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Il Contrap(Punto): immaginette cercansi

Il settimanale OGGI pubblica le foto di Noemi Letizia nelle residenze del Superviagra. Era talmente giovane che sul portone dei palazzi avevano messo un fiocco rosa.

Il Superviagra ha minacciato di chiedere i danni allo Stato. E si è impegnato a devolvere il risarcimento in beneficenza alle minorenni bisognose.

Parlando di Mubarak, il Superviagra lo ha definito, come fece Bush con Noriega, “il nostro figlio di puttana”: oltre alla nipote, non ha escluso quindi di conoscere anche la mamma.

Se avevate ancora qualche dubbio sullo stato a dir poco comatoso in cui versa la “Sinistra”, quella già extraparlamentare inclusa, vi sarebbe bastato prender parte ad una delle manifestazioni indette domenica 13 febbraio “dalle donne” (?) per togliervelo di testa una volta per tutte.
Ai movimenti interclassisti, dopo anni di picismo e di filo-picismo, di sindacalismo bianco-rosso e verde e di parasindacalismo bianco, rosso stinto e verde, avevamo fatto l’abitudine. E, dobbiamo riconoscerlo, escludevamo potessero conoscere, l’uno e l’altro, ulteriori sviluppi. Ci sbagliavamo, dobbiamo ammetterlo: visto che dall’interclassimo sociale siamo rapidamente passati addirittura a quello… di genere! Come se “le donne” (quali? anche la Marcegaglia? anche la Mussolini? anche la Rosy Bindi? anche la Binetti, quella che usa il cilicio e la cintura di castità con la stessa meticolosità con cui ha sempre difeso i padroni ed i loro servi? anche la ex-prostituta legale, la ex “moglie legittima” del Superviagra? anche…?) fossero il nuovo soggetto di una rivoluzione che, in Italia, fatica a trovare qualcuno che sia realmente interessato a compierla.
Una volta c’erano gli operai; poi sono arrivati i tecnici; poi gli informatici; poi gli extracomunitari in quanto tali (mafiosi in servizio permanente effettivo ed esuli politici tutti allegramente mescolati e confusi); poi i rom, che tanto stanno a cuore ai quattro preti che séguitano a confondere acque ed idee proclamandosi “di sinistra”, come se fosse possibile essere interessati all’abolizione dell’alienazione capitalistica essendo convinti sostenitori di quella religiosa; poi i gay; oggi “le donne”: domani i bambini, gli adolescenti, forse persino i neonati?
Ed infatti, all’”ammucchiata” (per una volta tanto organizzata non nelle abitazioni del Nano di Stato), erano tutti presenti: fra gli altri: Di Pietro, Bersani e feccia al séguito.
Sì, perché, alla iniziativa “delle donne”, hanno aderito anche gli uomini; o meglio i politicanti per tutte le stagioni all’ennesima rincorsa dell’”articolo che tira” sul mercato della politica borghese. Quello che importa, a tutti costoro, Ridolini-Ferrando compreso, sono infatti i voti: che, come dovrebbe essere noto a tutti coloro che si sono formati su Il Capitale anziché sui Vangeli,  non hanno per così dire odore, nel senso che valgono indipendentemente dal livello di coscienza, dalla collocazione di classe e dalla militanza di chi li esprime.
E le “donne” mobilitatesi “per difendere i loro diritti e la loro dignità”?
Un pianto, a dir poco e giusto per voler essere benevoli con chi, con la propria pratica, con i propri comportamenti, con i propri pregiudizi e con quella “autonomia di genere” che molto ha in comune con il razzismo e con il separatismo, finge di ignorare molte cose, molte verità che sarebbe compromettente ed impegnativo (dal punto di vista delle scelte che il loro riconoscimento imporrebbe): per opportunismo, se non per implicita adesioni agli pseudo-valori della società capitalistica.
Perché “le donne” non si indignarono quando furono loro aperte le porte dell’arruolamento nella Polizia e nei Carabinieri? Quando fu loro consentito di entrare nei Vigili Urbani e nell’Esercito? Non erano le donne, perché potenziali madri, sostanzialmente, geneticamente, diverse dagli uomini, dalla loro cultura, dalle loro professioni, dalla loro ideologia, tutte ugualmente, tragicamente violente?
