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Nuovi Hitler e vecchi idioti

E’ di qualche giorno fa la notizia che il leader (ricordiamo che in Italia, visti i precedenti penali degli esponenti dell’attuale classe dirigente, in primis i parlamentari, la parola si pronuncia làder) iraniano Ahmadinejad ha avuto l’ardire di definire razzista l’entità sionista per la politica segregazionista di quest’ultima nei confronti del popolo palestinese: “Gli alleati, dopo la Seconda Guerra Mondiale hanno mandato emigranti per istituire un governo totalmente razzista nella Palestina occupata. Con il pretesto della sofferenza degli ebrei e per le conseguenze del razzismo in Europa, hanno installato al potere uno dei più crudeli e repressivi regimi razzisti”.
Il “nuovo Hitler” persiano (questa la definizione coniata dalla pletora di imbecilli di diversa natura e di varia provenienza che da sempre elemosina da yankee e da sionisti una manciata di briciole a compenso della propria mancanza assoluta di dignità e di cultura) ha condannato energicamente la cosiddetta “politica dei due pesi e due misure sui diritti umani e la violazione degli stessi diritti umani negli USA ed in Europa”.
Ecco allora, immediata come l’ululato dei cani del deserto all’apparire della luna, la reazione della consorteria internazionale di Stati-canaglia a guida Usraeliana, che non hanno esitato a coprirsi di assurdo e di ridicolo accusando Ahmadinejad di “negazionismo” e di “nuovo olocausto”!
A ruota, naturalmente, i servi dei servi, vale a dire gli europei che si sono distinti  per la posizione a novanta gradi assunta quasi sempre e da sempre nei confronti degli autoproclamatisi Padroni del Mondo e della Storia.
In testa, l’impiegato italiano al Ministero degli Esteri, quell’insulso, stupidotto ed un po’ “ballerino” di Franco Frattini, che, com’è stato già osservato, “ha un rispettabile passato di tappezziere di vernissage dell’alta società”: l’ex militante romano di Potere Operaio non ha esitato ad accusare di “antisemita” ogni critica all’entità sionista, comprese quelle alla sistemazione urbanistica ed all’altezza delle palme del lungomare di Tel Aviv.
Non importa che, nel discorso del leader iraniano, manchino del tutto le minacce all’entità sionista o qualche riferimento specifico all’etnia semita; non importa che l’Iran (Paese per il quale, a dire la verità, non nutriamo particolari simpatie, non foss’altro per il ruolo di sostegno all’invasore nordamericano che esercita nell’Irak occupato) non si sia mai reso responsabile di genocidio nell’arco della propria storia, né abbia mai aggredito alcuna nazione limitrofa; non importa che, in Iran, viva e prosperi la comunità ebraica più numerosa dopo quella che occupa illegalmente, dal 1948, la Palestina; non importa che, in certi parlamenti ed in certi governi europei, non in quello iraniano, siedano gli eredi impuniti del nazifascismo antisemita.
L’immagine di una conferenza ONU sul razzismo ricorda una conferenza di Veltrusconi “sull’intelligenza”; o un convegno sulla famiglia e sull’amore filiale e fraterno presieduto dalla giovane assassina di Novi Ligure; o un trattato sulla democrazia, la libertà e la giustizia sociale scritto da Gianfranco Fini; o un documentario sui crimini ed il potere della mafia girato da Berlusconi…
L’ONU, dicevamo: quest’organismo “meraviglioso, civile ed umanitario” responsabile, fra l’altro, degli impareggiabili interventi “umanitari” in Ruanda, ad Haiti, nei Balcani, in Somalia, oltre che, naturalmente, in Irak, Jugoslavia ed Afganistan.
Ogni volta per favorire una perfetta e completa “integrazione fra le razze”.
Come quella che sta perseguendo, nella Palestina occupata, l’entità sionista, la quale interpreta l’”integrazione” come semplice e completa eliminazione di uno dei due termini che dovrebbero essere “integrati”, fino, è il caso di dirlo!, alla sua “dissoluzione”totale ed irreversibile.
Un progetto giustamente smascherato dal “nuovo Hitler” iraniano.

di Luca Ariano