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La storia dei vincitori

Dopo la sbornia e le celebrazioni dei mass media per l’arresto di Radko Mladic, abbiamo assistito, come era prevedibile, alla riproposizione della mitologia del “massacro di Srebrenica”, alla faccia di tutte le prove che la smentiscono compresi i migliaia di morti ricomparsi in vita che avrebbero dovuto far parte dei presunti ottomila trucidati.
Siamo particolarmente infastiditi dalla questione non solo per ovvi motivi di etica e verità (ciò che i baciapile di ogni risma, denominati impropriamente giornalisti, non potranno mai avere), ma anche perchè, odiando gli infami sinistri nostrani, questa balla contribuisce a dare una patina di rispettabilità a gentaglia che proprio non lo merita. D’Alema ed i suoi soci criminali, che contribuirono attivamente a bombardare la Jugoslavia, meritano, invece, solo disprezzo, odio e sputi in faccia, in attesa di tempi migliori.
Per questo, dopo essere stati più volte sull’argomento, proponiamo un’ulteriore ed interessante intervento sulla questione diviso in tre parti per motivi di lunghezza.

La Red/Azione de Il Buio

Analisi degli avvenimenti di Srebrenica
di Ed Herman, professore universitario americano, (ZMAG- USA)
(Traduzione dal francese di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova)

Srebrenica. L’episodio è divenuto il simbolo del male, particolarmente del male Serbo.
Viene descritto come “un orrore senza pari nella storia di Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale”, che ha visto l’esecuzione a sangue freddo “di almeno  8.000 fra giovani e uomini adulti musulmani.” [1]
Gli avvenimenti si sono svolti all’interno, o nei dintorni della città bosniaca di Srebrenica fra il 10 e il 19 luglio 1995, quando la città è stata occupata dall’esercito Serbo Bosniaco (ASB), dopo aver combattuto e ucciso un gran numero di musulmani Bosniaci, dei quali non si conosce quanti siano morti nel corso degli scontri e quanti siano stati giustiziati.
È fuori dubbio che ci siano state delle esecuzioni, e che molti musulmani Bosniaci siano morti durante l’evacuazione di Srebrenica e nelle fasi successive.
Ma veramente quello che viene raramente messo in discussione, il problema più importante, è di sapere quanti fra quelli siano stati giustiziati, essendo dato che molti dei corpi ritrovati nelle sepolture sul posto sono di vittime dei combattimenti, e che una gran parte dei musulmani Bosniaci che erano scappati dalla città sono arrivati senza intoppi in territorio bosniaco musulmano. Alcuni cadaveri riesumati sono perfino dei numerosi Serbi ammazzati nel corso di razzie effettuate dai musulmani Bosniaci, mentre se ne andavano da Srebrenica nel corso degli anni che hanno preceduto il luglio 1995.
Il massacro di Srebrenica ha giocato un ruolo particolare nella politica occidentale di ristrutturazione della ex Jugoslavia, e più in generale nelle politiche di intervento.
Il massacro ha suscitato un ritorno di interesse in concomitanza con la commemorazione del suo decimo anniversario nel luglio 2005.
Viene citato costantemente come prova del “male Serbo” e delle volontà genocide della
Serbia.
È servito per giustificare la punizione dei Serbi e di Milosevic, e nel contempo la guerra del 1999 della NATO contro la Serbia. Inoltre ha fornito un alibi morale per le future guerre occidentali di vendetta, di proiezione di potere e di “liberazione”, dimostrando che esiste un male che l’Occidente può e deve sradicare.
Comunque, esistono tre elementi che avrebbero dovuto sollevare dei pesanti interrogativi a proposito del massacro, a quell’epoca e ancor oggi, cosa che non è mai avvenuta.
Il primo è che il massacro ha soddisfatto molto opportunamente le necessità politiche del
governo Clinton, dei musulmani Bosniaci e dei Croati.
Il secondo è che già in precedenza si era tenuto conto, prima di Srebrenica (e si è continuato a farlo anche in seguito), di una serie di pretese atrocità serbe, rivelate regolarmente nei momenti strategici in cui si preparava un intervento violento degli Stati Uniti e del blocco della NATO, e perciò vi era la necessità di un solido sostegno
dell’opinione pubblica e di relazioni pubbliche, atrocità che in seguito venivano dimostrate essere mai avvenute.
Il terzo è che le prove di un tale massacro, di almeno 8.000 fra giovani e uomini adulti sono sempre state per lo meno poco attendibili.

