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Ancora sul 25 aprile

Tra li strascichi del “nuovo 25 aprile”, – quello per intenderci che vede sfilare, mano nella mano (per alcuni, neanche pochi, mano nella tasca del vicino per inventariarne il contenuto), vittime e boia, vincitori e vinti, fascisti ed antifascisti – c’è la “polemica” sul “riconoscimento” dei combattenti della repubblica di Salò, quella che si alleò con la Germania giusto per non smentire lo spirito masochistico del popol(in)o italiano.
Una polemica falsa, pretestuosa, degna del pugno di canaglie (per primo il “compagno” Violante, il “terrore dei terroristi” per antonomasia) che l’ha montata ad arte per non smentire mai la propria schifosa ignoranza.
Lo dimostra il fatto che una parificazione, seppur parziale, fra partigiani e repubblichini… esiste già fin dagli anni Cinquanta, travasata nel Testo Unico delle pensioni di guerra (dpr n.915/78), proprio nell’articolo che equipara ai militari regolari i partigiani.
Mutilati, invalidi e caduti della Repubblica di Salò, sia pure con una limitazione (qualora risulti che essi hanno preso parte ad azioni di terrorismo o di sevizie o siano stati cancellati dai ruoli delle Forze Armate per il comportamento tenuto dopo l’otto settembre 1943, data del cambio di alleanze di un’Italia il 7 settembre fascista e solo poche ore dopo convertita “a mò di La Russa e camerati” all’antifascismo) sono considerati mutilati, invalidi e caduti come tutti gli altri. In quanto tali, meritevoli di godere della relativa pensione, reversibile ove previsto!
La legge, la legge dello Stato democratico nato dalla Resistenza (e che, per inciso, ha avuto come ministro degli Interni quel Luigi Scalfaro che i “disobbedienti” della celebrazione milanese del 25 aprile si sono ben guardati dal fischiare, come se Scalfaro fosse meno infame e suino di Formigoni!), ammette quindi da più di 50 anni che ad un combattente della RSI mutilato spetti una pensione.
Al pari, peraltro, degli italiani che combatterono nelle formazioni militari organizzate dai tedeschi nelle zone di operazione dell’Italia nord-orientale nel periodo 1943-1945. O degli altoatesini che militarono nella Wehrmacht, ossia nell’esercito nazista..
Per una volta, ha avuto ragione il camerata La Russa, quando, riferendosi alle polemiche sul “riconoscimento” dei “combattenti” repubblichini,  ha ricordato che esse erano “pretestuose” perché già esistono leggi, risalenti al 1958 ed al 1968, che “parificano” fascisti ed antifascisti.
Perché stupirsi, allora, se la grande ammucchiata nazionale, creata in nome dell’anticomunismo e della lotta all’ultimo sangue alla Rivoluzione, ha ottenuto quest’anno la propria investitura ufficiale, presenti ed officianti i sedicenti “disobbedienti” del sedicente “antagonismo sociale”…?!

di Eugenio Colombo