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Scrittori horror

“La Sinistra e la guerra? ‘Cronaca di una morte annunciata’. La morte della guerra? Ma no: della Sinistra!
Scrittore padano

I nostri lettori lo sanno, lo sanno benissimo.
Siamo sempre stati fra gli ammiratori dell’Evangelisti scrittore: e continuiamo ad esserlo.
C’è comunque un detto, a Milano, città in cui chi scrive ha vissuto a lungo, prima di trasferirsi all’Estero, che dice “Ofelèe fà ‘l tò mestee” (Pasticciere, fai il tuo mestiere).
Che, tradotto in linguaggio corrente ed adattato al caso nostro, significa: che lo scrittore faccia lo scrittore, il contadino il contadino, il maestro il maestro, e via elencando una serie di attività, alcune nobili altre meno.
Sì, è vero: il detto ha un sapore un po’ reazionario, in fondo. Come tutti i detti popolari.
Ma non è questo l’aspetto a cui intendo collegarmi in questo breve intervento per IL BUIO. E’ piuttosto un altro: è il richiamo alla serietà, prima ancora che alla “professionalità”.
Il fatto è presto riferito.
Sul suo blog personale, il “compagno” Valerio Evangelisti, a proposito dell’aggressione imperialista alla Libia, arriva a farneticare di “sostanza di classe, quanto mai moderna, della insurrezione libica. Paese in cui l’85% della popolazione vive in aree urbane e patisce i contraccolpi del neoliberismo, abbracciato con entusiasmo da Gheddafi”.
E ancora: “Che dicono gli shebab (i giovani rivoltosi, ndr) dell’ingerenza straniera?
Ovviamente ne sono contenti: fa loro comodo (Lenin stesso accettò gli aiuti della Germania). Sono perfettamente consapevoli che c’è chi vuole impadronirsi delle loro materie prime. Ma aggiungono: ‘Gli occidentali si prendano il loro petrolio: la rivoluzione vera la faremo dopo’. Rivendicano la loro autonomia, sale di tutte le rivoluzioni
”.
A parte la fesseria del parallelismo con il Lenin della Rivoluzione d’Ottobre – una fesseria che comunque misura il livello di competenza storica e di serietà del Nostro Romanziere, più esperto degli intrighi del’Inquisitore Eymerich che degli avvenimenti della storia delle Rivoluzioni – Evangelisti dimentica (o ignora del tutto, il che, per certi aspetti, sarebbe anche peggio) che il Consiglio Nazionale Libico, cioè i ribelli anti-gheddafi, sono personaggi di varia estrazione. Comunque di varia estrazione borghese. Sono soprattutto avvocati, giudici, uomini d’affari e qualche ex membro del regime che ha abbandonato Gheddafi in tempo.
Ancora a proposito della “sostanza di classe” della ribellione anti-gheddafi che tanto riempie di entusiasmo Valerio Evangelisti, si possono senz’altro aggiungere queste considerazioni tratte da un blog: “A differenza della Tunisia e dell’Egitto, la Libia è un Paese ricco. Anche in questi giorni si vedono in giro fuoristrada nuovi di pacca… I poveri in città (a Bengasi, ndr) sono soprattutto gli stranieri . Egiziani, sudanesi, chadiani, tunisini, marocchini, nigeriani, emigrati in Libia a cercare fortuna e finiti a fare i lavori più umili e meno pagati”.
Un sospetto, comunque, ci assale: che i dimostranti libici diano prova di una “sostanza di classe quanto mai moderna” perché protesterebbero per venire in Italia a leggere i romanzi di Evangelisti, non ancora tradotti nel loro Paese?
Ma, anche in questo caso, non si tratterebbe di una “sostanza di classe” particolarmente significativa; e men che meno “moderna” (il ciclo dell’Inquisitore Eymerich è ambientato nel basso-Medioevo) o “di sinistra”.
In realtà, Evangelisti dovrebbe senz’altro riprendere la penna in mano.
Non per correggere errori che, per uno “storico” come lui sono imperdonabili (non parliamo del “politico”: è più che sufficiente ricordare le stupidaggini delatorie su fantascientifici progetti di infiltrazione di inesistenti nazisti in un’altrettanto inesistente Sinistra).
Piuttosto, per tornare a divertirci e a farci ridere: con i suoi romanzi, però.
Solo con i suoi romanzi…

P.R