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Il (Contrap)Punto: sinistre visioni sulla Libia

Intercettata la telefonata di Berlusconi a Gheddafi: “Ricordati, prima di venir via, di chiudere il gas!”

Berlusconi ha concesso asilo politico al tunisino Ben Ali; e gli ha trovato un posto di lavoro: farà lo stalliere ad Arcore.

Dopo Ben Ali, Mubarak e Gheddafi, anche Berlusconi ha le orge contate.

La nostra, come ben sanno i nostri lettori più affezionati, non è una testata giornalistica. E neppure un partito politico. Non aspettatevi, quindi, voi che avete iniziato a leggere, un giudizio o una valutazione sui “fatti del Medio Oriente”, sulle loro cause o sulle loro prospettive. Non ci compete, infatti, “stare sulla notizia fin che è calda”. E non è nostro costume rincorrere l’attualità politica quando non siamo in grado di farlo solo per compiacere i nostri lettori. E poi non ci va di aggiungere l’ennesima fesseria alle molte che sono state dette e scritte in questo periodo.

Soprattutto da parte di una sedicente Sinistra che non sembra voler perdere occasione per dar prova della propria idiozia politica, della propria ignoranza sesquipedale e del proprio conformismo katto-komunista. Non sentirete, qui da noi, frasi del tipo di quella che compare, sotto forma di giornale-volante, su certi muri del centro di Milano; e che propone, senza il minimo pudore, lo slogan “Egitto, Tunisia, Libia 2011. La Rivoluzione è possibile!”. Che cosa c’entrino l’Egitto del fantoccio USraeliano Mubarak e la Tunisia del ladro socialista Ben Alì con la Libia di Gheddafi; e che cosa c’entrino le vicende egiziane, tunisine e libiche con la Rivoluzione, a meno di non confondere, come sempre si fa a Sinistra, sommovimenti interborghesi con la rivoluzione proletaria, che di borghese ha finora avuto solo gli sbocchi storici delle esperienze concrete, lo sanno soltanto quelli di Sinistra Critica. Un gruppetto che, giusto per dare un’altra prova di ignoranza e di confusione mentale, si definisce “ecologista, comunista e femminista” (non si sa se l’ordine espositivo è anche un ordine di importanza, nel senso che i nostri guitti della politica pseudorivoluzionaria prima si considerano ecologisti, poi comunisti e poi ancora, giusto per concludere in omaggio al conformismo piccolo-borghese più facile e manicomiale, femministi)! Ma quelli di Sinistra Critica procedono (non di sicuro verso il mitico Sol del’Avvenire) in compagnia. Che dire, infatti, a parte i soliti commenti degni del barzellettiere del Superviagra Nazionale, dei “compagni” di Rivoluzione Comunista, che sproloquiano, dalle colonne del loro giornale-murale, di una “rivolta popolare in Libia” che “dà l’ultima spallata al regime del colonnello Muammar Gheddafi torturatore di immigrati per conto del governo italiano”? A parte i soliti luoghi comuni da centro sociale e da ONG katto-comuniste sulle “torture nei confronti degli immigrati”, che giudizio esprimere su affermazioni, contrabbandate per dati di fatto quando si tratta ancora di semplici illazioni, oltretutto attinte all’Archivio della Menzogna nutrito e gestito dall’imperialismo USraeliano, del tipo: “La ‘Tigre’ ferita scaglia l’aviazione e i mercenari sui manifestanti provocando un fiume di sangue”?! E questi sarebbero alcuni dei rappresentanti di una classe sociale che da sempre aspira alla guida della società mondiale, mica di subentrare alla giunta leghista che amministra paesetti di qualche centinaio di abitanti come se fossero una dependance della loro bottega da salumaio o da oste?! Sì, ma hai citato qualche gruppuscolo privo di consistenza e di importanza, obietterà forse qualcuno. Obiezione vera, ma solo in parte. Innanzitutto perché le cose, con il resto della Sinistra, non