Convenienza politica

Gli avvenimenti di Srebrenica, e le rivelazioni di un enorme massacro, hanno aiutato notevolmente il governo Clinton, la dirigenza bosniaca musulmana e le autorità croate.
Clinton, nel 1995, era stato incalzato allo stesso tempo dai mezzi di informazione e da Bob Dole per una azione più energica in favore dei musulmani Bosniaci, [2] e il suo governo ricercava attivamente la giustificazione per una politica più aggressiva.
Le autorità Clintoniane si sono precipitate sulla scena di Srebrenica per confermare e rendere di pubblico dominio le affermazioni di un massacro, come più tardi, nel gennaio 1999, veniva fatto da William Walker. La pressante relazione presentata da Walker a Madeleine Albright l’aveva fatta esultare, tanto da esclamare: “La primavera è apparsa presto, quest’anno!” [3] Srebrenica, in quell’estate del 1995, ha permesso all’autunno di “apparire prima” all’amministrazione Clinton!
I leaders Bosniaco-musulmani si erano battuti per anni per convincere le potenze della NATO di intervenire più energicamente in loro favore, e ci sono forti indicazioni che loro erano pronti non solo a mentire, ma anche a sacrificare i loro stessi concittadini e soldati per ottenere l’intervento (problemi trattati nella seconda parte).
Alcuni personaggi autorevoli musulmano-Bosniaci hanno dichiarato che il loro presidente, Alija Izetbegovic, aveva loro comunicato che Clinton aveva avvertito che l’intervento avrebbe avuto luogo solamente nel caso in cui i Serbi avessero ammazzato a Srebrenica più di 5.000 persone. [4] L’abbandono di Srebrenica da parte di una forza militare ben più consistente di quella degli attaccanti, e la ritirata che aveva reso vulnerabile questa forza superiore e che aveva comportato moltissime vittime in combattimento o nelle rese dei conti, avevano permesso di arrivare a quelle cifre che corrispondevano, più o meno, al criterio di Clinton.
Esistono le prove che la ritirata di Srebrenica non derivava da alcuna necessità militare, ma corrispondeva ad una decisione strategica, secondo la quale le perdite incorse erano un sacrificio obbligatorio in favore di una causa più importante. [5]
Le autorità Croate erano entusiaste di vedere che si svelava un massacro avvenuto a Srebrenica, poiché questo stornava l’attenzione dallo loro devastante pulizia etnica nella Bosnia occidentale, avvenuta ben prima, a spese dei Serbi e dei Musulmani di Bosnia, (pressoché completamente ignorata dai media Occidentali). [6] E questo avrebbe fornito una giustificazione per l’espulsione già pianificata di molte centinaia di migliaia di Serbi dalla regione della Krajina, in Croazia.
Questa operazione di pulizia etnica massiccia è stata condotta con l’approvazione degli Stati Uniti e il loro sostegno logistico, appena un mese dopo gli avvenimenti di Srebrenica, e ha probabilmente causato la morte di molti civili Serbi, che non avevano nulla a che vedere con le uccisioni di civili Bosniaci musulmani, avvenute in luglio nel settore di Srebrenica.
La maggior parte delle vittime musulmano-Bosniache erano combattenti, dato che i Serbi di Bosnia avevano messo al sicuro donne e bambini convogliandoli su autobus, cosa che i Croati non hanno fatto, ottenendo come risultato la morte di molte donne, bambini e
vecchi, massacrati da loro nella Krajina.[7]
Il cinismo dei Croati era impressionante : “Le truppe delle Nazioni Unite hanno osservato con orrore i soldati Croati trascinare i cadaveri dei Serbi lungo la strada che fiancheggia il centro dell’ONU, imbottirli di pallottole di AK-47 e quindi schiacciarli sotto i cingoli di un carro armato.” [8] Ma di questo non si è fatta attenzione, vista l’esplosione di indignazione e di propaganda in seguito a Srebrenica, grazie ai grandi mezzi di informazione, il cui ruolo bellicista giocato durante le guerre Balcaniche era già solidamente collaudato. [9]
Anche il Tribunale Penale Internazionale per la Jugoslavia (TPIY) e le Nazioni Unite hanno giocato un ruolo importante nel consolidamento della narrazione standard del massacro di Srebrenica. Dopo il suo esordio, il TPI è stato il braccio giuridico delle potenze della NATO che lo hanno creato, finanziato, utilizzato come strumento di polizia e di informazione, e di cui in contraccambio hanno beneficiato dei servigi che si aspettavano.[10]
Il TPI si è concentrato intensamente su Srebrenica e ha raccolto sedicenti conferme importanti, indipendenti dalla realtà del massacro, accompagnate da affermazioni di
“genocidio” pianificato “utilizzabili in ambito giudiziario”.
Le Nazioni Unite non sono di meno coinvolte nelle esigenze delle potenze della NATO, ma anzi hanno fatto loro eco e, nella questione di Srebrenica, hanno assunto le posizioni
pretese dagli Stati Uniti e dai loro alleati.[11]
L’interesse politico del massacro di Srebrenica non prova naturalmente che la narrazione dei fatti da parte dell’establishment sia erronea. Ma implica la necessità di essere prudenti e di diffidare delle falsificazioni e delle affermazioni esagerate. Questa vigilanza ha completamente fatto difetto nei resoconti sui fatti di Srebrenica diffusi dai mezzi di informazione.

