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La colonna (dell') infame

“Il popolo italiano è come la tazza del water: il rifugio degli stronzi”
(Anonimo lombardo)


“E’ più facile educare un cagnolino che un bambino rom”.
“Tutte le etnie sono integrabili, tranne i rom”.
“I rom non vogliono assolutamente lavorare”.
“A noi ci odiano e pensano solamente a sfruttarci”.
“Non hanno il senso dell’igiene”.
“Fanno i bambini perché li mandano a rubare”.
“In molti casi avviano i bambini alla prostituzione minorile”

Queste alcune delle dichiarazioni rilasciate dal tricheco senza baffi Tiziana Maiolo, ex assessore comunale a Milano, ex fondatrice de Il Manifesto, ex comunista “dura e pura”, ex pasionaria della sinistra “alla Radio Popolare” e delle maestrine dalla penna rossa, all’emittente Radio24 il 9 febbraio scorso.

“Cesare Bossetti, consigliere regionale leghista eletto nel listino bloccato del presidente Formigoni, ha deciso ieri di non alzarsi durante il minuto di silenzio nell’aula del Pirellone in ricordo dei bimbi rom morti a Roma: ‘Ero concentrato a leggere. Si fanno tante polemiche per nulla, non mi pare il caso di sollevarne una ora’, ha detto a caldo il lumbard. Salvo poi, in serata, in un’intervista a Radio24, offrire nuovi ‘particolari’ alla spiegazione del gesto. I bimbi rom? ‘Non sono così importanti’. Il minuto di silenzio? ‘Facciamolo anche per gli incidenti stradali. O per tutte le persone che cadono dalle impalcature, per i muratori, per gli autisti. Non mi sono alzato perché non mi sono accorto e stavo leggendo il giornale, ma il ‘silenzio’ lo si fa per tutti o per nessuno’”.

Da Il Corriere della Sera del 9 febbraio scorso, p.23.

“Mi stupisco che, a proposito di Battisti individuo spregevole, l’infame, il vigliacco, il maestro nell’arte della menzogna e della fuga, nessuno si sia ricordato dell’altro Cesare Battisti, il patriota, l’irredentista, l’eroe. Io vorrei dare un consiglio al signor (da notare la minuscola) Battisti, e rivolgergli un invito. Se avesse una briciola di senso dell’onore dovrebbe fare una sola cosa, far cambiare il suo nome di battesimo, perché non è degno di chiamarsi come un uomo che è stato impiccato per non aver voluto tradire i suoi ideali e l’Italia”.

Lettera a firma Roberto Giordano, pubblicata su Il Manifesto di sabato 5 febbraio.
Un solo consiglio, al signor (da notare la minuscola) Giordano: si rechi all’ufficio anagrafe del suo paese, ma non per cambiare nome: per cercare il cesso, infilarsi nel water e tirare la corda. Così che tutti possano esultare all’idea di uno stronzo in meno…

“…Trent’anni di lavoro sono stati distrutti (…) per la mia amicizia con Berlusconi. Follia.  In questo Paese succede così, i processi si fanno prima di essere processati. Come con Tortora e Craxi”.

Da Leggo del 9 febbraio, p.2.
Il camerata Lele Mora, detto “la moretta della Corona”, come costume di tutti i camerati indistintamente, frigna come una delle sue vacchette da cortile quando sono in crisi di astinenza. Meglio il frignare del Duce quando venne arrestato mentre eroicamente scappava travestito da soldato tedesco.

“Niki Vendola, accanto a Madre Teresa di Calcutta…, compare come testimone della quaresima nel Sussidio liturgico-pastorale edito dai Paolini e diretto principalmente ai sacerdoti, strumento per preparare le omelie del tempo liturgico penitenziale.
Il presidente della Regione Puglia interviene nella meditazione per la prima domenica di quaresima con una lettera idealmente indirizzata al defunto don Tonino Bello.
‘Oggi vincono e convincono quelli che non hanno tempo per occuparsi di vittime, di poveri, di esuberi, di quelle ‘pietre di scarto’ che nel Vangelo saranno ‘pietre angolari’ dell’edificio della salvezza – si legge nella meditazione per la prima domenica di quaresima – quelli che girano lo sguardo dall’altra parte, quelli che fingono di non vedere l’orrore, quelli che sono gli eroi di cartapesta del nostro immaginario e della nostra etica pubblica. Oggi gli afflitti vengono ulteriormente afflitti e i consolati ulteriormente consolati’.
Il governatore della Puglia riflette anche sulla Chiesa che ‘spesso pare più vocata all’autodifesa che non all’annuncio’. ‘Ti ho scritto questa lettera in tono apocalittico – conclude – perché tu mi hai insegnato che bisogna denunciare il male non per stimolare cinismo e rassegnazione, ma per allenare la coscienza alla ricerca del bene, del giusto, del bello”.

Da Il Nuovo Quotidiano di Puglia del 31 gennaio.
Che la peste del kattokomunismo non si limitasse ad infestare le lande piciste, era noto.
Non altrettanto noto – e, a maggior ragione, non altrettanto scontato – era che si fosse estesa anche ai piccoli borghi della sedicente “sinistra antagonista”. O forse no? Forse era già sufficientemente risaputo. In fin dei conti, don Daniele Farina, parroco dell’oratorio del Leoncavallo, di chi poteva essere il “servo (di dio)”, se non di Sua Eminenza il vescovo in pectore Niki Vendola?!
E questo sarebbe “il Nuovo” che, per fortuna, anzi per grazia di dio, stenta ad emergere…?!

P.R.