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Caritatevoli truffe

Il tormentone è nelle orecchie di tutti: “Avete fatto molto, per tanti”. Ed è quello della pubblicità con cui la Chiesa cattolica, “la celebre, la santa bottega”, cerca  di convincere i contribuenti a destinarle l’8 per mille.
Le immagini dello spot televisivo ci raccontano (è proprio il caso di usare questo verbo, trattandosi, come sempre o quasi quando si tratta di Chiesa e di cattolici, di favole, di panzane buone per gli allocchi ed i cretini – per dirla alla Odifreddi ) di aiuti  ad alluvionati, a ragazze madri, ad immigrati, e ad “altre opere di carità” (cristiana).
Tutte frottole, naturalmente.
L’agenzia di informazione ADISTA (di cui non risultano rapporti con Satana, con gli Stati Canaglia o con l’Iran del fondamentalismo musulmano) si è infatti assunta l’onere di rivelare che solamente il 20% dei fondi raccolti dalla Chiesa va ad opere di bene.
Vediamo in dettaglio. Complessivamente, la Chiesa del pastore tedesco ha raccolto, nel 2009, 967,5 milioni di euro.
Di questi, 381,3 milioni sono destinati all’Istituto centrale di sostentamento del clero, per pagare gli stipendi ai 39 mila sacerdoti in servizio nelle diocesi italiane e ai seicento preti impegnati nelle missioni all’estero.
423,2 milioni di euro vanno alle “esigenze di culto e pastorale”, vale a dire ai fondi destinati alle diocesi per l’edilizia di culto, alla conservazione dei beni culturali, alle spese dei tribunali ecclesiastici regionali e al fondo per la catechesi e l’educazione cristiana”.
Solo 205 milioni, per finire, sono destinati agli “interventi caritatevoli”, e cioè ai fondi per le diocesi, al Terzo mondo o alle “esigenze di rilievo nazionale” (?).
Solo poco più di 200 milioni su oltre 967 di entrate complessive, estorte solleticando la coscienza, la credulità, i “buoni sentimenti”, l’altruismo e quant’altro di ipocrita e di conformista alberga per definizione nel “buon cuore” delle “pecorelle” (mai termine fu più appropriato, alludendo esplicitamente ai deficit cerebrali ed a quelli di autonomia personale degli interessati) del “gregge cattolico”!
Sarà anche per questo motivo – e cioè per le destinazioni tutt’altro che caritatevoli dei fondi raccolti con l’8% dalla Chiesa – che, dopo dieci anni di ascesa, gli incassi hanno incominciato a calare: dal miliardo di euro del 2008 ai 967,5 milioni di quest’anno.
Che la pecora cattolica stia iniziando a scoprire in se stessa un’anima “da leone”? Beh, insomma: “da leone” è obiettivamente un po’ troppo.
Facciamo, più realisticamente, di consumatore che vuol sapere da dove vengono le merci che compra, merce-carità compresa…

Ravachol