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La storia dei vincitori (parte II)

Le affermazioni molto dubbie sul massacro

Al momento degli avvenimenti di Srebrenica del luglio 1995, lo scenario era stato ben collocato in modo tale che le affermazioni sul massacro sembrassero credibili.
Praticamente nessuno aveva smentito l’incessante serie di menzogne dei media, i processi di demonizzazione e di manicheismo “bene-contro-male” erano stati ottimamente collaudati, il TPI e i dirigenti dell’ONU osservavano alla lettera il programma degli USA e dei loro alleati, e i media seguivano pedissequamente le orme del loro bellicismo.
Pertanto, sarebbe stato facile svelare le incrinature del contesto.
Un primo elemento del contesto avrebbe potuto essere quello di “zona protetta”, non altro che una frode : si supponeva che queste zone fossero disarmate. Ora non era vero nulla, e con la connivenza dell’ONU. [28] I musulmani Bosniaci le utilizzavano, a Srebrenica e altrove, come trampolini di lancio di attacchi contro i villaggi serbi dei dintorni. Nel corso dei tre anni che hanno preceduto il massacro, più di 1.000 civili Serbi sono stati ammazzati dalle forze musulmane in un gran numero di villaggi devastati. [29]
Ben prima del luglio 1995, il comandante musulmano di Srebrenica Naser Oric aveva fatto vedere con fierezza ad alcuni giornalisti occidentali dei video che mostravano alcune delle sue vittime decapitate, e si vantava di questi assassini. [30]
Testimoniando davanti al TPI, il 12 febbraio 2004, il comandante militare delle Nazioni Unite in Bosnia nel 1992-93, il generale Philippe Morillon, ha ribadito la sua convinzione che l’attacco a Srebrenica era stato una “reazione diretta” ai massacri dei Serbi compiuti da Naser Oric e dalle sue forze nel 1992-93, massacri di cui Morillon era perfettamente a conoscenza. [31]
La testimonianza di Morillon non è stata di alcun interesse per i media occidentali, e quando il 28 marzo 2003 il TPI si è finalmente deciso a mettere sotto accusa Naser Oric, probabilmente per costruirsi una immagine di imparzialità giuridica, quest’ultimo è stato imputato per l’assassinio di soli sette Serbi che erano stati torturati e picchiati a morte dopo la loro cattura, e di avere distrutto alcuni villaggi della zona circostante presi a casaccio. Benché si fosse vantato apertamente con i giornalisti occidentali di avere massacrato dei civili Serbi, il TPI “non ha riscontrato alcuna prova di vittime civili durante gli attacchi a villaggi serbi nel suo teatro di operazioni”. [32]
Quando i Serbi di Bosnia si sono impadroniti di Srebrenica nel luglio 1995, veniva riferito che il 28.esimo reggimento dell’Esercito Musulmano Bosniaco (AMB), costituito da
parecchie migliaia di uomini, se ne era già andato dalla città. [33] I media non si sono proprio domandati come una forza tanto importante potesse trovarsi in una “zona protetta” disarmata. Inoltre, avendo ignorato le angherie perpetrate in precedenza, promosse a partire dalla zona protetta, i media potevano adottare la versione ufficiale di un “genocidio”di una indicibile crudeltà, piuttosto che quella di una ritorsione, che i media hanno comunque ammesso per giustificare in parte la violenza esercitata dalle “vittime che vanno loro a genio” (come quella degli Albanesi che danno luogo ad espulsioni e ad uccisioni deiSerbi e dei Rom, dopo l’occupazione del Kosovo da parte della NATO).
Un secondo elemento del contesto è stata la possibile ragione politica della evacuazione di Srebrenica da parte di una forza in buona posizione difensiva, superiore numericamente all’attaccante Esercito Serbo Bosniaco (ASB), nel rapporto di sei o forse otto contro uno, ma che batteva in ritirata prima dell’assalto, e prima di tutto venivano ritirati i suoi comandanti da parte del governo musulmano Bosniaco. [34] Questa ritirata ha lasciato la popolazione senza protezione, e ha reso i quadri dell’Esercito AMB vulnerabili nel momento in cui si ritiravano in disordine verso le linee musulmano-Bosniache. Si trattava di una nuova manovra di auto-sacrificio da parte dei leaders in vista di produrre delle vittime, poteva essere per raggiungere l’obiettivo dei 5.000 morti fissato da Clinton, e indurre così la NATO ad un intervento più energico? I media non si sono mai posti questo interrogativo.
Gli avvenimenti di Srebrenica presentano sicuramente degli aspetti che rendono “plausibile” la versione della esecuzione di 8.000 fra “uomini adulti e giovani”. Fra questi
