Canale Video


Calendario

Luglio 2022
L M M G V S D
« Giu    
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
25262728293031

Archivio Articoli

Dal Web a Il Buio

Il fatto che (momentaneamente?) si parli poco di Coronavirus non significa che l’argomento vada riposto in un angolo della memoria.
Per almeno due buoni motivi: il primo è che, comunque finisca, questa vicenda ha definitivamente aperto una voragine nella propaganda (travestita da informazione) che subiamo tutti i giorni. Con la guerra ormai si vede nitidamente.
Il secondo è che l’argomento si presta a futuri ed ulteriori coinvolgimenti del popolino-bue fosse solo per “rimetterlo in riga”. Da questo punto di vista la religione ha sempre giocato un ruolo prioritario. E proprio su questo verte il contributo che pubblichiamo e che rimane attuale seppur datato.
La scelta della foto è nostra.

La Red/Azione

Pandemia, quel che resta della teologia

di Michele Martelli

Che cosa resta della teologia e della religione ai tempi del Coronavirus? Nella storia umana pre-moderna, quasi ovunque e quasi sempre culturalmente a dominanza religiosa, epidemie, terremoti, maremoti ecc., ossia il «male» che ci proviene dall’esterno, sono stati sempre interpretati come «flagello divino», «castigo di Dio per i nostri peccati». Oggi, nel mondo secolarizzato, deposte le vecchie superstizioni religiose, prevale nettamente il metodo della ricerca e spiegazione scientifica dei fenomeni naturali, fatto di ipotesi fisico-matematiche, dimostrazioni razionali e verifiche sperimentali. Per dirla con Galilei, il padre della scienza moderna, la religione ai credenti «insegna come si vadia al cielo, e non come vadia il cielo». Il metodo scientifico oggi ha fatto breccia anche nelle menti più avvedute delle odierne gerarchie religiose, che hanno in genere abbandonato l’idea che il «male naturale» sia una «punizione divina».
Idea che si confuta da sé e per almeno due motivi (noti da tempo alla filosofia critica, da Epicuro a Kant), che rendono contraddittorio e fallimentare ogni tentativo di teodicea, ossia di giustificazione di Dio di fronte al male. Infatti: a) non si capisce perché Dio punisce con virus e flagelli naturali allo stesso modo buoni e cattivi, innocenti e colpevoli: se lo facesse, sarebbe un Dio assurdo, irrazionale, ingiustificabile; b) se Dio esiste ed è buono, non si capisce d’onde deriva il male; se si dice che deriva da Satana, l’obiezione è che anche Satana deriva da Dio, è sua creatura. In ambedue i casi, l’ipotesi/Dio è inutile, superflua, nulla spiega, dunque logico eliminarla (rasoio d’Occam). Lo stesso teologo protestante Dietrich Bonhoeffer, fucilato dai nazisti, diceva che un «Dio tappabuchi», che tutto spiega e nulla spiega, è un ente di cui si può fare a meno.
Eppure, ancora oggi, in relazione al Coronavirus, fa capolino la vecchia superstizione teologico-religiosa del «Dio castigatore», talvolta usata strumentalmente e surrettiziamente anche a fini politici. Basta un piccolo estemporaneo excursus sulla stampa e sul web per accertarsene. Spulciando qui e là, che riguardi l’islam o il cristianesimo, ti trovi con sorpresa di fronte alle stesse pseudo-argomentazioni. In vero, le autorità religiose islamiche, al pari di quelle cattoliche e protestanti, perlopiù ovunque si adeguano ai decreti governativi e ai responsi di scienziati e specialisti. Ne sono prova chiese e moschee chiuse, le preghiere collettive e i pellegrinaggi religiosi sospesi, l’immagine quasi spettrale della Mecca, prima giornalmente affollata di migliaia di fedeli, o di Piazza S. Pietro desertificata all’ora dell’Angelus papale.
Perciò non puoi non stupirti quando, curiosando sul web, ti imbatti (non cito le fonti, tutte facilmente reperibili online) in dichiarazioni, azioni, pregiudizi e superstizioni religiose, che sembrano riemergere dalle nebbie del passato. L’Isis, cioè il Califfato islamico terroristico, o quel che ne resta, ha festeggiato sui suoi media il Covid-19, definendolo «soldato di Allah», inviato dall’alto per «la punizione degli infedeli», a cominciare dalla Cina atea e materialista, per finire all’Europa, «terra di miscredenti». Stessa sgradevole solfa nella pagina fb titolata «Siamo fieri di essere musulmani», dove tra l’altro si legge: «In effetti è vero, è una punizione di Allah: il virus è originario del serpente, animale associato al demonio. Perciò è collegato ad Allah».
