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Il Contrap(Punto): resistere a cosa?

Ribadiamolo finché sarà possibile. La posta in palio nello scontro in corso in Ucraina rappresenta un punto di non ritorno.
Al contrario di quanto vomita la propaganda su ‘presunte “libertà” da conquistare in Ucraina contro una altrettanto presunta tirannia, la reale possibilità di un’ulteriore aggravamento della crisi dell’imperialismo che possa aprire a soluzioni alternative al dominio statunitense risiede nell’opposizione della Russia all’espansione della Nato.
La supremazia occidentale infatti, in caso di vittoria in Ucraina, si ritroverebbe in una posizione ancor più prevalente nel confronto dei non allineati.
Chi rivendica la pace come principio (dai soliti piagnoni cattolici capeggiati da Francesco ai paci-finti de sinistra che non a caso lo prendono come esempio) propone una posizione che trascura un argomento fondamentale: la pace non è una questione astratta. Nella realtà è anch’essa il frutto dei rapporti di forza sul campo e, dunque, viene dettata dai vincitori.
Se la resistenza all’espansione della Nato è un punto focale, il rifiuto di inviare armi e tutte le azioni rivolte a questo obiettivo sono legittime: servirebbe a bloccare la testa di ponte dell’imperialismo statunitense nell’attacco al resto del mondo.
Bisogna essere chiari: l’aggredito (prima e dopo il 24 febbraio 2022) è la Russia. Perché l’aggressione politico-economico-militare alla Russia è nei fatti di questi ultimi decenni e la risposta russa è la conseguenza di quegli avvenimenti.
Bisogna essere chiari: la “resistenza” ucraina è legittima, cioè giustificata, solo dal punto di vista dell’Occidente perché rappresenta uno strumento utile per indebolire definitivamente (o perfino annullare se fosse possibile) uno dei nemici principali del dominio attuale.
Bisogna, infine, essere chiari: l’unico modo che un movimento politico degno di tal nome ha per opporsi a questa guerra imperialista è quello di lottare per l’uscita dalla Nato con tutto ciò che ne consegue, cioè per creare una spaccatura interna nel fronte occidentale.
Se sorgerà un movimento di questo tipo sappia che sarà solo, quindi non perda tempo in fantasie dannose: né il proletariato “educato” da decenni di opportunismo politico, né i parolai che ne sono, o mirano ad essere, i degni rappresentanti muoveranno un dito nella giusta direzione. Anzi probabilmente, come è già successo in passato, spingeranno verso quella opposta.

Renato Battaglia
dalla giungla metropolitana

La rubrica ospita contributi che non sempre e non necessariamente esprimono le posizioni della redazione web