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Vieni avanti, cretino!

Il protagonista della puntata odierna della nostra ormai popolare rubrica non è un individuo – uomo politico o aspirante tale o altro di simile ancora – bensì un “movimento”. Per la precisione, il movimento degli studenti (?) denominato, non certo casualmente da un  pennivendolo di regime, “l’Onda”. Ma com’è finita nel nostro mirino dialettico l’Onda? Che cosa le ha fatto meritare (si fa per dire!) il diritto di andare ad allungare la foltissima schiera di infami e di imbecilli che sottrae quotidianamente (e impunemente, ahimé!) ossigeno alle persone normalmente oneste, oltre che politicamente ed ideologicamente coerenti, come si diceva in anni ed in movimenti che i componenti dell’Onda riescono soltanto a scimmiottare? Ecco subito svelato il segreto. In occasione della visita di Stato del colonnello Gheddafi, raccogliendo il “grido di dolore” ( e di rabbia per lo scorno) levatosi dagli ambienti di estrema destra e picisti – che sono poi la stessa identica cosa – il movimento (romano) dell’Onda è sceso in piazza per contestare “il dittatore libico”. Con gran soddisfazione, oltre che della solita feccia picista, di ex democristiani alla Casini, di vecchi e nuovi camerati e degli altri spurghi fognari che appestano il nostro Paese. I servi stupidi degli Usa e dell’entità sionista – alla cui chiamata gli studenti-dementi dell’Onda hanno subito
entusiasticamente risposto – sono arrivati al punto di impedire che Gheddafi parlasse in Senato, temendo forse che quell’aula di pregiudicati e di corrotti fosse “dileggiata” dalle parole di un ospite “antidemocratico”. Da parte sua, l’Onda – una vera e propria orda di imbecilli disposta a muoversi come un branco di pecore ad un semplice cenno del padrone – pastore -  non ha esitato a manifestare nonostante Gheddafi fosse sceso dall’aereo presidenziale accompagnato dall’ultimo erede del Leone del Deserto, l’eroe anticolonialista dei cui il leader libico sfoggiava una fotografia che lo ritraeva mentre veniva condotto al patibolo dagli “italiani brava gente” (forse dagli stessi bisnonni degli studenti-dementi romani) incatenato come un animale. Uno di questi studenti, nell’aula magna della Sapienza, è arrivato al punto di chiedere a Gheddafi quando renderà possibili “libere elezioni democratiche”. Ignorando completamente non solo la storia della Libia e, più in generale, del colonialismo, italiano e non, ma anche le parole di Lenin. Il quale ha ribadito in più di una circostanza che i dominanti si compiacciono di “definire libere, eguali, democratiche, universali le elezioni effettuate in queste condizioni, perché tali parole servono a nascondere la verità, servono a occultare il fatto che la proprietà dei mezzi di produzione ed il potere politico rimangono nelle mani degli sfruttatori e che è quindi impossibile parlare di effettiva libertà, di effettive eguaglianza per gli sfruttati, cioè per la stragrande maggioranza
della popolazione…”. Agli studenti decerebrati dell’Onda ricordiamo che la presenza italiana in Libia è costata centomila morti; e se teniamo presente che, all’epoca, la popolazione libica toccava
le 800 mila unità, un libico su otto è morto a causa degli “italiani brava gente”. Nel 1986, quando gli yankee, dopo le provocazioni nel Golfo della Sirte e l’abbattimento di due aerei libici, bombardarono Tripoli e Bendasi grazie alle basi militari installate su suolo italico per vendicare
un attentato attribuito ai libici, vi furono decine di vittime fra la popolazione civile. Eancora. Sì, Gheddafi è un dittatore, quantomeno in senso tecnico. Ma il dittatore che ha cacciato a calci nel culo gli italiani che godevano di ogni sorta di privilegio (con la forza non certo della democrazia!) a danno della popolazione locale (decimata con inaudita ferocia), nazionalizzando tutti i loro beni. E’ il dittatore che è riuscito ad ottenere 5 miliardi di euro
come risarcimento per i danni inflitti dal colonialismo italiano, senza sborsare un cent ai
discendenti dei colonizzatori italiani che ancora adesso seguitano a chiedere, con incredibile sfacciataggine, di essere risarciti (?). Anziché rallegrarsi di non essere stati impiccati com’è avvenuto per centinaia di migliaia di libici. E’ il dittatore che garantisce al suo popolo un tenore di vita che  molti Paesi, compreso il nostro, possono solo sognare: per fare un esempio, se un cittadino si ammala e la sua malattia richiede cure all’estero, le spese sono totalmente a carico del governo libico, che garantisce l’assistenza dell’ambasciata locale. E’ il dittatore che è sceso dall’aereo con una fotografia dell’eroe nazionale libico appuntata al petto e che ha rispettosamente atteso l’arrivo del suo ultimo erede prima di riprendere il cerimoniale. E’ il
dittatore che ha assunto una forte e netta posizione di condanna nei confronti del ministro leghista che si era divertito a provocare un miliardo ed oltre di musulmani per la faccenda delle vignette
blasfeme. E’ il dittatore che ha imposto la compilazione dei visti in lingua araba, anche a costo di respingere 2500 italiani in crociera con passaporti privi di traduzione perché salpati prima che la norma entrasse in vigore… L’elenco potrebbe continuare ancora a lungo. Ma serve sprecare
tempo ed inchiostro per far entrare qualcosa nel cervello vuoto degli attivisti di un movimento che, proprio come l’Onda da cui prende il nome, si ritirerà presto senza lasciare alcun sedimento positivo, alcuna memoria di sé che varrà la pena di rievocare e di rimpiangere persino negli anni del riflusso più deprimente…?


Eugenio Colombo