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L'indignazione selettiva

Indignazione generalizzata. Ma selettiva. C’è un «Caso Battisti», però al contrario. In Italia. La mancata estradizione non provoca polemiche, scalpore. Il «nostro» Cesare Battisti è uruguayano, anche se dal 2002, nonostante fosse un criminale, un assassino, un torturatore (e si sapeva), ha avuto cittadinanza e passaporto italiani.

Si chiama Néstor Troccoli, uruguayano del ‘47, ex capitano di vascello della marina, membro dell’intelligence della dittatura ( ‘73-’85). In Uruguay ha ammesso di avere torturato detenuti politici, partecipato al trasporto di una trentina di uruguayani dall’Argentina («sovversivi» poi desaparecidos) nell’ambito del Plan Condor. Ammesso e rivendicato in un libro, «L’ira del Leviatano», in cui scrive che «il dovere di un soldato è eseguire gli ordini dello Stato senza discutere». Nel ‘97 arrivò a Marina di Camerota, nel Salernitano, da dove il suo bisnonno era partito ai primi ‘800 per raggiungere Garibaldi a Montevideo. Poi ci tornò «per sempre» e da cittadino italiano nel 2007 dopo che in Uruguay, nonostante l’ impunità per i killer della dittatura, l’aria s’era fatta meno sicura ed era pronto un ordine d’arresto. Fu arrestato a Marina di Camerota nel dicembre 2007 ma su ordine del giudice Giancarlo Capaldo, con l’accusa di aver sequestrato e fatto sparire 6 cittadini di origine italiana.
Da lì cominciò un percorso kafkiano che si concluse con il rimpallo delle responsabilità e la sua impunità. L’Uruguay aveva avviato la richiesta di estradizione. Che forse arrivò tardi. Forse quando arrivò l’ambasciatore uruguayano tardò a inoltrarla alla Farnesina. I termini decorsero. Lui fu scarcerato nell’aprile 2008. Scandalo in Uruguay. Nel settembre 2008 il ministro della giustizia Angelino Alfano chiuse il caso negando definitivamente l’estradizione di Troccoli perché, in quanto cittadino italiano per il trattato bilaterale del… 1879, non è estradabile. Ricorso dell’Uruguay alla Corte di cassazione italiana. Respinto. Troccoli in spiaggia.

(l’articolo è tratto dall’edizione di venerdì 10 giugno de Il Manifesto)