Le menzogne senza tregua prima e dopo Srebrenica

Ad ogni tappa dello smantellamento della Jugoslavia e della sua pulizia etnica, come prima e durante la guerra della NATO per la provincia serba del Kosovo nel 1999, le
menzogne propagandistiche hanno giocato un ruolo molto importante nel sostenere il conflitto e la giustificazione degli interventi antiserbi. Ci sono state menzogne per
omissione e menzogne che hanno propagato informazioni ed impressioni false.
Una delle più gravi menzogne per omissione è stata la presentazione sistematica di comportamenti criminali come una specificità serba, senza aggiungere che questi
comportamenti erano caratteristici anche dei Musulmani e dei Croati, per non parlare del
complesso del conflitto. Caso dopo caso, i media hanno descritto le aggressioni e le atrocità serbe, senza menzionare gli attacchi preliminari lanciati contro i Serbi nelle medesime città, quindi facendo passare le risposte dei Serbi come azioni non provocate di aggressione e di barbarie. Questo è risultato evidente fin dall’inizio degli scontri importanti del 1991 nella Repubblica di Croazia. Ad esempio, nella loro copertura degli avvenimenti nella città di Vukovar, in Croazia orientale, i media (e il TPI) hanno insistito esclusivamente sulla presa della città, avvenuta nell’autunno del 1991 da parte dell’esercito federale jugoslavo, ignorando completamente il massacro di Serbi che vivevano in quella zona compiuto nella primavera e nell’estate precedenti da parte delle truppe della Guardia Nazionale croata e di paramilitari.
Secondo Raymond K. Kent, “una parte considerevole della popolazione serba dell’importante città slavona di Vukovar è scomparsa, senza essere fuggita, e sono rimast segnali di torture nelle vecchie catacombe austriache sotto la città, e ci sono prove di violenze e di assassini. I media occidentali, già fortemente impegnati nella demonizzazione dei Serbi, hanno scelto di ignorare questi fatti.” [12] Questo approccio tendenzioso e ingannevole è stata la pratica abituale dei grandi media e del TPI.
Altre menzogne per omissione sono state evidenti nell’aver messo in primo piano i campi di prigionia Serbo-bosniaci come quello di Omarska, descritti nei dettagli e con tanta indignazione, senza tenere conto del fatto che i Musulmani e i Croati avevano dei campi similari a Celebici, Tarcin, Livno, Bradina, Odzak e il campo Zetra di Sarajevo, fra gli altri, [13] con un numero di prigionieri e di installazioni del tutto confrontabili, ed un trattamento peggiore dei prigionieri. [14] Ma, a differenza dei Serbi, i Musulmani e i Croati hanno fatto ricorso ad agenzie competenti in relazioni pubbliche e si sono rifiutati di lasciare ispezionare le loro installazioni, e l’edificio di parzialità eretto ha fatto in modo che i media si interessassero solamente dei campi serbi. Folli affermazioni sulle condizioni di detenzione, tipo Auschwitz, nei “campi di concentramento” serbi sono state riprese dai giornalisti in servizi che hanno avvallato la propaganda diffusa dalle autorità musulmane e croate e dai loro incaricati in relazioni pubbliche.
Roy Gutman, che ha ricevuto il premio Pulitzer con John Burns per i suoi reportages sulla Bosnia nel 1993, si affidava quasi unicamente alle autorità musulmane e croate, a testimoni di dubbia credibilità e ad affermazioni inverosimili, ed è stato una fonte importante dello straordinario lavaggio dei cervelli, tendenzioso e menzognero, sui “campi di concentramento”. [15]
Il premio Pulitzer per John Burns si basava su una lunga intervista a Boris Herak, un prigioniero Serbo bosniaco, che era stato messo a disposizione sua, e di un cineasta
