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I razzisti che piacciono agli antirazzisti nostrani

La notizia che state per leggere é, in certo senso, dedicata agli “antirazzisti” di casa nostro che “fanno il tifo” per “i ribelli libici” convinti di essere coerenti con le proprie sbandierate (proprio come allo stadio,vale a dire con la stessa serietá delle tifoserie da curva) posizioni di principio a favore degli oppressi e degli emarginati del mondo.

Ecco la notizia.
I ribelli,  a Misurata, in Libia,  hanno cacciato l’intera popolazione nera della cittá”, secondo quanto riferisce non un foglietto qualunque di propaganda ma il The Wall Street Journal. Stando al quale, inoltre, “i ribelli ora si trovano in vista della cittá di Tawergha, a 40 kilometri di distanza, e giurano di ripulirla  da tutte le persone di colore, una volta impadronitisi della cittá”.
Sempre secondo il The Wall Street Journal, i “ribelli” si audefiniscono “la brigata per l’eliminazione degli schiavi, pelle nera”, dove il concetto di eliminazione va interpretato in senso letterale, drastico e definitivo, di soppressione fisica.
Che l’edizione del Wall Stret Journal sia una copia contraffatta dalla rinata “redazione internazionalista” de ( il mitico) Il Male?
Non erano infatti i gheddafiani ad essere razzisti?
Ma se lo dicevano e lo dicono pure i rifondatori, i cossuttiani, i vendoliani, i fans, piacentini e non, di Bersani, il segretario-bottegaio che fa credito ai padroni ed esige il pagamento immediato dai poveretti (i proletari sono roba d’altri tempi e di altre realtá) e,  chissá, forse lo stesso compagno Pisapia, neo-sindacato del neo-istituito Soviet Supremo di Milano!

Luca Ariano