cambiano affatto. Anzi. Basta legger, per chi ha ancora lo stomaco di farlo, Il Manifesto; oppure ascoltare, per chi crede ancora alla favola sulla possibilità che i cani da cortile possano trasformarsi in lupi da battaglia, Radio Popolare, l’emittente milanese un tempo “voce dell’altra città”. O sfogliare giornalacci come Liberazione, organo di quel partitucolo in via di estinzione per la gioia degli amanti della verità e dell’onestà intellettuale, oltre che politica. E’ su questo fogliaccio pornografico, infatti, che, il 19 febbraio scorso, si poteva leggere un articolo di tale Marretta in cui, fra l’altro, si arrivava a sostenere, superando ampiamente il limite della menzogna e della calunnia, che “per quanto tengano a cuore la sorte dei palestinesi, gli egiziani, quelli scesi in piazza, non hanno intenzione di aprire nuovi fronti di guerra. Vogliono votare per un nuovo governo ed essere liberi. (…) Come in questi giorni a Tahir, non come a Gaza, dove Hamas ha represso le manifestazioni giovanili di solidarietà con la piazza del Cairo, per poi salutarne ipocritamente la vittoria dopo la caduta di Mubarak”. A parte le scemenze sui manifestanti egiziani e a parte le calunnie sulle “repressioni operate da Hamas”, appare evidente che, sotto la scorza del “comunista anti-islamico” batte quasi sempre un cuore da servo dei padroni, da pezzente ammesso da poco alla mensa degli scarti del banchetto imperialista. Con tutta questa gentaglia, con tutti questi falliti che blaterano da decenni di rivoluzione quando non sono mai riusciti, neppure in un caso che sia uno, a conquistare la maggioranza della bocciofila o del circolo ARCI a cui sono iscritti, non abbiamo nessuna intenzione di confonderci. Per due ragioni, fondamentalmente. Perché la qualità delle informazioni in nostro possesso non vanno, per forza di cose, al di là delle menzogne sulle “fosse comuni” libiche (inventate sul modello delle stragi di Timisoara, in occasione del colpo di stato fascista ai danni di Ceaucescu) somministrate dalla propaganda sionista agli idioti ed ai servi che hanno fatto, al pari dell’antifascismo rispetto al fascismo, dell’antiberlusconismo il peggior lascito del berlusconismo. E poi perché non dimentichiamo l’ammonimento del presidente Mao Tse Tung. A giudizio del quale, “quando il nemico ti attacca”, è “un bene”. Il che ci induce a ricordare che Gheddafi ha diretto una rivoluzione al termine della quale, in Libia, venne cacciato il re; ha fatto dello “scatolone di sabbia” libico un Paese sovrano e rispettato; ha subìto un’aggressione militare da parte dei soliti criminali USA nel corso della quale ha perso una figlia; ha cacciato a calci nel posteriore (“flaccido” come quello del Superviagra Nazionale?) i colonialisti italiani orfani del duce; è arrivato in Italia mostrando orgogliosamente una ritratto del martire libico impiccato, agli inizi del Novecento, dagli avi del Nano di Arcore; ha sostenuto le lotte di liberazione dei popoli del Ciad, della Nigeria, del Niger, i militanti rivoluzionari dell’IRA irlandese e, soprattutto, l’eroica lotta del popolo palestinese… Se, a questo punto, non avete ancora capìto perché rivendichiamo con orgoglio il nostro silenzio, siete pronti per colmare i vuoti nella fila dei centri sociali, della Sinistra che li utilizza, del caravanserraglio di Vendola o del circo di Pisapia, il candidato-sindaco che potreste pur sempre interpellare se avete bisogno di sapere come si vive in un appartamento di pregio pagando un affitto “popolare”. A ben vedere, in ogni caso, un tocco “di sinistra”, per l’appunto “popolare”, comunque c’é…

Eugenio Colombo

La rubrica ospita contributi che non sempre e non necessariamente esprimono le posizioni del CPU e della redazione web.