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Ladri di provincia

Son tempi, questi, di campagna elettorale.
Tempi in cui, ciascun bottegaio che prenda parte al grande mercato della truffa borghese esibisce, sul banco della propria impresa criminale, i prodotti “di casa”, quelli che hanno resa celebre e famosa la ditta produttrice.
Se vi aggirate per le vie di Milano, o sfogliate la stampa locale, soprattutto quella distribuita gratuitamente, avrete avuto di sicuro la ventura di imbattervi chissà quante volte nella sua faccia da impiegato di banca o di commesso di farmacia.
Una faccia che pretenderebbe probabilmente di essere rassicurante, quando, in realtà, è soltanto la faccia da ladro di un ladro.
E non soltanto perché il signor Filippo Penati, presidente uscente di quell’istituzione inutile e criminogena che è la Provincia di Milano viene – c’era bisogno di dirlo? – dal partito-fogna per eccellenza, vale a dire dal Grande Partito Comunista di Gramsci-Togliatti-Longo e Berlinguer.
L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, nei giorni scorsi, ha infatti reso nota la sentenza con la quale conferma che la propaganda del compagno Penati, grande amico dei lavoratori per essere stato, in passato, sindaco di Sesto San Giovanni, finanziata con i soldi della Provincia viola la legge.
Spot televisivi, propaganda a pagamento sulla stampa e sul periodico della Provincia stessa (allegato, in 450 mila copie al Corriere della Sera, il quotidiano dei padroni per eccellenza!) per farci ammirare le 15 (!) foto del Presidente uscente e candidato alla riconferma sono risultate illegali.
Il Garante “ordina alla Provincia di pubblicare sul proprio sito web l’indicazione di non rispondenza a quanto previsto dall’articolo 9, comma 1, della legge 22 febbraio 2000”, il quale recita che “dalla data di convocazione dei comizi elettorali e fino alla chiusura delle operazioni di voto è fatto divieto a tutte le amministrazioni pubbliche di svolgere attività di comunicazione ad eccezione di quelle effettuate in forma impersonale ed indispensabili per l’efficace assolvimento delle proprie funzioni”.
L’ ”originale” slogan del compagno Penati, scopertosi di recente “terrore dei rom” e critico da destra della Lega (un’autentica impresa, a dire il vero!), “La Provincia e oltre” è venuto dunque a costare – non ai soli operai della sola Sesto, ma a tutti indistintamente i contribuenti -  600 mila euro!
A cui va aggiunto lo stipendio del direttore della comunicazione, Franco Maggi, amico d’infanzia di Penati (c’era da dubitare che corruzione, ladrocinio e malgoverno non banchettassero in compagnia del nepotismo, gli uni e gli altri di criminale memoria democristiana?!) e, ovviamente, del tutto privo dei titoli formali richiesti per occupare il posto abusivamente occupato.
Non c’è che dire (e ribadire): in certi momenti, per il disgusto, la nausea ed un generalizzato malessere capita persino di rimpiangere i…democristiani.
Che è un po’ come, per un condannato a morte all’immediata vigilia dell’esecuzione, rimpiangere gli anni di carcere-speciale…
Ma che “Votate per Penati di nuovo alla Provincia”; “votate” per Penati finalmente in galera!

di Eugenio Colombo