E il pipistrello, da cui il serpente è stato infettato, a chi e che cosa è collegato? A un altro anti/Dio demoniaco, brutto, cieco e alato, altrettanto immaginario quanto Dio? Ma poi, gli estremisti islamici fanno un cattivo servizio anche al loro Dio, dato che il virus, cocciuto e inarrestabile, mostra di non voler e saper distinguere né gli infedeli dai musulmani, né gli sciiti dai sunniti o dai wahabiti, tutti oramai, fedeli o infedeli, ugualmente contagiati o contagiabili. A che serve allora pregarlo, nella speranza di ottenere l’immunità dal virus, come hanno fatto migliaia di musulmani del territorio di Raipur, in Bangladesh, uniti per recitare «i versetti terapeutici del Corano», ma con l’unico effetto certo di diffondere il contagio? Quando la superstizione ignora la scienza!
Se passiamo ai gruppi estremistici cristiani, le cose non cambiano molto. Il sacerdote sardo don Gianni Sini, esorcista ufficiale diocesano e parroco di Olbia, ha detto: «Qui c’è lo zampino del diavolo, sta godendo per questa pandemia»; «mai nella storia nessuno, neanche il più potente uomo della Terra, era riuscito a far chiudere le chiese nel mondo». Ci poteva riuscire solo un ente più potente dell’uomo più potente, cioè il demonio, «princeps huius mundi». I contagiati dunque preda non del Covid-19, ma del demonio, di cui il virus sarebbe lo strumento? E che dovremmo fare, sostituire la virologia con la demonologia, per liberarci dal contagio? Suvvia, don Gianni!
Altra notizia: De Luca blinda quattro comuni del salernitano contagiati dai raduni di fedeli neocatecumenali in preghiera per proteggersi dal virus: durante la comunione, avrebbero bevuto il vino tutti dallo stesso sacro calice, come da liturgia. Ma non è irrazionale e contraddittorio che un oggetto sacro, che dovrebbe difenderci dal virus, ne diventi invece un pericoloso tramite di diffusione (fra i partecipanti ai raduni, riscontrati 17 positivi, uno deceduto il 10 marzo)? Che ne dice «l’eletto di Dio» Kiko Argüello, il mi(s)tico fondatore del «Cammino neocatecumenale» (250 mila adepti in Italia, circa un milione nel mondo), nonché indefesso organizzatore di infuocati reazionari Family Day? Certo è che, nell’emergenza virus, il fideismo religioso non paga.
Per non dire di padre Livio, l’ineffabile speaker di Radio Maria, che ci ha ancora una volta ammoniti sull’Apocalisse prossima ventura, di cui l’attuale diffusione mondiale del Coronavirus, sicuramente opera di Satana, è forse l’ultimo preannuncio o campanello d’allarme. Lui lo sa per certo, perché, dice, gliel’ha detto la Madonna! Non si capisce perché la Madonna, che, secondo il dogma cattolico, è la Madre di tutti, dovrebbe privilegiare solo uno (solo uno anche tra i preti), invece di informare tutti noi! Ultima notizia è la «preghiera contro l’epidemia» postata sui social dal gruppo degli «amici di Medjugorje Varese», usi a riunirsi in preghiera da 20 anni ogni venerdì sera. Come dire: ognuno ha le sue ricette miracolose e la sua Madonna di riferimento!
Non metterebbe conto fermarsi su queste bruniane «minuzzarie», se non fosse che persino papa Francesco ha ripreso il tema dell’intervento divino, rilasciando un’intervista al «Corriere della sera» (in data 18-03-20) in cui ha dichiarato: «Ho chiesto al Signore: ferma l’epidemia con la tua mano», dichiarazione da collegare alla precedente solitaria camminata/pellegrinaggio di tre giorni prima, verso la Basilica di Santa Maria Maggiore, dove si venera la Vergine, Salus populi Romani, e da qui poi alla Chiesa di San Marcello al Corso, per invocare «la fine della pandemia» davanti al «Crocifisso miracoloso» (secondo la pia leggenda salvò dalla Grande Peste i romani nel 1522).
Ora che la preghiera, in privato o in chiesa, sia consolatoria e purificatrice per chi prega, penso che sia difficile metterlo in dubbio. E comunque è affare di chi prega. Ma che si scelga di usare il simbolismo miracoloso dell’intervento divino, del «Crocifisso», o del Signore («Ferma la pandemia con la tua mano [sic!])», avviluppandosi così nelle assurde insolubili contraddizioni della vecchia teodicea, mi sembra francamente poco consono all’immagine di un papa che vuol apparire ed essere all’altezza dei tempi, moderno, riformatore e anche ecologista, e che, pregando anche per gli operatori sanitari, riconosce implicitamente che la salvezza dal virus è affidata, più che ad un presunto intervento divino, alle tecniche e procedure delle scienze naturali e bio-mediche.

(27 marzo 2020)