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Siamo tutti giudei?

I lettori de IL BUIO sono già a conoscenza dei fondi che il Governo del Superviagra, il Chiappeflaccide dei bunga-bunga di Arcore, ha destinato, nei giorni scorsi, alla traduzione del Talmud, il libro sacro per eccellenza del giudaismo. Fondi sottratti a spese ben più importanti, utili e vitali per il nostro sfortunato Paese: e  non alludiamo al compenso ed ai regali per le minorenni disposti a farsi palpeggiare la parte più importante del loro corpo, stante l’inesistenza totale di cervello, dal Porcello Nazionale.
La notizia, puntualmente (e comprensibilmente) ignorata dai media nazionali e non, è che giovedì 27 gennaio, presso la Sinagoga della comunità ebraica romana, in occasione della celebrazione della “giornata della memoria”, è stata firmata dal sindaco di Roma, il nazifascista Alemanno, cognato dello stragista Pino Rauti, un agente della CIA leader e fondatore di Ordine Nuovo, la delibera con la quale il primo (?) cittadino della capitale impegna i cittadini romani a… versare una tassa per raccogliere i 17 milioni di euro necessari per la costruzione in tempi brevi del Museo della Shoah!
Il progetto del museo è stato peraltro affidato, per “chiamata diretta”, senza cioè gara di appalto pubblico, a (guarda un po’ la coincidenza!) Luca Zevi, figlio della defunta Tullia Zevi, “storica” presidente della comunità ebraica.
Il luogo dove sarà realizzato il museo è la famosa Villa Torlonia, una delle ultime aree di verde pubblico sopravvissuta all’indole rapace dei palazzinari. L’area è caratterizzata dalla presenza di numerose varietà di piante e di costruzioni di alto valore storico e architettonico: per questo, essa è sottoposta a numerosi vincoli di tutela non solo urbanistica e storica, ma anche ambientale ed archeologica.
Per realizzare i cinque piani del palazzo che ospiterà il museo occorreranno ventimila metri cubi di cemento e la privatizzazione di oltre tremila metri quadrati di parco.
La decisione del sindaco nazi-fascista di Roma vien dopo quella dell’assessore Fabio de Lillo, che, qualche settimana fa, ha donato alla comunità ebraica romana la prestigiosa (e di pubblica proprietà!) Villa Leopardi, sulla via Nomentana. Dopo un’onerosa (per le tasche dei cittadini della capitale) opera di ristrutturazione e di riqualificazione.
Villa Leopardi diventerà un asilo infantile privato ad uso esclusivo della comunità ebraica della zona.
Fin qui la cronaca, riportata solo da una tv locale.
I commenti? Li lasciamo ai lettori, e non solo a quelli che risiedono nella Capitale o ai cattolici cui toccherà presto o tardi finanziare un’altra religione venendo meno al comandamento “non avrai dei stranieri al mio cospetto” (Esodo, 20-3)…

Luca Ariano