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Partigiani guerrafondai

Non manca molto all’ennesima (farsesca) celebrazione di una Liberazione che non è mai avvenuta, come conferma la permanenza al governo degli eredi del Duce e la criminalizzazione sistematica dei comunisti rivoluzionari. Parlare di 25 aprile, significa, per forza di cose, parlare anche di ANPI, l’associazione che raggruppa gli esecutori testamentari dei partigiani che instaurarono la democrazia, difesero il potere dei padroni minacciato dalle “orde bolsceviche” (leggi: dai partigiani rivoluzionari che volevano “fare in Italia ciò che era già stato fatto in Russia” e che combattevano “per la Rivoluzione e per Stalin”, non per il capitalismo e per De Gasperi) e garantirono, insieme con il PCI, la continuità dello stato borghese occupato prima dai monarchici e poi dai fascisti in camicia nera.
Che posizione ha preso l’ANPI, a proposito dell’aggressione imperialista alla Libia?
La soluzione è talmente facile da non meritare alcun premio, neanche quello di essere dispensati, il prossimo 25 aprile, dalla partecipazione alla manifestazioni che vedranno sfilare, a fianco della Sinistra istituzionale e non, quella Brigata Ebraica che non nasconde il suo vergognoso sostegno alla politica criminale e neo-nazista dell’entità sionista.
Raimondo Ricci, il presidente nazionale dell’ANPI: “…in considerazione della risoluzione adottata dall’ONU che ha giustificato l’intervento militare limitato esclusivamente alla difesa delle popolazioni in rivolta contro un potere assoluto e dittatoriale che le sta massacrando”, l’Associazione ritiene “sia da condividere il suddetto intervento nei limiti e con le finalità espressamente e specificamente approvate dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU”.
Parole nette, inequivocabili, dunque: da veri partigiani borghesi che, nel pieno di una senescenza arteriosclerotica, non arrivano più a distinguere una guerra di aggressione da un intervento (pseudo)umanitario.
Sulla stessa linea (di fuoco, ma nella trincea borghese e guerrafondaia), i Verdi, questo prodotto incestuoso dell’unione fa ex-democristiani falliti ed ex-sessantottini frustrati. Gli stessi Verdi che non esitarono ad aggredire la Jugoslavia,  bombardare popolazioni inermi mentre si prodigavano per la salvezza dei cani randagi e sostenere attivamente il governo più filoamericano (quello presieduto dal compagno D’Alema) che la storia del nostro Paese ricordi.
Ha dichiarato Angelo Monelli, il loro presidente, il 29 marzo scorso: “I Verdi europei e quelli italiani (…) hanno condiviso la risoluzione dell’ONU 1973 sulla No-fly zone. Una risoluzione che aveva lo scopo di salvare civili dai bombardamenti di Gheddafi. Non possiamo dimenticare l’ordine dato da Gheddafi di bombardare le manifestazioni di protesta contro il regime e per la democrazia”.
Quale chiusura di articolo più appropriata di una citazione di Karl Kraus, uno che, le guerre, le conosceva?
Eccovela subito fornita, trascritta dall’opera Detti e contraddetti:
Signore, perdona loro,
perché sanno ciò che fanno!
”.

Eugenio Colombo