aspetti vi è la confusione e l’incertezza rispetto alla sorte dei soldati musulmano-Bosniaci in fuga, alcuni erano riusciti a raggiungere Tuzla sani e salvi, altri erano finiti uccisi nei combattimenti, altri ancora erano stati fatti prigionieri. La cifra pari a 8.000 è stata fornita di primo acchito dalla Croce Rossa, basata su una rozza valutazione che l’ASB aveva catturato 3.000 uomini e che 5.000 dovevano essere considerati “scomparsi”. [35] È stato ben dimostrato che migliaia di “scomparsi” sono arrivati a Tuzla sani e salvi, o sono stati uccisi in combattimento. [36] Ma in una straordinaria trasformazione che testimonia dell’ardore di situare tutto il male dalla parte dei Serbi e di fare dei Musulmani delle vittime, per i mancanti all’appello sono state ignorate le categorie “arrivati sani e salvi” o “morti in combattimento”, e tutti i dispersi sono stati considerati come  giustiziati!
Questa ingannevole conclusione è stata rinforzata dalla Croce Rossa, quando, facendo riferimento ai 5.000, li definisce come “semplicemente scomparsi”, non ha corretto questa qualificazione politicamente tendenziosa e non ha mai sottolineato, quantunque l’avesse riconosciuto, che “molte migliaia” di rifugiati erano arrivati nella Bosnia centrale. [37]
Questa qualificazione ha ricevuto rinforzo anche dal rifiuto delle autorità musulmano-Bosniache di fornire i nominativi e il numero delle persone che si erano salvate senza
intoppi. [38] Ma, nell’establishment occidentale esisteva una spiccata propensione non solo a non tenere conto di questi che erano giunti a buon porto, ma di ignorare perfino i morti in combattimento e a considerare tutti i cadaveri come vittime di esecuzioni.
In questo caso, la fede cieca è senza limiti : il reporter David Rohde ha visto un osso emergere da un sito di tombe nei pressi di Srebrenica, e ha saputo d’istinto che si trattava delle vestigia di una esecuzione e la prova effettiva di un “massacro”. [39]
La pratica corrente dei media è stata quella di passare dalla constatazione riconosciuta di migliaia di scomparsi, o dalla notizia di una esumazione di corpi in un sito, alla conclusione che così veniva dimostrata l’esecuzione di 8.000 persone. [40]
Con 8.000 esecuzioni e alcune migliaia di caduti in combattimento, si avrebbero dovuti trovare enormi siti di seppellimenti, e si sarebbero dovute accumulare tramite satellite le prove delle esecuzioni, dei seppellimenti ed eventualmente delle rimozioni dei corpi. Ma le ricerche nel settore di Srebrenica hanno avuto riscontri “dolorosamente deludenti”, con la scoperta, per tutto l’anno 1999, di soli 2.000 corpi, compresi quelli dei morti in battaglia e anche di Serbi, alcuni morti già prima del luglio 1995.
La scarsità di questi risultati ha condotto all’idea che i corpi fossero stati rimossi e riportati in altri luoghi, ma era un’idea difficilmente convincente, visto che dopo il luglio 1995 i Serbi erano stati sottoposti ad un’intensa pressione militare. Era il periodo in cui la NATO bombardava le posizioni serbe e gli eserciti musulmano e croato sviluppavano un’offensiva in direzione di Banja Luka. L’ASB era sulla difensiva ed era carente in modo preoccupante di equipaggiamenti e di rifornimenti, compreso il carburante. Mettere in piedi un’operazione di tali dimensioni di esumazioni, del trasporto e della risepoltura di migliaia di cadaveri sorpassava di molto i mezzi che l’esercito Serbo Bosniaco disponeva a quell’epoca. Di più, mettendo in esecuzione un programma di tale ampiezza, non potevano sperare di passare inosservati da parte del personale dell’OCSE, dei civili locali e delle osservazioni da satellite.
Il 10 ottobre 1995, ad una sessione a porte chiuse del Consiglio di Sicurezza, Madeleine Albright ha mostrato delle foto satellitari, come parti di un dossier accusatorio dei Serbi in Bosnia. Una di queste foto mostrava delle persone, indicate come musulmani di Bosnia delle vicinanze di Srebrenica, radunate in uno stadio, ed un’altra, presumibilmente scattata poco dopo, che mostrava un campo nei pressi, con il terreno “rivoltato”. Queste foto non sono mai state rese pubbliche, ma anche se fossero state autentiche, non avrebbero potuto costituire una prova, ne’ di esecuzioni, ne’ di seppellimenti. Inoltre, benché il TPI assumesse come reale il “tentativo organizzato e globale” di dissimulare i cadaveri, e che David Rohde parlasse di un “gigantesco sforzo da parte dei Serbi di nascondere i corpi”, [41] ne’ la Albright, ne’ chiunque altro hanno mai mostrato uno straccio di foto satellitare di esecuzioni di persone, di seppellimenti o di dissotterramenti per spostare i cadaveri, o di camions che trasportassero da altre parti migliaia di cadaveri.
