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Processate i liberatori

Un soldato dell’esercito americano in Iraq è stato condannato al carcere a vita per stupro e omicidio di una intera famiglia irachena nel 2006.
Il soldato Steven Green, 24enne, è stato accusato dello stupro di una ragazzina irachena di 14 anni e l’omicidio di lei e loro famiglia nella città di Mahmudiya, vicina a Baghdad. Il tribunale dello stato di Kentucky non ha raggiunto l’unanimità sulla condanna a morte. Altri quattro soldati sono stati condannati tra cinque e 110 anni di carcere per lo stesso reato. Tre di loro hanno confessato e riconosciuto loro responsabilità.
E’ nostro dovere specificare, innanzi tutto, che abbiamo scovato questa notizia girovagando sui vari siti internet; non era messa in evidenza e  allo stesso modo, ovviamente, non era commentata. Non era, infine, presente sul sito dell’agenzia Ansa (o, perlomeno, non siamo riusciti a trovarla).
Discutendone nel collettivo della redazione ci è parso subito che fosse comunque il caso di pubblicarla perché si tratta dell’ennesima conferma di quali brutalità siano capaci i soldati dell’esercito amerikano invasore (tra l’altro se 5 soldati sono stati processati chissà quanti altri se ne sono tornati a casa impuniti…) ed, in secondo luogo, perché questa notizia evidenzia, se ce fosse ancora bisogno, quali sia il concetto di “giustizia” che questi assassini applicano a loro stessi.
In effetti la cosa che dovrebbe fare veramente scalpore è che i suddetti macellai sono stati processati e condannati negli Stati Uniti da giudici americani, con leggi amerikane per un reato commesso in un altro paese, contro cittadini di quel paese.
La logica vorrebbe, al contrario, se il reato è stato commesso in Iraq contro una famiglia irakena il processo dovrebbe svolgersi proprio in quel paese in virtù delle leggi e delle pene previste dal paese in cui si è consumato il delitto.
Anche perché ragionando per assurdo (ma neanche tanto) se ci si pensa bene, è possibile che quello che viene considerato un reato in un paese non venga considerato tale in un altro. Negli Stati Uniti è concesso possedere armi ed in Italia no, per esempio.
Gli Stati Uniti, insomma, affermano anche attraverso questo processo, pur in un contesto in cui si è giunti alla effettiva condanna degli imputati con pene elevate, il principio secondo il quale essi si ritengono i detentori di un diritto superiore.
La legge amerikana, proprio perché amerikana, è posta ad un livello superiore rispetto alla legge di qualsiasi altro paese sulla faccia della terra. Se un cittadino svizzero, per esempio, dovesse commettere un reato contro un cittadino italiano in Italia esso sarebbe processato in un tribunale italiano e, magari, condannato in virtù di quello che prevede il codice italiano. Se il cittadino fosse, invece che svizzero, uno dei tanti marines sparsi per le basi del nostro paese sarebbe processato in amerika secondo la legge amerikana e magari assolto perché il reato in amerika non è previsto.
Bene fanno allora gli Irakeni a cercare di farsi giustizia da soli…

M.R.