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Venite avanti cretini

Rubrica periodica oggi a cura del Partito dei Cretini

Oggi la nostra Rubrica è coniugata al plurale.
Perché, oggi, i Cretini da essa ospitati sono più d’uno. A dimostrazione che la madre di Fassino e di Gasparri, solo per citare due casi esemplari, in tempi non lontani si diede parecchio da fare.
Il primo Cretino è un Cretino Super: perché, come capita a tutti i divi presuntuosi la cui fama ed i cui meriti sono stati artificiosamente costruiti dal mass-media, non è mai stato sfiorato dal dubbio di esserlo.
Alludiamo a tale Roberto Saviano. Che, con la complicità del fogliaccio ufficioso del Partito Democratico (cristiano), La Repubblica, una testata apertamente filosionista, al pari dello stesso Saviano e del suo compare Travaglio, due “falsi sinistri” per le loro posizioni anti-berlusconiane esperti in uso e manipolazione dei rapporti dei servizi segreti e dei verbali della polizia, ha indirizzato una Lettera ai ragazzi del movimento che coniuga stupidità, ripetizione (tanto per cambiare!) delle falsità delle forze dell’ordine (?) e difesa incondizionata del governo e del perbenismo da bottegai che anima i suoi rappresentanti e sostenitori.
Qualche saggio:
Ogni gesto violento è stato un voto di fiducia in più dato al governo Berlusconi, i caschi, le mazze, i veicoli bruciati, le sciarpe a coprire i volti: tutto questo non appartiene a chi sta cercando in ogni modo di mostrare un’altra Italia
E ancora, in un crescendo di conservatorismo ributtante per ipocrisia e falsità: “I passamontagna, i sampietrini, le vetrine che vanno in frantumi, sono le solite vecchie reazioni insopportabili, che nulla hanno a che vedere con la molteplicità dei movimenti che sfilavano a Roma e in tutta Italia martedì”.
Per la verità, il “compagno” Saviano non è stato l’unico a mostrare, sotto la maschera dell’”uomo di sinistra perché antiberlusconiano”, il volto vero: quello dell’incompetente che pontifica su problemi che non conosce e non comprende e del reazionario che, forte della fama di intellettuale che pure non merita e non ha meritato, approfitta dell’ambiguità della propria figura e del proprio ruolo per difendere le istituzioni borghesi ed il loro operato criminale.
Accanto alla sua, si sono infatti levate altre voci.
Quella “alla Amanda Lear”di Anna Finocchiaro, ad esempio.
La Finocchiaro, questa sorta di incrocio fra un camionista napoletano ed una casalinga lombarda, non ha esitato a chiedere al Ministro Maroni “chi manda, chi paga e che vogliono” quelli che “erano evidentemente degli infiltrati nelle manifestazioni”. “Voglio sapere da Maroni se c’è qualcuno che ha mandato o pagato i criminali che hanno devastato Roma”, ha aggiunto questa gallina con ambizioni da gallo qualche giorno dopo gli scontri.
In questa lotta di idioti al limite del ricovero in clinica psichiatrica, si è segnalata la “perla” di un deputato del Partito Democratico (cristiano), tale Gasbarra. Secondo il quale “per garantire libertà di protesta nella serenità sociale” si può tranquillamente “sostituire la piazza mediatica con la piazza reale”. E cioè: “garantire il sacro diritto di protesta nei tgRAI con uno spazio ‘libero’ di dieci minuti in prima serata, avendo in cambio la rinuncia alle manifestazioni”. E, si suppone, ai manganelli, ai colpi d’arma da fuoco, ai lacrimogeni, alle cariche, ecc. tramite l’uso del solo telecomando…
Ad un idiota simile, non a caso targato-PD, sarebbe il caso di consegnare un premio particolare, dello stesso genere di quello che meriterebbe il sindaco di Roma Alemanno, uno che, quando militava nel gruppo neonazista strumento dei servizi segreti dell’attuale suocero, scendeva in piazza per lanciare molotov, sicuramente con lo schifo e con la riluttanza che gli derivavano dalla necessità di far uso di uno strumento inventato dagli odiati bolscevichi.
E a Cicchetto (non è un errore di ortografia!), il piduista Cicchetto che interpreta come un “segnale di impunità” la scarcerazione dei dimostranti arrestati no?
E a Gasparri, questo scherzo della natura che riesce ad alzare il dito nel famoso gesto “alla Bossi” solo perché se l’è segnato prima con il pennarello colorato e che parla (“parla”, si fa per dire”) di “atto irresponsabile”, a Gasparri – uno che, a detta dei suoi camerati, di fronte ai compagni scappava con una velocità superiore a quella della luce – no?
E al “compagno” Diliberto, uno che, quando reggeva il Ministero borghese della Giustizia borghese, si è segnalato, non come emulo del Mito di riferimento, Palmiro Togliatti, per un’amnistia ai fascisti, bensì per l’istituzione del  GOM, cioè del gruppo di picchiatori esperti in pestaggi che hanno trasformato le galere “democratiche” in altrettanti luoghi di tortura – il “compagno” Diliberto no?
Beh, forse lui no. Ma solo perché, di uno così, si può dire tutto fuorché che esista.
E del Nulla, com’è noto, è impossibile dire qualcosa.
Anche soltanto incrociare le mani e soffiarci dentro forte…