanatico pazzoide” – ha impiegato sei caccia F-16.
Se la Norvegia se ne va, l’Italia resta.
Infatti, gli “assetti aerei e navali italiani messi a disposizione della NATO per l’operazione Unified Protector continuano le missioni assegnate per l’imposizione delle no fly zone e dell’embargo navale” (e, aggiungiamo noi, per cercare di assassinare Gheddafi, nonostante uno come Frattini, che sta al Ministero degli esteri come Ruby Rubacuori sta ad un concento di monache di clausura, non perda occasione per assicurare che “il Colonnello non è un obiettivo”.
Italiani “fedeli agli impegni presi”, dunque?
Ma dai: siamo seri!
L’Italia, con gli accordi stipulati con gli Alleati di turno, ha notoriamente e da sempre una storia che è eufemistico definire “ballerina”.
Qualche esempio?
Dal 1882 l’Italia è legata alla Germania ed all’Austria dal patto della Triplice Alleanza. Nel 1912 ci fu l’ultimo rinnovo del trattato che sarebbe dovuto durare fino al 1917. Sarebbe dovuto, perché, nel 1915, l’Italia lo rompe e decide, con il Patto di Londra, di schierarsi a fianco della Francia e dell’Inghilterra contro i vecchi alleati.
Passiamo al 1943.
L’Italia, è noto, si schiera con gli Anglo-Americani, violando per la seconda volta l’amicizia con la Germania siglata con il Patto di Acciaio del 1939.
Più di recente, il 30 agosto 2008 venne stipulato il trattato di amicizia, partenariato e cooperazione con la Libia.
Che è stato però sospeso il 28 febbraio 2011, non appena le fortune del Colonnello hanno avuto fine.
Per l’ennesima volta nella sua peraltro relativamente giovane storia, l’Italia decise, anche in questa circostanza, di saltare sul carro dei Vincitori.
Proprio come aveva fatto nel 1915 e nel 1943.
Allora, a beneficio anche delle scimmie neofasciste e degli ultras di un calcio nazionale che si dimostra sempre più, scandalo dopo scandalo, il riflesso fedele del Paese reale, rinnoviamo l’interrogativo: gli Italiani, sono “gente d’onore”?

Luca Ariano