finanziato da Soros, dai Musulmani di Bosnia. Qualche anno più tardi, Herak denunciava pubblicamente che era stato costretto a fornire la sua confessione altamente inverosimile e che aveva dovuto imparare a memoria pagine e pagine di menzogne.
Proprio due delle sue presunte vittime sono risultate più tardi viventi.
Però, nel reportage su Herak, John Burns e il New York Times, (come pure il film finanziato da Soros), hanno trascurato di citare un particolare che sarebbe stato la rovina
della loro credibilità : infatti, Herak accusava anche l’ex comandante dell’UNPROFOR, il generale canadese Lewis MacKenzie, di avere violentato una giovane musulmana in un bordello serbo. [16]
Questi due scandalosi premi Pulitzer sono la testimonianza della parzialità mediatica che regnava nel 1992-93.
In un recente attacco di curiosità, nel corso di una visita a Izetbegovic morente, Bernard Kouchner ha interrogato l’ex Capo di Stato della Bosnia sui campi di concentramento serbo-bosniaci. Izetbegovic gli ha reso la sorprendente confessione che l’informazione su questi campi era stata distorta allo scopo di ottenere dalla NATO il bombardamento contro i Serbi. [17] Questa confessione importante non ha avuto mai alcuna menzione da parte dei media americani o inglesi.
Una delle più spettacolari menzogne degli anni Novanta è stata quella riguardante il campo serbo di Trnopolje, visitato da giornalisti britannici della ITN nell’agosto 1992.
Questi giornalisti hanno fotografato un certo Fikret Alic, mostrandolo emaciato e apparentemente rinchiuso dietro lo sbarramento di un campo di concentramento. In realtà, Fikret Alic si trovava in un campo di transito, era malato di tubercolosi ben prima di arrivare al campo, non rappresentava in alcun modo gli altri residenti del campo, e partiva poco tempo dopo per la Svezia. Inoltre, lo sbarramento circondava i fotografi, non venivano impediti i movimenti al fotografato. [18]
Ma questa foto particolarmente disonesta, che ha fatto il giro per tutto l’Occidente come prova dell’esistenza di un Auschwitz serbo, è stata accolta come prova di accusa dalle autorità della NATO, e ha fornito il fondamento per la creazione del TPI e della sua missione di combattere contro la malvagità dei Serbi.
Nel caso dell’assedio di Sarajevo, come nel caso dei conflitti intorno alle città “protette”, il governo musulmano bosniaco si è impegnato in un regolare programma di provocazioni contro i Serbi, condannandoli per le loro reazioni, mentendo sul numero delle vittime e cercando solitamente con successo di far addossare tutte le responsabilità sui Serbi.
Come ha dichiarato Tim Fenton : “Le asserzioni di massacri di musulmani Bosniaci seguivano subitamente come la notte segue il giorno : il più eloquente era il Primo Ministro musulmano Haris Silajdzic che affermava che le Nazioni Unite erano responsabili della morte di 70.000 persone a Bihac all’inizio del 1995, quando in quella zona non si avevano avuti praticamente combattimenti e il numero delle vittime era stato molto poco elevato.”[19]
Una rimarchevole caratteristica dello sforzo dei musulmani Bosniaci per demonizzare i Serbi, in vista di ottenere che la NATO corresse in loro soccorso con i bombardamenti, è stata la loro propensione ad ammazzare i loro stessi concittadini.
L’esempio più eclatante è stato il bombardamento di civili di Sarajevo nel corso di tre massacri : nel 1992, il “massacro della panetteria”; nel 1994, il “massacro del mercato” di Markalé ; e nel 1995, il secondo “massacro del mercato”. Secondo la versione ufficiale, erano stati i Serbi i responsabili di queste atrocità, e bisogna ammettere che è difficile credere che le autorità musulmane abbiano trucidato il loro stesso popolo per ottenere un vantaggio politico, anche se i fatti sono tutti convergenti in questa direzione. Ma questi massacri sono stati l’oggetto di un “timing”, di una coordinazione temporale messa in atto per influenzare la decisione imminente degli Stati Uniti e della NATO per un intervento in favore dei musulmani Bosniaci.