Ossia, una mancanza flagrante di documentazione, malgrado gli avvertimenti di Madeleine Albright ai Serbi : “Noi vi terremo d’occhio !”, e malgrado che a quel tempo, durante l’estate 1995, i satelliti facessero almeno otto passaggi quotidiani e che i droni geostazionari potessero piazzarsi sopra la Bosnia e prendere fotografie ad alta definizione. [42] I grandi mezzi di comunicazione hanno considerato che queste lacune non interessavano per nulla.
Un gran numero di corpi erano stati ammassati a Tuzla, qualcosa come 7.500 cadaveri o più, molti in pessimo stato o a pezzi, la loro raccolta e la loro manipolazione incompatibili con le norme scientifiche professionali, la loro origine incerta, i loro legami con gli avvenimenti del luglio 1995 a Srebrenica lontani dall’essere provati e persino improbabili, [43] e la causa della loro morte generalmente non ben definita. È interessante notare, allorquando i Serbi venivano di continuo accusati di nascondere i corpi, che nessuno abbia suggerito che i musulmani Bosniaci, incaricati da lungo tempo della ricerca dei cadaveri, e per questo in grado di mettere in atto falsificazioni, potessero spostare dei corpi e quindi manipolare le informazioni.
È in corso un tentativo di utilizzare l’ADN per riunire i resti a Srebrenica, ma questo solleva numerosi problemi: a parte quelli delle procedure di investigazione e dell’integrità dei soggetti da esaminare, sarà di difficile risoluzione la differenziazione fra un’esecuzione e una morte in combattimento.
Inoltre, esistono degli elenchi di scomparsi, ma sono pieni di errori, con dei doppioni, con nomi di persone decedute prima del luglio 1995, che si erano allontanate per evitare di servire nell’Esercito Serbo di Bosnia, o che, in seguito, nel 1997 si sono iscritte nelle liste elettorali, e gli elenchi comprendono anche i morti in combattimento, i nomi di superstiti che si erano messi al sicuro o che erano stati fatti prigionieri, e che si sono fatti una nuova esistenza da altre parti. [44]
Per di più, la cifra di 8.000 è incompatibile con l’aritmetica elementare applicata a Srebrenica, prima e dopo il luglio 1995. Le persone che si sono spostate da Srebrenica, vale a dire i sopravvissuti al massacro che si sono fatti registrare all’inizio dell’agosto 1995 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dal governo Bosniaco, ammontavano ad un totale di 35.632.
I musulmani che hanno potuto guadagnare le linee musulmane “senza che le loro famiglie fossero informate” erano perlomeno 2.000, e circa 2.000 sono stati uccisi nei
combattimenti. Considerando un totale di 37.632 superstiti, più i 2.000 morti in combattimento, se aggiungiamo gli 8.000 giustiziati, la popolazione di Srebrenica prima della guerra raggiungerebbe i 47.000 abitanti, quando in realtà si avvicinava ai 37-40.000. (Il giudice del TPI Patricia Wald ha fatto una stima di 37.000).
Quindi, le cifre non concordano! [45] Ci sono stati riscontri di uccisioni a Srebrenica, dove persone hanno affermato di esserne stati testimoni. In numero minore, alcuni di questi testimoni avevano dei conti politici da regolare o si rivelavano poco credibili. [46] Comunque, molte testimonianze erano attendibili e descrivevano senza dubbio avvenimenti orribili e reali. Ma si parla di qualche centinaio di esecuzioni, non di 8.000 o di un numero qualsivoglia si avvicini a questo.
Il solo testimone che ha preteso di avere partecipato direttamente ad un massacro di persone che superava il migliaio è stato Drazen Erdemovic, un Croato associato ad una banda di assassini mercenari, che avevano ricevuto un compenso di 12 chili di oro per i loro servigi in Bosnia e avevano finito, lui compreso, per andare a lavorare in Congo per il servizio informazioni Francese. La sua testimonianza è stata accettata, malgrado la sua inconsistenza e le sue contraddizioni, e malgrado il fatto che soffrisse di turbe mentali, al punto di essere stato esonerato dall’essere egli stesso processato, appena due settimane prima di essere ammesso come testimone, ma con la dispensa di essere contro interrogato.
Le deposizioni di questo e di altri testimoni sono spesso state inficiate da una procedura di patteggiamento preventivo, secondo cui, se imputati, potevano negoziare una riduzione di pena in cambio della loro collaborazione con il Tribunale. [47]
Allo stesso tempo, è importante sottolineare il numero di osservatori imparziali che non hanno visto, ne’avuto riscontri minimi di un massacro, compresi i membri delle forze Olandesi presenti nella “zona protetta”, e di personaggi come Henry Wieland, il comandante del corpo investigativo dell’ONU sugli abusi contro i diritti dell’uomo, che non ha trovato alcun testimone oculare di atrocità dopo cinque giorni di interviste nell’ambito di 20.000 sopravvissuti di Srebrenica, riuniti nel campo profughi presso l’aeroporto di Tuzla.[48]