Che fine ha fatto lo slogan “meglio mignotte che poliziotte” che molte delle “tardone”  del 13 febbraio avranno di sicuro scandito. Quando ancora, per molte di loro, in pieno e definitivo declino, non si apriva la prospettiva di dare un senso alla propria vita solo identificandosi fino in fondo con la battaglia più arretrata e moralista che ci sia, quella cioè della difesa della “identità di genere”?
E’ stato forse sostituito, in omaggio ai “tempi che cambiano”, con il più coerente ed accettabile “mignotte no: solo poliziotte”?
Fra “le donne” del 13 marzo c’erano anche quelle fasciste, di Futuro e Libertà ad esempio.
Addirittura, in qualche caso, qualche camerata di FLI ha parlato dal palco a nome di tutte le donne. E per i diritti delle donne: quelli che il Fascismo non ha mai concesso, prova ne sia che, in Italia, le donne ottennero il diritto di voto solo dopo la caduta del Puzzone Nazionale e la sua esecuzione.
Sì, il 13 febbraio c’erano anche le “donne” fasciste: quante? Impossibile azzardare un numero, visto e considerato che non esiste ancora una fisionomica specifica che consenta di distinguerle dalle donne normali. Ma le “donne” fasciste che manifestavano contro l’uso del corpo femminile da parte del Superviagra Nazionale non sono poi le stesse che, per il semplice fatto di essere fasciste, credono nel ruolo subordinato della donna tanto nella famiglia quanto nella società? Non sono miti di queste malriuscite in orbace donna Rachele, la cornuta d’Italia di cui il Duce si vergognava quasi quanto il “compagno” Bill Clinton si vergognava della legittima consorte; e Claretta Petacci, la puttana nazionale al cui confronto Ruby Rubacuori appare come una collegiale tutta cultura e niente sesso?
Le manifestazioni del 13 febbraio erano di protesta per l’uso del corpo femminile da parte del Nano Nazionale e della sua corte dei miracoli. Bene, giusto.
Ma dov’erano, queste stesse donne, quando una sentenza della Corte Costituzionale stabilì che si possono violare i diritti umani di cittadini o di gruppi di cittadini e poi coprirli con il segreto di Stato; o quando venne affermato il principio, del tutto illiberale e fascista, che “pensare” un delitto equivale a commetterlo? o quando venne approvata l’adesione al Trattato di Lisbona, un organismo sovranazionale a cui il nostro Paese ha delegato la propria sovranità? o quando il Superviagra  prese ad essere indagato, inquisito e processato per: corruzione giudiziaria, finanziamento illecito dei partiti, falso in bilancio, corruzione, falsa testimonianza, appropriazione indebita, frode fiscale, traffico di droga, concorso in strage, concorso esterno in associazione mafiosa, abuso d’ufficio, concussione aggravata, minaccia…?
Dov’erano, le “donne”? in piazza? Parecchie di loro, sicuramente quelle fasciste o quelle traumatizzate – al pari delle orfane che ebbero la sventura di sperimentare le “cure amorevoli e materne” delle suore (guarda un po’: un’altra categoria di donne: come le sbirre, come le industrialotte, come le Ruby Rubacuori…) negli orfanotrofi – da anni di militanza nel partito-cloaca della Sinistra storica, non erano neanche presenti nei cortei che sfilarono contro la guerra imperialista in anni in cui “essere considerata una troia” non era più importante di essere considerata una nemica irriducibile della guerra…
Quella “delle donne” è l’ultimo approdo, lo accennavamo all’inizio, di una Sinistra che si avvia, per fortuna di chi crede e lotta per il cambiamento della società capitalistica, verso il proprio dissolvimento: perché, anche per i “compagni” delle donne in quanto tali si può e si deve parlare soltanto bene.
Loro sono come gli operai, gli extra-comunitari, i rom, i gay, i “poveri” in genere: i nuovi santini di un altarino  da cui sono state rimosse le immaginette di Lenin prima e di Stalin poi…
E poi dicono che è soltanto il Superviagra Nazionale a considerare le donne “meri oggetti”…

Eugenio Colombo

La rubrica ospita contributi che non sempre e non necessariamente esprimono le  posizioni del CPU e della redazione web.