Per altro, numerose autorità dell’ONU e comandanti militari occidentali hanno affermato che esistono forti presunzioni del fatto che i tre massacri siano stati pianificati e messi in esecuzione dai musulmani Bosniaci.[20] L’ufficiale dell’esercito USA John F. Sray, che si trovava sul posto in Bosnia al tempo di questi massacri e dirigeva la sezione dei servizi informativi americani a Sarajevo, ha fatto le stesse considerazioni, che gli incidenti, e la probabile implicazione delle autorità musulmano-Bosniache, “meritano un’inchiesta approfondita del Tribunale Penale Internazionale”. [21] Inutile dire che non è stato dato corso a nessuna inchiesta.
In una parola, l’analisi di questi tre massacri non fa riferimento alla teoria del complotto, ma trae la giusta conclusione, fondata su molteplici e attendibili constatazioni, alla quale nello stesso modo non si fa richiamo nei resoconti tendenziosi della storia recente dei Balcani. [22]
Tornando al caso di Srebrenica, prima e dopo, la manipolazione delle cifre è stata una pratica corrente, che ha contribuito a sostenere il resoconto dei fatti dominante.
Per la Bosnia, nel dicembre 1992, il governo musulmano Bosniaco ha tenuto conto di 128.444 morti militari e civili, un numero che è salito a 200.000 nel giugno 1993, poi a 250.000 nel 1994. [23] Queste cifre sono state fagocitate senza batter ciglio dai politici occidentali, dai media e dagli intellettuali che esaltano la guerra, con Clinton stesso che citava il numero di 250.000 in un discorso del novembre 1995.
L’ex-responsabile del Dipartimento di Stato George Kenney ha fatto spesso riferimento a queste cifre, e si è meravigliato di constatare la credulità con cui i media le hanno
accettate, senza la minima velleità di verificarle. La sua valutazione si è situata fra i 25.000 e i 60.000. [24]
Più di recente, uno studio patrocinato dal governo Norvegese ha fatto una valutazione di
80.000 morti, e una inchiesta del TPI stesso ha concluso su 102.000 vittime. [25] Ne’ l’uno ne’ l’altro di questi risultati è stato presentato dai mezzi di informazione USA, che avevano regolarmente infarcito i loro documenti con cifre all’ingrosso.
Una inflazione paragonabile è avvenuta nel 1999, durante i 78 giorni del bombardamento della NATO, con autorità americane di alto grado a fare menzione, in momenti diversi, di 100.000, 250.000 e 500.000 Albanesi del Kosovo trucidati da parte dei Serbi, ed utilizzare a sproposito il termine “genocidio” per descrivere le operazioni serbe in Kosovo. [26] A poco a poco, queste cifre sono state ricondotte a 11.000, e si sono fermate a questo livello, sebbene non siano stati trovati che 4.000 corpi nel corso di una delle più intense indagini condotte con metodi scientifici della storia, e che un numero imprecisato di questi corpi appartenevano a combattenti, a Serbi, o alle vittime dei bombardamenti americani.
Ma deve essere accettata come esatta la cifra di 11.000 morti, in quanto i membri della NATO e il TPI l’hanno dichiarata tale, e Michel Ignatieff ha dato assicurazioni ai lettori del New York Times che “la scoperta di questi 11.334 cadaveri dipendeva dal fatto che l’esercito e la polizia della Serbia li avessero o no rimossi.” [27]
Questo récital di sistematica disinformazione non prova necessariamente la falsità della versione ufficiale del massacro di Srebrenica. Ma richiama alla mente la necessità di esaminare con più attenzione le asserzioni, che tanto si sono dimostrate convenienti, un esame che i mezzi di informazione di massa si sono sempre rifiutati di fare.

