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Scemi in comune

Il moralista è uno che deve dimostrare innanzitutto di essere innocente.
George Orwell

Brignano Gera d’Adda è un comune in provincia di Bergamo (e in quale provincia mai poteva essere?!).
Qui è stato stabilito, dalle Autorità locali, naturalmente leghiste, che gli aiuti ai disoccupati non vanno concessi agli stranieri.
A Romano d’Ezzelino, un comune in provincia di Vicenza (e in quale provincia mai poteva essere?!), il primo-cittadino ha escluso i bambini extra-comunitari dai bonus-scuola, mentre due anni fa ha consegnato i pacchi della Croce Rossa solo ai residenti di “pura razza padana”.
Adro, nel bresciano (ed un altro paese del milanese retto, come i predenti, dal partito dell’Handicappato Nazionale) punisce invece i figli delle famiglie straniere morose sulla retta della mensa scolastica: non paghi? allora non mangi!
Niente pic-nic nei parchi a Brescia (per l’esattezza, “divieto di sistemarsi in luogo pubblico in modo provvisorio, disordinato e scomposto”); men che meno giocare a palla o a cricket, una specialità sportiva tradizionalmente e tipicamente inglese in cui i bresciani, noti “cittadini del mondo” per la loro cultura, per la loro apertura mentale e, soprattutto, per la loro intelligenza eccellono da sempre.
Proseguendo nell’elenco delle scemenze di stampo leghista promosse da chiacchere da bar a delibere comunali dal voto del popolino-bue che in gran parte conserva ancora, sul comodino di casa, le immaginette di papa Giovanni e di padre Pio insieme con quelle di Togliatti e di Berlinguer, si scopre come la tutela del patrimonio artistico passi anche attraverso i cento euro di multa alla signora immigrata che si era seduta a riposare ai piedi del monumento La Bella Italia.
Mentre vengono tolte le panchine abitualmente utilizzate dagli extra-comunitari di Monfalcone, si apre la “guerra allo sputo”, “comportamento comune fra i bengalesi” come ci si preoccupa di specificare nell’ordinanza che colpevolmente dimentica le “tipiche scoregge della popolazione locale”, e non solo di quella.
Ad Azzano Decimo, comune friulano al pari del precedente, ha fortunatamente incontrato ostacoli la proposta del sindaco di permettere la vendita di cous-cous, kebab e pollo al curry “soltanto se accompagnati a polenta e brova da emusetto”, una specialità locale di cui, ce ne dispiace per i nostri lettori,  non sappiamo altro.
Fronte-casa: a Cernobbio, sul lago di Como, ai futuri sposi con rito civile la signora-sindaco impone “ispezioni dei vigili nelle abitazioni, che dovranno accertare la pulizia di muri e pavimenti e il perfetto funzionamento di docce, bagni e caldaie”.
Dite che non si nota il rapporto con le abituali decisioni razziste e xenofobe delle giunte comunali rette da rappresentanti del partito dei minorati mentali per eccellenza?
Lo troverete senz’altro nelle delibere di chi obbliga gli amministratori condominiali a… relazioni sulle “presenze abitative di stranieri nei palazzi”!
Sulle questione-cittadinanza, la fantasia degli adoratori di intelligenze del calibro di Borghezio e di Calderoli, senza nulla togliere a quella di  Castelli o di Salvini, ha modo di manifestare tutte le proprie potenzialità (che sono veramente smisurate!).
Il sindaco di Teolo, un villaggio della provincia di Padova, ha nominato una commissione per verificare la buona conoscenza della lingua italiana da parte dei nuovi residenti.
A San Martino dell’Argine, una “piccola metropoli” del mantovano con ben 1800 abitanti e la più piccola percentuale di immigrati dell’intera provincia, sono stati affissi manifesti in cui i cittadini vengono invitati a “comunicare con tempestività” la presenza di immigrati clandestini.
A Gerenzano, in provincia di Varese (e in quale provincia poteva mai essere?!), è stato istituito un numero verde a cui segnalare “presenze sospette”, mentre a Ospitaletto (Brescia) chi chiede la residenza deve esibire la fedina penale.
La fedina penale, non il certificato di “sanità mentale”: quello, agli amministratori dei comuni fin qui elencati (e scelti in una rassegna ben più “pittoresca” e numerosa), è inutile chiederlo…

Eugenio Colombo