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Perchè NO

Non è una novità: le ricorrenze sono utilizzate ed interpretate a seconda dei momenti storici in cui si svolgono.
Il 25 aprile, in  particolare, per la propria natura interclassista si è spesso prestato a diverse ambiguità.
Di sicuro, e questo è un dato storico, non ha mai voluto rappresentare ufficialmente quella parte di partigiani che prima combatterono contro i fascisti e poi furono prontamente “silenziati” dai nuovi vincitori perché volevano continuare a lottare per una società più giusta.
Il buongusto, prima ancora della correttezza politica, però non appartiene da tempo agli organizzatori della manifestazioni del 25 aprile che cavalcano senza sosta l’ondata reazionaria.
Non ci siamo mai meravigliati, dunque, che la giornata della liberazione dal nazifascismo fosse usata in maniera strumentale da gente che non ha nulla a che spartire con quella data. Per fare solo un esempio recente l’apparizione degli sventolatori di bandiere israeliane accolti e difesi dagli organizzatori prima che dalla polizia e dai servizi segreti sionisti.
Dimostrando, alla luce dei fatti, che avevano ragione quei partigiani di cui parlavamo prima: il lavoro è rimasto incompiuto.
L’errore, forse, è a monte. E ci assumiamo una precisa responsabilità: quella di non essere arrivati alla più ovvia delle conclusioni.
In ogni manifestazione concreta i rapporti di forza esistenti determinano in maniera preponderante gli avvenimenti che accadono.
La manifestazione del 25 aprile, alla luce del presente di questo paese, rappresenta oramai da tempo il raduno della peggior feccia nazionale; a partire dai nuovi fascisti del PD e dai suoi sodali di ogni latitudine che chiamano in piazza una stragrande maggioranza di partecipanti convintamente servi dell’imperialismo statunitense.
Aldilà degli slogan scritti (male) e delle parole vuote.
Viste queste premesse ci risulta naturale NON partecipare alle iniziative di celebrazione della Liberazione che, quest’anno più che mai vista la questione Ucraina, vorrà tributare l’adesione incondizionata alla NATO da parte della sinistra imperialista.
Ricorderemo, tra noi, tutti i compagni partigiani che ci hanno provato. E ricorderemo quelli che hanno tentato di continuare la medesima opera nei decenni successivi. E, forse, avremmo sempre dovuto farlo.
Per adesso sono (siamo) stati sconfitti: la situazione attuale lo certifica innegabilmente. Altrettanto, però, dimostra quali siano le condizioni REALI create dal nemico di classe che si auto-celebra: guerra, fame, sfruttamento ed ingiustizia.

La Red/Azione