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Evidenze storiche

La frottola che la Russia avrebbe iniziato una guerra d’aggressione in Ucraina è palese anche solo conoscendo per sommi capi gli eventi che hanno percorso l’Europa negli ultimi trent’anni. Se l’appiglio per i “democratici” rimane la rottura di un presunto diritto internazionale non staremo nemmeno a perdere tempo ricordando quale sia la natura di classe della legge e come questo, leggi i rapporti di forza vigenti, regoli tutti i rapporti sia interni che internazionali con un’infinità di episodi che lo confermano puntualmente.
Esponiamo alcuni fatti incontrovertibili che si incaricano di dimostrare la preparazione al tentativo di assedio a quello che gli yankees hanno sempre considerato uno dei nemici principali. All’avversario, in particolare, che è stato ritenuto (più a torto che a ragione, forse…) il più vulnerabile. Stante – sia detto per chiarezza – che l’ideologia sviluppata a seguito del crollo dell’Unione Sovietica non rappresenta altro che l’esigenza intrinseca dell’imperialismo di conquistare in maniera esponenziale il dominio economico, militare ed ideologico sull’intero pianeta.
Gli episodi che ricordiamo non sono a beneficio di quelli che cascano continuamente dal pero (e che continueranno a picchiare la testa all’infinito), baloccandosi in discorsi fumosi su una presunta morale ed un altrettanto presunto e (per loro) giusto diritto internazionale.
Sono fatti, almeno alcuni dei principali, che raccontano di una tendenza in atto da tre decenni.
a) Nel 1999 col pretesto umanitario si attua il bombardamento della Serbia. Il risultato concreto e più rilevante per gli yankees è la costruzione della più grande base militare della zona balcanica (la base KFOR di Camp Bondsteel) con cui iniziano ad impostare un processo di trasformazione negli equilibri regionali tramite l’annullamento delle sovranità nazionali (tranne la Serbia, ogni paese di nuova costituzione della disciolta Jugoslavia e limitrofi finirà per chiedere l’adesione alla Nato). Lo stesso Kosovo a sua volta ha chiesto di entrare nella Nato.
b) All’inizio del 2009 sia l’Albania che la Croazia hanno completato il processo d’adesione alla Nato. Nel 2017 è toccato al Montenegro e sono in corso le trattative per l’ingresso di Bosnia-Erzegovina e, appunto, Kosovo. Non ricordiamo, per mere questioni di spazio, il resto degli stati dell’Europa orientale che sono entrati dopo la caduta del muro di Berlino. Una cartina attuale del dispiegamento Nato ne può rendere precisamente conto.
c) Già nel 2014 gli yankees premettero per l’integrazione di Svezia a Finlandia nella Nato sostenendo la necessità di un potenziamento del lato est dell’Alleanza. Quella che oggi sembra una novità dovuta alla guerra in Ucraina in realtà è un progetto in campo da diverso tempo. Questo perché, da un punto di vista militare, l’annessione dei due stati nordeuropei avrebbe completato l’accerchiamento che prevedeva la possibilità di un attacco navale e aereo dal golfo di Finlandia insieme a quello terrestre dal confine ucraino.
d)  La Russia non ha alcuna possibilità di condurre azioni offensive fino ai Balcani ma, al contrario, l’allargamento della Nato (insieme a quello camuffato, seppur non ufficiale, in Ucraina) nell’Europa orientale ha contribuito a fornire all’Alleanza atlantica una potenziale base di partenza per l’assalto al nemico storico tramite, come detto, l’accerchiamento e la creazione di un ampio retroterra operativo. In sostanza, la predisposizione ad un piano OFFENSIVO che è in atto da qualche decennio.

Gli investimenti sia economici, sostenendo e dirigendo presunte rivoluzioni arancioni utili a questa strategia, sia militari, con forniture palesi e sotterranee di armamenti, sono lì a dimostrare che lo sviluppo di questa dottrina è in atto perché esso rappresenta una necessità improrogabile di un imperialismo in declino inarrestabile.

Red47