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Cattivi maestri

<< “Cos’è?”, feci io.
Dimostrano contro il riarmo tedesco”.
Infatti la colonna avanzava compatta verso la piazza del duomo, ma senza bandiere e nemmeno cartelli.
E’ una dimostrazione improvvisata”, spiegò Anna. “Vedrai che domani la rifaranno più grande e coi cartelli. La parola d’ordine dovrebbe essere no al riarmo tedesco, ma come fai a gridarla? Pace è più semplice, ma anche più generico (…)”.
E’ improvvisata, diretta male”, disse ancora quando le fui accanto. “In queste dimostrazioni non si avanza in colonna”.
“No? E come allora?”.
Si arriva alla spicciolata, da soli o al massimo in due o tre, e si fa finta di essere lì per caso. Poi all’ora precisa tutti su un cantone. Si tirano giù le pertichette dei tram, si urlano parole d’ordine, si fa caciara”.
(…)
Nel caso di dimostrazioni come questa (…). Se non c’è scontro con la forza pubblica, la gente non si accorge neppure dell’agitazione, lo capisci? Perde di efficacia politica
“Insomma mandate la gente a buscarle?”.
Non sempre. Vedi là, quel celerino? Lo stanno pestando. Quando si può picchiare, si picchia anche noi”.
“Anche le donne?”.
Si capisce. Anzi, specialmente le donne. Perché in tribunale, dopo, come fa la polizia ad ammettere di averle prese da una donna?”.
“E come picchiate, con la borsetta?”.
Macché. Coi piedi”.
“Coi piedi?”.
Sì. Coi tacchetti pestoni, di punta calci negli stinchi. Ma anche meglio si fa col ginocchio”.
“Col ginocchio?”.
Sì. Quando il poliziotto ti prende per un braccio e sta di fronte, basta alzare il ginocchio, e lo colpisci al basso ventre”.
“Ma funziona?”.
Altro che. Ne ho visti stendere una decina in questo modo, da ragazzette che a vederle non gli daresti due soldi”.
(…)
Mi spiegò come succede uno scontro armato per strada, me lo spiegò bene, tanto vero che poi ne ho trovato conferma sui testi specializzati.
Oggi non si fa più la barricata, perché è un bersaglio troppo esposto e con le armi moderne te lo spazzano via in un momento. Basta un cannoncino da quarantasette a buttare giù ogni cosa, e quelli che ci stanno dietro farebbero la fine del sorcio.
Una strada, oggi, la si difende dalle case circostanti, e si spara dalle finestre, dai tetti, dagli abbaini, dai portoni. Così hai il vantaggio dell’altezza e di lassù un sasso, una tegola, persino un normale vaso da notte diventa proiettile temibilissimo.
La strada, caso mai, la si interrompe con uno scasso profondo, o con un ostacolo elastico. Se per esempio devi difendere un viale, per prima cosa tu abbatti gli alberi, con le fronde rivolte alla direzione da dove viene l’attacco, perché gli alberi sono difficili da rimuoversi. Lo scasso, se è profondo abbastanza, potrà servire come camminamento, per spostarsi da un lato all’altro della via: Ma deve proseguire fin dentro l’opposto androne. E in ogni modo questi passaggi da lato a lato della via debbono essere rapidi e saltuari, soltanto in caso di assoluta necessità, un ordine urgente, per esempio, un afflusso di rinforzi o di materiali, un soccorso a un ferito.
Per il resto bisogna muoversi sempre su di un lato della strada, passando per i cortili, per i tetti, per le altane, sfondando ove necessario i muri divisori fra stanza e stanza, fra costruzione e costruzione. Così si combatte per le strade, oggi. Altro che barricate”. >>

Da La vita agra, di Luciano Bianciardi, Milano, 1962, pp.57,58, 59, 60 e 61.