Note:

Questo documento è ricavato in parte e cita capitoli dell’importante volume sul massacro di Srebrenica, “Srebrenica: The Politics of War Crimes”, scritto da George Bogdanich, Tim Fenton, Philip Hammond, Edward S. Hermann, Michael Mandel, Jonathan Rooper, e George Szamuely. Questo libro viene citato nelle note di seguito come “Politics of War Crimes”. L’autore e i suoi colleghi ringraziano per la collaborazione Diana Johnstone, David Peterson, Vera Vratusa-Zunjic, Milan Bulajic, Milivoje Ivanisevic, Konstantin, Kilibarda, e George Pumphrey. “Fools Crusade” della Johnstone è uno studio fondamentale di eccellenza, un punto di vista alternativo sulla Guerra dei Balcani. “Srebrenica: Three Years Later, And Still Searching” di George Pumphrey è una critica esemplare di ciò che viene riferito dall’establishment sul massacro di Srebrenica e reiteratamente colpisce il bersaglio  con fatti ed analisi a tutt’oggi mai smentiti.

[1] “Bosnia : 2 Officials Dismissed for Obstructing Srebrenica Inquiry” (Bosnia : due ufficiali fatti dimettere per aver ostacolato l’inchiesta su Srebrenica), Dispaccio di AP, New York Times, 17 aprile 2004.
Marlise Simons, “Bosnian Serb Leader taken before War Crimes Tribunal” (Un leader Serbo di Bosnia portato davanti al Tribunal per i Crimini di Guerra), New York Times, 8 aprile 2000.
Nazioni Unite, “The Fall of Srebrenica” (La caduta di Srebrenica) (A/54/549), Rapporto del Segretario Generale in seguito alla Risoluzione 53/35 dell’Assemblea Generale, 15 novembre 1999, § 506 (http://www.un.org/News/ossg/srebrenica.pdf)

[2] Cf. Ivo Pukanic : “US Role in Storm : Thrilled with Operation Flash, President Clinton gave the Go Ahead to Operation Storm” (Il ruolo degli USA nella Tempesta : entusiasta per l’Operazione Flash (Lampo), il Presidente Clinton ha dato il via libera all’Operazione Tempesta), Nacjonal (Zagabria), 24 maggio 2005.

[3] Barton Bellman, “The Path to Crisis : How the US and its Allies Went to War” (Il percorso della crisi : come gli stati Uniti e i loro alleati sono entrati in guerra), Washington Post, 18 aprile 1999.

[4] “Alcuni sopravvissuti, appartenenti alla delegazione di Srebrenica, hanno affermato che il Presidente Izetbegovic aveva anche detto che aveva appreso che sarebbe stato possibile un intervento della NATO in Bosnia-Erzégovina, ma che quseto non sarebbe avvenuto se i Serbi non fossero entrati in Srebrenica e non avessero massacrati almeno 5.000 dei suoi abitanti. Il Presidente Izetbegovic ha negato categoricamente di aver fatto una tale dichiarazione.”
“The Fall of Srebrenica” (La caduta di Srebrenica), (A/54/549), Rapporto del Segretario Generale in seguito alla Risoluzione 53/35 dell’Assemblea Generale, 15 novembre 1999, § 115  (http://www.haverford.edu/relg/sells/reports/Unsrebrenicareport.htm).
Il rapporto dell’ONU non cita che a questa riunione erano presenti altre nove persone, e che una fra queste, Hakija Meholijic, ex-comandante della polizia di Srebrenica, aveva dichiarato che otto di queste, tutte superstiti, “potevano confermare” il… suggerimento di Clinton. (Dani, 22 giugno 1998) (http://edsp.neu.edu/info/students/marko/dani/dani2.html).

