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Il sistema capitalista uccide. Bisogna cambiarlo.

Riceviamo e pubblichiamo

L’Italia è il paese delle stragi, dei disastri industriali e ambientali tuttora impuniti.
Con l’improcedibilità dei processi e la prescrizione per i responsabili dei delitti e delle stragi di Stato (morti sul lavoro e di malattie professionali, stragi ambientali e distruzione della natura), la legge Cartabia concede l’impunità e la licenza di uccidere agli assassini.
Per le vittime e le loro associazioni, i morti per disastri industriali e ambientali non sono mai “morti bianche”, “fatalità”, “incidenti”, “calamità naturali” o “incuria”, ma la conseguenza diretta di interessi privati e di aziende che non rispettano le misure di sicurezza, la salute degli esseri umani e la salvaguardia della natura e che per realizzare il massimo profitto mandano consapevolmente a morte decine di migliaia di persone ogni anno, inquinando il pianeta.
Noi da decenni ci battiamo, nei luoghi di lavoro, nelle piazze, con manifestazioni davanti ai palazzi del potere economico e politico (Confindustria, parlamento, Inail ecc) e nei tribunali per ottenere verità e giustizia e punizioni severe per i responsabili affinché servano da monito per impedire in futuro altri omicidi, invalidi e feriti a causa di stragi dovute alla ricerca del massimo profitto, dalla logica del business, dall’avidità che trasforma le imprese in attività criminali.
Ogni volta abbiamo cercato giustizia ma abbiamo trovato la legge del padrone che assolve gli assassini e condanna le vittime a pagare anche le spese processuali.
Troppe volte abbiamo cercato giustizia nei tribunali trovando invece un sistema giudiziario che usa la legge per colpevolizzare le vittime e per concedere l’impunità ai responsabili di crimini contro l’umanità.
Quando l’ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa un dovere: la nostra lotta nei luoghi di lavoro, nei territori e nelle aule di tribunale si pone l’obbiettivo della ricerca della verità sulle cause di disastri, malattie e morti di lavoro ovunque essi avvengano. Non accettiamo che la vita delle persone (a loro insaputa), la distruzione dell’ambiente e della natura possa essere messe a rischio per motivi economici. Ci verrebbero leggi, norme e comportamenti che tutelino le vittime e non i colpevoli. Non possiamo accettare che questa società consideri “normale” morire su lavoro, per disastri ambientali, per il crollo di ponti e case o per l’avvelenamento dei territori.
Un paese civile è quello che tutela la salute e la vita dei suoi cittadini e considera un crimine, lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e della natura, non un sistema che legittima lo sfruttamento.
La salute e la vita di ogni persona non hanno prezzo, valgono più di ogni profitto. Questo sistema uccide.
Solo lottando per una società in cui si produca per soddisfare i bisogni degli esseri umani, dove lo sfruttamento dei lavoratori e della natura sia considerato un crimine contro l’umanità, si può marciare verso la civiltà.

Michele Michelino, Centro di Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli”