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Ieri come oggi (I)

Rubrica periodica oggi a cura di Carlo Marx

LA PAZZIA DEL CAPO
la metafora del delirio del Re di Prussia
Karl Marx *


In uno dei suoi racconti, il romanziere tedesco Hauff narra come una piccola città pettegola e assetata di scandali venisse scossa un giorno dal suo abituale stato di autocompiacimento scoprendo che il giovane più alla moda, il gallo del pollaio, insomma, altro non era che uno scimmiotto travestito. Il popolo, o una parte di esso, sembra essere al momento oberato dall’ancor meno piacevole idea di essere stato governato, negli ultimi anni, da un pazzo. Sta perlomeno balenando il sospetto, nell’opinione pubblica, che una qualche grossa mistificazione sia stata perpetrata ai danni dei “fedeli” sudditi. Non è certamente, come vorrebbero “John Bull” [gli Usa] e i suoi bravi giornalisti, dalla condotta del capo durante la guerra, che nascono questi timori.
Se un uomo, di qualsiasi condizione per quanto umile, si dimostra all’improvviso esattamente il contrario di quello che lo si credeva, in generale le persone che lo circondano, irritate e gabbate, non mancano di ripercorrere tutta la sua vita, riesumare vecchie storie, ricordare tutte le volte che c’era stato in lui qualcosa di storto, rimettere insieme pezzi e bocconi del passato, per arrivare finalmente a concludere con amara soddisfazione che avrebbero dovuto sempre aspettarselo. Così adesso si ricorda che il primario del manicomio fu improvvisamente convocato dall’allora capo di gabinetto per curare il capo che soffriva, come allora si disse, di un’infiammazione cerebrale. Il sistema nervoso di “sua maestà”, sussurrarono in circoli molto confidenziali i mirmidoni del governo nuovo di zecca, era stato brutalmente scosso dalle manifestazioni, e specialmente dalla volta che il popolo gli aveva rinfacciato un “malinteso” previamente concordato. Che il capo sia poi guarito non c’è dubbio; ma non è affatto certo che non sia rimasto, come Giorgio III d’Inghilterra, soggetto a periodiche ricadute. Ad alcune occasionali eccentricità del suo comportamento non si è dato peso perché si sa che indulge piuttosto liberamente alle libagioni, che una volta scatenavano la follia delle sacerdotesse di Dioniso a Tebe.
Tuttavia, quando ebbe il pretesto di porre la prima pietra del nuovo ponte, strane voci corsero su di lui. Con la faccia aggrottata, le gambe malferme, la pancia prominente, e un’espressione di ansia incoercibile nello sguardo, sembrava lo spettro di se stesso. Mentre pronunciava il discorso esitava, inciampava sulle parole, ne perdeva ogni tanto il filo, appariva a disagio, mentre la “squadra”, al suo fianco, ne spiava ansiosamente ogni movimento. Contro tutte le sue precedenti abitudini non ricevette nessuno, e non andò in nessun posto se non accompagnato dalla “squadra”, che era diventata da lui inseparabile. Dopo il suo ritorno nella capitale trapelarono di tanto in tanto strani “si dice”, si parlò di lesioni fisiche che avesse inferto, in attacchi d’ira, ai suoi ministri. Per eludere la curiosità del pubblico si disse che il capo soffriva di idropisia. Più tardi, i racconti di disavventure incorsegli nel suo parco (una volta s’era fatto male a un occhio battendo contro un albero, un’altra s’era fatto male a una gamba urtando contro una pietra) divennero sempre più frequenti e si cominciò a insinuare da una parte o dall’altra che soffrisse di temporanei attacchi di pazzia. In particolare si disse che era convinto di essere un allievo ufficiale che ancora dovesse superare la prova di quelle che, nel linguaggio dei sergenti, si chiamano marce di addestramento. Di qui le malaugurate scorribande nei suoi parchi.
Questi e altri ricordi d’un decennio vengono ora messi insieme con cura. Perché non pensare che un pazzo sia stato accollato come capo al popolo, dato che ora si ammette che almeno negli ultimi mesi egli era stato tenuto alla guida del paese nonostante la sua malattia mentale, e si denunciano pubblicamente, per conflitti tra i membri del governo, i giochi di prestigio della “squadra”. Nei casi di follia derivanti da rammollimento cerebrale, i pazienti, in generale, conservano fino alla morte momenti di lucidità. È il caso del capo, e proprio questo particolare carattere della sua pazzia ha fornito il destro alle truffe che sono state commesse.

(fine prima parte)