[5] “Politics of War Crimes” (La politica dei crimini di guerra), Bogdanich, capitolo 2, “Prelude to Capture” (Preludio alla cattura) e Fenton, capitolo 3, “Military Context” (Contesto militare).
Vedere anche Tim Ripley, “Operation Deliberate Force” (Operazione premeditata con la forza), Centro studi di difesa e sulla sicurezza, 1999, p. 145.

[6] Nella sua « Balkan Odyssey », Lord David Owen ha affermato “che avallando la conquista della Slavonia occidentale da parte del governo Croato, il Gruppo di Contatto in effetti ha dato il via libera ai Serbi di Bosnia di attaccare Srebrenica e Zepa.” (pp. 199-200). Owen si sbaglia : il Gruppo di Contatto sosteneva solo una parte, e il fatto che i media non abbiano mai reso conto ne’ criticato l’aggressione, anzi l’hanno avallata, ha permesso di presentare la presa di Srebrenica come un evento eccezionale e non provocato.

[7] Veritas ha valutato che nel corso della Operazione Storm (Tempesta), erano stati uccisi 1205 civili, fra cui 358 donne e 10 bambini. Vedere “Croatian Serb Exodus Commemorated” (Commemorazione dell’esodo dei Serbi dalla Croazia), Agence France Presse, 4 agosto2004.
E sempre Veritas a www.veritas.org.yu : nella tombe intorno a Srebrenica ispezionate nel corso del 1999, è stato identificato come femminile uno solo dei 1.895 cadaveri esumati.

[8] Ripley, “Operation Deliberate Force” p. 192. Vedere anche le note 56 e 70.

[9] Questo ruolo co-belligerante è stato esaminato da Peter Brock in “Dateline Yugoslavia : the Partisan Press” (Jugoslavia : la stampa partigiana), Foreign Policy, inverno 1993-1994.
Un libro pubblicato da Brock che tratta di “Media Cleansing, Uncovering Yugoslavia’s Civil Wars” (Pulizia mediatica : rivelazioni sulle guerre civili jugoslave) fornisce più copiosi dettagli su questa parzialità. Nella sua autobiografia, il Segretario di Stato James Baker scrive che aveva dato istruzioni alla sua addetta stampa Margaret Tutweiler di sostenere la causa dei musulmani di Bosnia, sottolineando di averle “prescritto di utilizzare i suoi contatti con le quattro catene televisive, il Washington Post e il New York Times.” (James A. Baker, “The Politics of Diplomacy” (La politica della diplomazia), Putnam 1995, pp. 643-644.)

[10] Quando, il 16 maggio 1999, è stato interrogato il portavoce della NATO Jamie Shea, sulla possibilità di vedere la NATO esposta a certe accuse da parte del Tribunale, egli dichiarava di non provare alcuna inquietudine. Il rappresentante dell’Accusa, ha continuato Shea, darà inizio alle sue inchieste “solo dopo che noi gli daremo l’autorizzazione a farlo”. Inoltre, “i paesi della NATO hanno dato al Tribunale i finanziamenti”, e sulla necessità di insediare una seconda corte “in modo da accelerare le requisitorie, noi siamo totalmente in sintonia con il Tribunale su questo punto, noi vogliamo veder giudicati i criminali di guerra !”
http://www.nato.int/kosovo/press/p990516b.htm
Vedere anche Michael Mandel, “How America Gets Away with Murder” (Come l’America la fa franca dei propri crimini), Pluto, Londra 2004, cap. 4-5, e Edward Herman, “The Milosevic Trial, Part 1″ (Il processo Milosevic, parte prima), Z Magazine, aprile 2002.

[11] Cf. Bogdanich, “Politics of War Crimes” (La politica dei crimini di guerra), cap.7 : “UN Report on Srebrenica : a distorted Picture of Events” (Il rapporto de l’ONU su Srebrenica: una immagine distorta degli avvenimenti).