Note:

Questo documento è ricavato in parte e cita capitoli dell’importante volume sul massacro di Srebrenica, “Srebrenica: The Politics of War Crimes”, scritto da George Bogdanich, Tim Fenton, Philip Hammond, Edward S. Hermann, Michael Mandel, Jonathan Rooper, e George Szamuely. Questo libro viene citato nelle note di seguito come “Politics of War Crimes”. L’autore e i suoi colleghi ringraziano per la collaborazione Diana Johnstone, David Peterson, Vera Vratusa-Zunjic, Milan Bulajic, Milivoje Ivanisevic, Konstantin, Kilibarda, e George Pumphrey. “Fools Crusade” della Johnstone è uno studio fondamentale di eccellenza, un punto di vista alternativo sulla Guerra dei Balcani. “Srebrenica: Three Years Later, And Still Searching” di George Pumphrey è una critica esemplare di ciò che viene riferito dall’establishment sul massacro di Srebrenica e reiteratamente colpisce il bersaglio  con fatti ed analisi a tutt’oggi mai smentiti.

[28] Bogdanich, “Politics of War Crimes” (La politica dei crimini di guerra), cap.2, “Prelude to capture” (Preludio alla conquista).

[29] L’ambasciatore di Jugoslavia all’ONU ha presentato alle Nazioni Unite le prove dei “Crimini di guerra e di genocidio nella Bosnia orientale, (comuni di Bratunac, Skelane e Srebrenica) perpetrati contro la popolazione Serba dall’aprile 1992 all’aprile 1993.”
Vedere anche Milivoje Ivanisevic, “Expulsion of Serbes from Bosnia and Herzegovina, 1992-1995″ (L’espulsione dei Serbi dalla Bosnia-Erzegovina, 1992-1995), Edition WARS Book II, 2000, e Joan Phillips, “Victims and Villains in Bosnia’s War (Le vittime e i malfattori nella guerra di Bosnia), Southern Slav Journal, primavera-estate 1992.

[30] Bill Schiller, “Muslim Hero vows he’ll Fight to the Last Man” (L’eroe dei musulmani giura che combatterà fino all’ultimo uomo), Toronto Star, 31 gennaio 1994, e John Pomfret, “Weapons, Cash and Chaos lend Clout to Srebrenica’s Tough Guy” (Le armi, il denaro, e il caos rafforzano il brutale individuo di  Srebrenica), Washington Post, 16 febbraio 1994.

[31] Carl Savich, “Srebrenica and Naser Oric : an Analysis of General Philippe Morillon’s Testimony at the ICTY” (Srebrenica e Naser Oric : una analisi della testimonianza del Generale Philippe Morillon al TPI), http://www.serbianna.com

[32] “No Evidence of Civilian Casualties in Operations by Bosnian Commander” (Nessuna prova di vittime civili durante le operazioni condotte dal comandante Bosniaco), Rivista della BBC di informazioni internazionali, 11 aprile 2003.
Per un rendiconto delle operazioni di Oric e una analisi critica della decisione del TPI, vedere Carl Savich, “Srebrenica, the Untold Story” (Srebrenica, la storia mai raccontata),
http://www.serbianna.com/columns/savich/o51.html

[33] “Politics of War Crimes” (La politica dei crimini di guerra),cap. 2-3. L’ONU ha valutato che prima della sua caduta, a Srebrenica fossero presenti dai 3000 ai 4000 soldati musulmani.

