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Nato in libertà

Nel 1948 gli Stati Uniti vararono il celebre Piano Marshall (dal nome del suo ideatore, in realtà European Recovery Program), un programma di aiuti economici che si poneva il compito ufficiale di finanziare la parte occidentale dell’Europa per uscire dalla devastazione della Seconda guerra mondiale.
Pochi rammentano che una delle condizioni degli aiuti fu l’istituzione del Organization for European Economic che subordinava gli aiuti all’imposizione di un processo di trasformazione strutturale dell’economia  europea che assecondasse gli interessi statunitensi.
Inoltre gli effetti politici del Piano Marshall furono strategici per i nuovi dominatori. Contribuirono a ridurre l’influenza sulla masse dei Partiti Comunisti occidentali e, soprattutto, “favorirono” la decisione da parte delle dirigenze europee di entrare nella nuova Alleanza militare (solo nominalmente difensiva) della Nato. Ricordiamo agli smemorati che il patto di Varsavia, la risposta a questa alleanza, sorgerà solo nel 1955.
In Italia, in particolare, il dibattito sull’adesione alla Nato, seppur tesissimo, rimase chiuso nelle aule parlamentari dove si svolse in due (!) giorni.
Una scelta di così ampio respiro, un tema di rilevanza strategica per il paese che avrebbe influenzato le generazioni future (questo era chiaro a tutte le posizioni in campo, favorevoli e contrari) non coinvolse l’opinione pubblica, nemmeno nelle forme potenzialmente previste dai dettami costituzionali.
E così avvenne, sostanzialmente, in ogni Stato che aderì alla Nato. Dove governi già condizionati da Washington imposero la partecipazione.
Oggi, a più di settant’anni di distanza, si odono stravaganti teorie dettate dalla malafede, dall’ignoranza o, come più probabile, dall’intesa combinata di entrambe.
Analisi preconfezionate ripetute ossessivamente a cui far adattare i fatti, nel meccanismo tipico di chi conduce propaganda e non informazione.
Una delle più bizzarre speculazioni afferma che la Nato negli ultimi decenni non si sarebbe espansa, ma che i popoli la sceglierebbero per desiderio di libertà.
Cosa c’entra la Nato con la libertà?
La Nato a partire dalla propria fondazione si è configurata come un’alleanza militare diretta da un unico paese, gli Stati Uniti d’America, che elabora le tattiche ed occupa con basi militari gli Stati che vi aderiscono esclusivamente in base ai propri interessi strategici.
Nella Nato è facile entrare: basta che gli USA diano il proprio assenso alla domanda d’ingresso.
Nel caso dell’Ucraina (ultima di una lunga serie di paesi, soprattutto nell’est Europa) l’hanno fatto in una maniera più spudorata: prima hanno instaurato una classe dirigente artificiale tramite miliardi di finanziamenti (pubblicamente ammessi) ed un colpo di stato riuscito per metà e poi quella stessa classe dirigente plasmata dai dettami yankee ha “liberamente” chiesto di entrare nella Nato.
Quale autonomia (e libertà) sarà mai possibile essendo occupati militarmente da un altro Stato?
La risposta è semplice, nonostante tutti gli sforzi propagandistici dei servi. Vale per l’Ucraina, vale per l’Italia.

Red35