[12] Raymond K. Kent, “Contextualizing Hate, the Hague Tribunal, the Clinton Administration and the Serbs” (Il contesto dell’odio: il Tribunale dell’Aja, il governo Clinton e i Serbi), Dialogue, Parigi, dicembre 1996, v. 5, n° 20 (presente sul sito in Internet di Emperor’s Clothes, www.emperorsclothes.com/misc/kent.htm

[13] Carl Savich, “Celebici”, http://www.serbianna.com/columns/savich/047.shtml

[14] Sarà difficile sorpassare l’efferatezza dei musulmani di Bosnia nel campo di Celebici, descritto nel testo di Savich. Cf. anche Diana Johnstone, “La crociata dei folli “, Il tempo delle ciliege, Parigi 2005, pp. 140-141.

[15] Cf. i due lavori di Peter Brock (vedi nota [9]) e Diana Johnstone, “La crociata dei folli”, p.146.

[16] Per i particolari e le citazioni, vedere l’articolo e il libro di Peter Brock (vedi nota [9]).

[17] Bernard Kouchner, “I guerrieri della pace”, Parigi, Grasset 2004, pp. 372-374.

[18] Johnstone, “La crociata dei folli “, pp. 133-135. Thomas Deichmann, “Misinformation : TV Coverage of a Bosnian Camp” (Disinformazione: la copertura Televisiva di un campo Bosniaco), Covert Action Quarterly, autunno 1998, pp. 52-55.

[19] Comunicazione privata, in data 21 novembre 2003.

[20] Per un eccellente sommario di queste questioni di “atrocità autoinflitte”, con altri riferimenti, vedere il Rapporto dello Staff del Senato del gennaio 1997 su “Clinton Approved Iranian Arms Transfers Help Turn Bosnia into Militant Islamic Base” (Il consenso di Clinton per i trasferimenti di armi dall’Iran trasforma la Bosnia in una base di Islamici militanti),
http://www.senate.gov/%7erpc/releases/1997/iran.htm#top
Vedere anche Cees Wiebes, “Intelligence and the War in Bosnia”, 1992-1995, Londra, Lit.Verlag 2003, pp. 68-69.
http://213.222.3.5/srebrenica/toc/p6_c02_s004_b01.html

[21] John E. Sray, “Selling the Bosnian Myth to America : Buyer beware” (Vendere il mito bosniaco all’America: acquirente, attenzione!), Foreign Military Studies, Fort Leavenworth, Kansas, ottobre 1995.
http://fmso.leavenworth.army.mil/documents/bosnia2.htm

[22] Alcune eccezioni a questa regola: Leonard Doyle, “Muslims Slaughter their own People” (I musulmani massacrano il loro stesso popolo), The Independant, 22 agosto 1992 ; Hugh Manners, “Serbs not Guilty of Massacre” (I Serbi non colpevoli per il massacro), The Sunday Times (Londra), 1 ottobre 1995. David Binder non ha potuto ottenere dal suo stesso giornale, The New York Times, la pubblicazione delle sue analisi di un possibile coinvolgimento dei musulmani nei massacri di Sarajevo, e ha dovuto farle pubblicare da altre parti. Vedere David Binder, “The Balkan Tragedy : Anatomy of a Massacre” (La tragedia balcanica: anatomia di un massacro), Foreign Policy, n° 97, inverno 1994-1995, e David Binder, “Bosnia’s Bombers” (I bombaroli Bosniaci), The Nation, 2 ottobre 1995.

[23] Per un buon sommario, vedere Srdja Trifkovic, “Una spettacolare revisione delle cifre”, B. I. (Balkans-Infos), febbraio 2005.

[24] Georges Kenney, “The Bosnian Calculation” (Il calcolo bosniaco), New York Times Magazine, 23 aprile 1995

[25] Cf. Trifkovic, vedi nota [23], e inoltre http://grayfalcon.blogspot.com/2004/12/deathtolls-part-3.html.

[26] Cf. Edward Herman e David Peterson, “The NATO-Media Lie Machine: `Genocide’ in Kosovo” (La macchina delle menzogne della NATO e dei media: il “genocidio” nel Kosovo), Z Magazine, maggio 2000.
http://www.zmag.org/Zmag/articles/hermanmay2000.htm

[27] Michael Ignatieff, “Counting bodies in Kosovo” (La conta dei corpi in Kosovo), New York Times, 21 novembre 1999.