[34] Ibid.

[35] “Politics of War Crimes”, cap. 2

[36] “Conflict in the Balkans, 8.000 Muslims Missing” (Conflitto nei Balcani, 8.000 musulmani scomparsi, AP, New York Times, 15 settembre 1995.

[37] Un responsabile della Croce Rossa ha riferito ad un intervistatore tedesco che i musulmani giunti al sicuro “non potevano essere cancellati dalla lista degli scomparsi… dato che noi non ne abbiamo ricevuto l’elenco dei nomi”, citazione di Pumphrey, “Srebrenica Three Years Later, and still Searching” (Srebrenica, tre anni dopo: le ricerche continuano). Vedere anche “Former Yugoslavia, Srebrenica: Help for Families still awaiting News” (Ex Jugoslavia, Srebrenica : aiuto alle famiglie che ancora sono in attesa di notizie), Comitato internazionale della Croce Rossa, 15 settembre 1995.
http://www.icrc.org/Web/Eng/siteeng0.nsf/iwpList74/7609D560283849CPC1256B6600595006

[38] Ibid.

[39] Johnstone, “La croisade des fous”, p. 76

[40] Questo balzo, da qualche corpo a 8.000 giustiziati, è stato di recente illustrato, nel London Observer, dal commento di Tim Judah e Daniel Sunter al video dell’esecuzione di sei musulmani di Bosnia, che nel giugno 2005 ha beneficiato di una pubblicità enorme. Questa è “l’evidenza, la prova finale e irrefutabile della partecipazione dei Serbi ai massacri di Srebrenica, in cui più di 7.500 uomini e ragazzi musulmani Bosniaci sono stati assassinati.”. “How the Video that put Serbs in Dock was brought to Light” (Come è venuto alla luce il video che pone i Serbi sul banco degli accusati), 5 giugno 2005.

[41] ICTY, Amended Joinder Indictment (TPI, emendato il cumulo delle accuse), 27 maggio 2002, § 51.
http://www.un.org/icty/indictment/english/nik-ai020527c.htm
e David Rohde, “The World Five Years Later : the Battle of Srebrenica is now over the Truth” (Il mondo, cinque anni dopo: la battaglia di Srebrenica ora è al di sopra della verità), New York Times, 9 luglio 2000.

[42] Steven Lee Meyers, “Making Sure War Crimes are’nt Forgotten” (Assicurarsi che i crimini di guerra non vengano dimenticati), New York Times, 22 settembre 1997. In effetti, un responsabile americano ha riconosciuto, alla fine di luglio 1995, che “i satelliti non avevano mostrato nulla “. Paul Quinn-Judge, “Reports on Atrocities Unconfirmed so Far : US Aerial Surveillance Reveals Little” (Finora i rapporti sulle atrocità non hanno avuto conferme : la sorveglianza aerea USA rivela ben poco), Boston Globe, 27 luglio 1995.

[43] Il sito Internet della Commissione Internazionale sulle persone disperse nella ex Jugoslavia ha riconosciuto che i corpi “sono stati esumati in diverse località della Bosnia Erzegovina del nord-est”, non solo nella regione di Srebrenica. Citazione del 2003 in un “Statement by ICMP Chief of Staff Concerning Persons Reported Missing from Srebrenica in July 1995″ (Dichiarazione del direttore del personale dell’ICMP riguardante le persone scomparse a Srebrenica nel luglio 1995), Gordon Bacon.

[44] “Politics of War Crimes”, Rooper, cap. 4, “The Numbers Game” (Il gioco delle cifre).

[45] Ibid.

[46] Ibid. Cf. anche “Politics of War Crimes”, Szamuely, cap. 5, “Witness Evidence” (Le testimonianze).

[47] Szamuely “Witness Evidence”.

[48] Butcher, “Serb Atrocities in Srebrenica are Unproven” (Le atrocità dei Serbi a Srebrenica non sono provate), The Daily Telegraph, 24 luglio 1995.